Oggi in Cina – Espulso e indagato un altro uomo di Zhou

In by Gabriele Battaglia

Un altro uomo vicinissimo all’ex zar della sicurezza Zhou Yongkang, Guo Yongxiang, ex vice governatore del Sichuan, è stato espulso dal PCC e incriminato per corruzione. L’incontro-scontro tra i vertici della difesa cinese e USA, Chang Wanquan e Chuck Hagel. L’incontro Xi-Shimon Peres. Il destino della lingua tibetana e un rapporto ufficiale sugli incidenti di massa in Cina. ESPULSO DAL PARTITO GUO YONGXIANG

Le autorità cinesi hanno annunciato oggi che Guo Yongxiang, ex vice governatore del Sichuan e collaboratore stretto dell’ex numero 9 della Repubblica popolare cinese, Zhou Yongkang, è stato espulso dal Partito comunista cinese e verrà messo sotto processo.
Guo, 65 anni, è accusato di aver ricevuto “cospicue tangenti direttamente o tramite suo figlio e di aver contemporaneamente aiutato dalla sua posizione personaggi a lui vicini a fare profitti. Questo è quanto si legge sul sito internet della Commissione centrale per le indagini disciplinari, l’organo incaricato di sorvegliare sulla disciplina dei funzionari del Pcc, riporta il South China Morning Post.

Secondo il quotidiano di Hong Kong, l’espulsione di Guo, che fino a oggi ricopriva l’incarico di presidente onorario della Federazione dei circoli letterari e artistici del Sichuan, rivela che le indagini che riguardano Zhou stanno giungendo a una conclusione. L’incriminazione di Guo arriva a poco tempo di distanza da quelle su altri personaggi del calibro dell’ex vice governatore di Hainan, Ji Wenlin, e Li Hualin, ex presidente di Kunlun Energy, una sussidiaria di PetroChina, la prima compagnia petrolifera di stato.

CINA-USA NON SE LE MANDANO A DIRE

Se le sono suonate di santa ragione, il ministro della Difesa cinese, Chang Wanquan, e la controparte Usa, Chuck Hagel, in visita in Cina. Dopo avere ricevuto l’insolito “onore” di visitare la portaerei Liaoning, Hagel è stato attaccato sulla politica estera Usa, soprattutto per quanto riguarda Taiwan e il Giappone.

Nel primo caso, Chang ha espresso l’insoddisfazione di Pechino per il disegno di legge statunitense che dovrebbe riconfermare la vendita di armi a Taipei. Nel secondo, sia Chang sia il presidente della Commissione Militare Centrale, Fan Changlong, hanno criticato il politico Usa per le dichiarazioni rilasciate la settimana scorsa, quando invitò la Cina a “rispettare” i vicini.

Da parte sua, Hagel ha espresso insoddisfazione per la Zona di Difesa Aerea decisa unilateralmente da Pechino e ha fatto appello a una maggiore trasparenza cinese in materia di cybersicurezza, appello rispedito al mittente dalla controparte. Pechino ha giudicato i colloqui “schietti e costruttivi”.

CINA-ISRAELE SI VOGLIONO BENE

Rose e fiori invece tra Xi Jinping e il presidente israeliano Shimon Peres, attualmente in visita a Pechino. Xi ha ricordato come il popolo cinese e quello israeliano siano accomunati da una storia comune e da una reciproca solidarietà, almeno dai tempi della seconda guerra mondiale, quando insieme si opposero al nazifascismo.

Peres, da parte sua, ha detto che il popolo cinese “amante della pace”, deve seguire il proprio percorso di sviluppo, visto che, così facendo, ha già ottenuto risultati notevoli. Nello scambio di amorosi sensi, Xi Jinping ne ha approfittato per ricordare che la Cina è disposta a continuare gli “scambi di alto livello” con Israele e a istituire un meccanismo intergovernativo di “cooperazione economica e tecnologica”, non appena possibile.

Ha quindi invitato entrambe le parti a rafforzare la cooperazione in settori quali “l’agricoltura, l’energia, la tutela dell’ambiente, l’educazione, le cure mediche e l’innovazione”. Insomma, tutto ciò di cui la Cina ha bisogno per trasformare la propria economia e società.

IL TIBETANO STA SCOMPARENDO?

Il governo della regione autonoma del Tibet sta elaborando nuove regole per preservare e promuovere la lingua tibetana, per il timore che stia morendo.
Il Comitato di Lavoro sulla Lingua Tibetana della regione e le altre autorità dovrebbero vararle a settembre, secondo quanto riporta Xinhua. La nuova politica dovrebbe “fornire una protezione legale ai diritti e alle libertà delle persone di etnia tibetana per studiare, usare e sviluppare la propria lingua”, dice l’Agenzia Nuova Cina.

Quello della lingua è uno dei più grandi problemi delle minoranze etniche cinesi: abbandonare la propria cultura per essere più competitivi in un mondo degli affari che parla sempre più cinese o preservare le proprie tradizioni rischiando di restare tagliati fuori? Un tragico dilemma per molti giovani.


ANALISI DEGLI INCIDENTI DI MASSA

È la versione ufficiale sugli “incidenti di massa” che scuotono la Cina ogni anno, ma il Rapporto Annuale sullo Stato di Diritto, che analizza scontri e rivolte dal 2000 al 2013, si basa esclusivamente sulle notizie riportate dai media ufficiali (non da blog e social network) e finisce quindi inevitabilmente per sottostimare il fenomeno.

Ciò nonostante, dallo studio emerge che gli incidenti sono in crescita numerica e che le ragioni ambientali diventano sempre più importanti, anche se nell’arco di tempo considerato sono più numerosi gli incidenti creati da conflitti di lavoro e sequestri di terre.

[Foto credit: scmp.com]