Mondo Asean – La transizione energetica spinge il nichel indonesiano

In Mondo Asean, Sud Est Asiatico by Redazione

Mondo Asean: Il nichel è uno dei prodotti di punta dell’Indonesia, che ha promosso una politica di “nazionalismo delle risorse” per trattenere la ricchezza della lavorazione mineraria nel Paese e promuovere la crescita interna. Gli investitori cinesi dominano il mercato, ma Giacarta deve fare i conti con i costi sociali e ambientali legati allo sviluppo del settore. Poi il turismo e le elezioni locali a Bangkok. Tutte le notizie dal Sud-Est asiatico, a cura di Associazione Italia-ASEAN

L’Associazione Italia-Asean nasce nel 2015. La sua missione è quella di rafforzare il legame e rendere più evidenti le reciproche opportunità, sia per le imprese che per le istituzioni. Qui pubblichiamo la newsletter Italia-Asean del 22 aprile.

A inizio marzo il prezzo del nichel ha subito un incremento del 90% al London Metal Exchange, arrivando a toccare i 100 mila dollari per tonnellata metrica. Anche se l’estrema volatilità di questo metallo non colpisce direttamente le tasche dei consumatori, come fa invece l’apprezzamento di altre materie prime come il petrolio, si tratta un fenomeno da tenere d’occhio – soprattutto per gli investitori interessati ai mercati emergenti del Sud-Est asiatico.

Il nichel è uno dei metalli più volatili, perché il suo processo di estrazione e lavorazione non è standardizzato come quello di altri minerali. Le tecnologie impiegate per la produzione sono diverse, anche perché spesso viene commerciato in forma di sottoprodotti come il ferro nichel o il pig iron – metalli meno raffinati di quello di classe 1 (puro al 99,8%) scambiati al London Metal Exchange. Buona parte del nichel viene estratto dalla laterite, di cui sono ricche alcune zone del Sud-Est asiatico, e dai depositi di solfuro. Al contrario di quest’ultimo la laterite non è un minerale scarso, ed è una risorsa fondamentale per la produzione delle batterie dei veicoli elettrici. Per questa ragione buona parte degli investitori impiegati nel settore automotive guardano con interesse le oscillazioni del nichel per capitalizzare sulle opportunità fornite da alcune economie del Sud-Est asiatico.

Una delle principali produttrici di nichel al mondo è l’Indonesia. Secondo l’agenzia di consulenza McKinsey&Company, Giacarta si aggiudica in media il 27% dell’offerta globale di nichel, e alcuni analisti ritengono che il Paese potrebbe aumentare la sua quota di produzione mondiale fino al 60% entro i prossimi otto anni. “Entro il 2028, prevediamo che la produzione indonesiana (di nichel) supererà la produzione mondiale totale del 2020 di 2,5 milioni di tonnellate”, hanno dichiarato i rappresentanti di Macquerie, un istituto di servizi finanziari con base in Australia. L’aumento dell’offerta di nichel lavorato sarà una vittoria per il governo indonesiano, da anni impegnato a delineare misure normative che svincolino la crescita economica nazionale dal ruolo dominante delle esportazioni di materie prime. Il primo giro di vite è stato introdotto nel 2014, poi allentato nel 2017 e istituito nuovamente l’anno scorso. Il cosiddetto “nazionalismo delle risorse” promosso dal governo di Joko Widodo punta a incoraggiare le compagnie minerarie a investire a valle del processo produttivo, limitando l’esportazione del minerale grezzo e valorizzando invece lo stadio della lavorazione a valore aggiunto. Anche se l’obiettivo era quello di impedire che la ricchezza veicolata dalle esportazioni di metalli grezzi andasse a finire nelle raffinerie d’oltremare, molti investitori stranieri sono stati coinvolti in questa transizione.

La Cina domina il settore del nichel in Indonesia. Pechino vanta infatti il più grande mercato automobilistico al mondo, e ha visto una crescita impressionante nella vendita di veicoli elettrici negli ultimi anni – altro fattore che ha contribuito all’innalzamento del prezzo del nichel. Non ha però una grande disponibilità di deposit minerari: le riserve di laterite del Paese costituiscono solo il 3% del totale mondiale. Per questo deve attingere alle risorse dei suoi vicini regionali per supportare lo sviluppo interno del settore. Gran parte delle attività di lavorazione del nichel in Indonesia è concentrata a Sulawesi, dove la compagnia cinese Tsingshan gestisce l’Indonesia Morowali Industrial Park. Morowali è una contea indonesiana con meno di 200 mila residenti, che però ha attirato miliardi di dollari di investimenti cinesi negli ultimi anni. Le aziende produttrici di materiali per batterie Zhejiang Huayou Cobalt, Eve Energy e Guangdong Brunp Recycling Technology hanno iniettato nella contea fino a 4 miliardi di dollari solo nel 2021. Tsingshan ha fondato il Morowali Industrial Park nel 2013. Oggi l’impianto appartiene per il 49,69% alla società cinese Shanghai Decent Investment Group, per il 25,31% all’indonesiana Bintang Delapan Group e per il restante 25% alla loro joint venture, Sulawesi Mining Investment PT. Il progetto è stato inserito nell’alveo della strategia di sviluppo globale Belt and Road Initiative lanciata dal governo di Pechino nel 2013. 

Nonostante gli interessi di Pechino e Giacarta si intersechino nel settore della lavorazione del nichel, e molti fautori degli accordi di Parigi sul clima considerino questa intesa come un passo importante verso forme di trasporto più sostenibili, l’Indonesia deve fare i conti con alcune contraddizioni. La recente legge Omnibus promulgata dal governo indonesiano per la creazione di posti di lavoro incide sulle prestazioni di Giacarta rispetto agli standard ESG (Environmental, Social and Governance criteria), specie per quello che riguarda la partecipazione pubblica. Secondo Angela Tritto, una ricercatrice dell’Università di Scienza e Tecnologia di Hong Kong, le valutazioni di impatto ambientale possono essere contestate solo dalle persone “direttamente interessate” dalle esternalità negative dei progetti. Spesso però queste persone non hanno sufficienti disponibilità finanziarie per ingaggiare delle cause legali. Inoltre, due rapporti pubblicati l’anno scorso da AEER e la Fondazione Rosa Luxemburg, hanno messo in guardia dai pericoli della deforestazione e delle inondazioni che spesso accompagnano le iniziative di estrazione mineraria in Indonesia, così come gli onerosi turni di lavoro che il personale è costretto a sopportare senza ricevere un’adeguata compensazione. Il primato indonesiano della fornitura di nichel comporta diversi costi sociali e ambientali, per questo gli investimenti nel settore dovrebbero tenere conto che la transizione verso veicoli elettrici non basta da sola a garantire sostenibilità.

A cura di Agnese Ranaldi

 

Il Sud-Est prova a rilanciare il turismo

Il settore del turismo fatica a riprendersi in Asia. Dopo la battuta di arresto causata dalla pandemia i Paesi asiatici hanno gradualmente allentato le restrizioni per favorire l’ingresso dei visitatori stranieri. Nel Sud-Est asiatico, Singapore e Filippine hanno guidato l’aumento delle prenotazioni grazie all’introduzione di requisiti meno rigidi, mentre le restrizioni ancora in vigore in altri Paesi hanno svantaggiato l’arrivo dei turisti. Le prenotazioni delle compagnie aeree internazionali verso la regione hanno raggiunto il 38 per cento dei livelli pre-pandemia alla fine di marzo, secondo i dati della società di viaggi ForwardKeys. L’Asia, però, è in ritardo rispetto alla ripresa in altre regioni, compresa l’Europa, che ha già da tempo allentato le restrizioni.  Nonostante il rimbalzo del mercato del turismo, il traffico nazionale e internazionale all’interno dell’Asia-Pacifico quest’anno rappresenterà solo il 68 per cento dei livelli del 2019 e raggiungerà il traffico pre-pandemico entro il 2025, un anno dopo il resto del mondo, secondo le previsioni dell’International Air Transport Association. La Banca centrale della Thailandia ha invece riferito che il Paese impiegherà fino al 2026 per arrivare a un recupero completo, sottolineando come il turismo sia un settore vitale per Bangkok. Nel 2019 il turismo rappresentava circa il 12 per cento del prodotto interno lordo di Bangkok. Nella regione è cambiata anche la provenienza dei visitatori. I turisti cinesi, ancora bloccati, rappresentavano il più grande gruppo di viaggiatori dell’Asia. Più di un quarto dei 40 milioni di turisti che hanno visitato la Thailandia nel 2019 erano infatti cinesi. Quest’anno invece, il Paese si aspetta tra 5 milioni e 10 milioni di arrivi internazionali da luoghi come la Malesia e altri vicini del Sud-Est asiatico. In aggiunta, l’invasione della Russia in Ucraina ha messo un freno al consistente afflusso di viaggiatori russi nelle varie località balneari della regione. Tuttavia, si è registrato un aumento dei visitatori provenienti dall’Europa e un raddoppio di quelli in arrivo dal Nord America.

 

Verso le elezioni locali a Bangkok

Il 22 maggio si terranno le elezioni governatoriali nella provincia di Bangkok, l’unica ad eleggere il suo governatore oltre ai membri dei consigli metropolitani e distrettuali. Per la prima volta dopo il colpo di stato dell’allora capo dell’esercito Prayuth, gli abitanti della capitale thailandese tornano alle urne per il voto locale. Gli osservatori guardano a queste elezioni con particolare interesse perché sono considerate rappresentative del sentimento politico nazionale, e generalmente la competizione si riduce a un confronto bipolare tra il governo filo-militare e i partiti di opposizione. Alla tornata del 22 maggio si presenterà un elettorato vessato da due anni di crisi sanitaria e recessione economica, che esprime un certo malcontento per il costo della vita e l’instabilità politica di cui è tacciato il governo di Prayuth. Per le governatoriali del 2022 giocano un ruolo rilevante le giovani generazioni: circa 700.000 elettori tra i 18 e i 27 anni (il 16% dei 4,5 milioni di elettori della città) potranno eleggere il proprio governatore per la prima volta dopo 9 anni dal golpe. “Non vedo l’utilità di votare per politici così oldfashioned“, ha detto al Nikkei Asia una studentessa universitaria, “abbiamo bisogno di politici giovani per portare cambiamenti a Bangkok”. Dei 31 candidati, Wiroj Lakkhanaadisorn del Move Forward Party (MFP), potrebbe ricevere un forte sostegno tra i giovani. Suchatvee Suwansawat, legato al Partito Democratico, è un altro dei candidati a sembrare più popolari. Ha promesso di risolvere l’incubo del traffico della capitale con investimenti nel trasporto pubblico. Il generale di polizia Aswin Kwanmuang, già governatore di Bangkok nel 2016, si è dimesso dal suo incarico il 25 marzo per presentarsi come candidato indipendente, così come Chadchart Sittipunt, ex Ministro dei Trasporti nell’amministrazione di Yingluck Shinawatra tra il 2011 e il 2014 e allineato al principale partito di opposizione, il Phue Thai Party.