Per saperne di più – Satoshi Kon, l’arte del sogno (animato)

In by Simone

“Della morte non si può dire altro che è un peccato”. Con queste parole Satoshi Kon, deceduto nell’agosto 2010 ad appena 46 anni, affidava alla Rete i suoi pensieri, pochi giorni prima della morte. Da qualche mese, a causa del cancro, aveva lasciato i lavori del suo ultimo lungometraggio Yumemiru kikai (La macchina dei sogni, ndt), rimasto incompiuto.
Kon è stato uno dei più innovativi maestri dell’anime giapponese. Nel 2006 il suo Paprika ha portato sul grande schermo alcuni dei temi più discussi del nostro tempo: il rapporto dell’uomo con le macchine da lui create; la compenetrazione tra realtà e finzione; Internet e il subconscio umano.

“In tv e su Internet le persone vengono sedotte dalla dolcezza dell’illusione e dei sogni”, ha spiegato in un’intervista al New York Times, nel maggio 2007, in occasione della prima internazionale del suo film al Festival del Cinema di New York. “Ma credo – ha proseguito Kon – che la quantità di fantasia di cui la gente viene nutrita di questi tempi sia diventata sproporzionata”.

La sequenza iniziale di Paprika basterebbe a descrivere bene l’intera opera di Kon. Una giovane e avvenente ragazza si muove liberamente tra spazi reali e spazi virtuali, ora volando ora fondendosi con le immagini di un cartellone pubblicitario o con i cristalli liquidi dello schermo di un computer in un ufficio aperto a tarda notte.

Quella figura femminile, si scopre nel prosieguo del film, non è altro che un avatar. Paprika, questo il suo nome, è una persona virtuale creata attraverso un congegno progettato da un gruppo di ricercatori per entrare nei sogni a scopo terapeutico.

Per tutto il film lo spettatore insegue lo svolgersi della trama tra realtà e onirismo. Ma il sogno di Kon è tutt’altro che rassicurante. Nei suoi colori e nella sua frenesia, esso diventa spazio in cui si condensano i traumi e i desideri più sfrenati nascosti nel nostro subconscio. Finché il sogno, ovvero l’incubo, non prende il sopravvento sulla realtà. Ed è solo caos.

Insieme ad altri maestri dell’anime contemporaneo come Kazuhiro Otomo (Akira e Steamboy), Mamoru Oshii (Ghost in the Shell), Shinichiro Watanabe (Cowboy Bebop) e Hideaki Anno (Neon Genesis Evangelion), Satoshi Kon ha cambiato i canoni dell’animazione in stile favola Disney.

Anche grazie a lui, il cartone animato è diventato un prodotto pensato per un pubblico adulto incentrato sulle psicosi (tema affrontato a partire dal primo lungometraggio Perfect Blue alla serie animata Paranoia Agent) e sulle dinamiche di emarginazione della nostra società: Tokyo Godfathers, che si svolge tra i bassifondi di Tokyo, tra barboni e travestiti nella notte di Natale ne è un esempio eccellente.

Come aveva spiegato Kon ancora al New York Times, infatti, “Un anime non può essere solamente uno svago dalla realtà”. Ma non è detto che non possa ancora fare sognare.

Parallelamente alla sua attività di regista di film d’animazione, Kon ha svolto anche attività di fumettista: in Italia è disponibile per Panini Comics il volume L’Eredità dei Sogni, una raccolta di racconti a fumetti del maestro. A settembre, poi, in Giappone è uscito Kon Satoshi Gashu-KON’S WORKS 1982-2010, una raccolta delle opere non pubblicate del maestro dai suoi esordi al 2010.

[Scritto per ManifestoAsia; foto credit: daparte.it]