Mondo Asean – Belt and Road Initiative: a che punto siamo in ASEAN?

In Mondo Asean, Sud Est Asiatico by Redazione

Dall’entusiasmo dei primi anni allo stop della pandemia. Pechino non si arrende, alcuni governi tentennano e i dati mostrano pericoli incombenti, ma l’unione dei dieci paesi in diplomazia vede di buon occhio i capitali cinesi. Poi i rapporti Ue-Asean e il turismo nel Sud-Est asiatico. Ogni settimana tante notizie e spunti dalla dinamica galassia dei paesi del Sud-Est asiatico. A cura di Associazione Italia-ASEAN

L’Associazione Italia-Asean nasce nel 2015. La sua missione è quella di rafforzare il legame e rendere più evidenti le reciproche opportunità, sia per le imprese che per le istituzioni. Qui pubblichiamo la newsletter Italia-Asean del 5 novembre.

L’ASEAN ha bisogno della Belt and Road Initiative (BRI). O è la Cina ad avere bisogno dell’ASEAN per portare avanti le nuove Vie della seta? La risposta sta nel mezzo. E cosa sta accadendo dell’ultimo anno racconta qualcosa in più di come evolve il progetto più ambizioso dell’amministrazione Xi, che dal 2014 è molto cambiato nella sostanza e negli obiettivi.

L’arrivo della pandemia e lo stop alle attività produttive non potevano che dare un ulteriore colpo d’arresto ai piani di Pechino. Le previsioni di crescita delle economie del Sud-Est asiatico continuano a mantenere toni cauti, mentre il governo cinese sembra più attento sulla distribuzione dei propri investimenti diretti esteri. Questo non ha impedito alla Cina di mantenere il suo primato come maggiore investitore nella regione, mentre gli Stati Uniti iniziano ad avanzare per sostituire Pechino laddove inizia a perdere terreno. Che siano dispute territoriali nel Mar Cinese Meridionale, oppure semplice scetticismo unito a maggiore potere negoziale, la Cina si trova davanti a una BRI che sta cambiando.

BRI chiama Cina

Come Pechino gestisce i suoi investimenti all’estero è da tempo un fenomeno conosciuto. Gli accordi stretti tra Cina e nazioni più povere nel quadro BRI sono spesso inseriti in obbligazioni che vengono ripagate, in assenza di liquidità, con la fornitura di materie prime, o la concessione a uso proprio di un asset agli investitori. Il fascino dei capitali cinesi rimane, però, uno degli strumenti più potenti della politica estera della Repubblica popolare. Lo scorso 1° settembre al Belt and Road summit i rappresentanti ASEAN hanno annunciato che serve investire di più nei progetti BRI per aiutare l’economia dell’unione a riprendersi dopo la battuta d’arresto della pandemia.

Sono tanti i progetti promossi dall’inizio della crisi Covid19, ma arrivano anche alcuni stop dati dall’incertezza dell’identità delle joint venture tra imprese cinesi e locali. Solo nei primi quattro mesi del 2021 sono stati firmati 61 nuovi progetti con il Vietnam, per il valore totale di 1 miliardo di dollari. È stata avviata la fase di analisi per la Kyaukphyu SpecialEconomic Zone (SEZ) in Rakhine, Myanmar. Un luogo dove la cinese China International Trust and Investment Corporation Group (CITIC) promette collaborazioni con un consorzio cinese-birmano ad hoc, anche se gli incentivi ambiziosi (9-10 miliardi di dollari) stanno lasciando spazio a progetti su “piccola-media scala”. In Malesia l’ultimo progetto nel quadro BRI prevede la costruzione di un nuovo impianto fotovoltaico. Anche in questo caso, le compagnie cinesi (quasi sempre statali) promettono 10,1 miliardi di dollari di lavori.

La Thailandia è un caso a parte. Sebbene come i vicini Cambogia e Laos la guida del Paese sia di facto autocratica, c’è maggiore attenzione e cautela da parte del governo verso i promettenti capitali cinesi. Ci si è accorti che, spesso, si sono favorite soluzioni onerose invece di sistemare i problemi alla radice, e che molti dei progetti cinesi potrebbero finire nel vuoto degli investimenti senza ritorno. Più basso il potere negoziale di nazioni come Cambogia e Laos, dove Pechino sembra dettare le regole con maggiore assenso dei governi, spesso perché le altre forme di organizzazione indipendenti sono più deboli.

Cina chiama BRI

La Cina dal canto suo rimane cauta, anche se i progetti in ambito BRI proseguono. È il caso della ferrovia Thailandia-Cina, che parte da Bangkok, passerà da Vientiane e punta a raggiungere Kunming. Pechino si è anche offerta di farsi carico del progetto di spostamento delle acque dei fiumi, un’ambizione del governo thailandese vecchia di trent’anni, ma che fino a oggi sembrava infattibile date le enormi spese che il progetto richiederebbe. La proattività della Cina, in questo senso, punta a toccare i bisogni dei singoli Paesi, anche se proprio dagli ambientalisti thai arriva la denuncia che un sistema idrico efficiente salverebbe i cittadini dall’acqua persa ogni anno (il 40% di quella trasportata).

A fare da polo attrattivo verso Pechino ci sono anche le numerose iniziative che coinvolgono i dieci paesi del Sudest asiatico. La Cina ha ospitato il primo incontro in presenza dopo 16 mesi con i rappresentanti ASEAN lo scorso 7 giugno, mentre la 18° China-Asean expo del 10-13 settembre ha permesso di avanzare nuove proposte sulla questione degli scambi commerciali. Questa relazione ha ispirato da tempo Pechino, che da allora si propone di superare il concetto di investimenti nella regione come capitale per costruire infrastrutture “vuote”, con una maggiore attenzione alla cooperazione per la ricerca e lo sviluppo avanzati.

Trappola del debito o debiti fantasma?

AidData, centro di ricerca affiliato alla William & Mary University, ha annunciato che i debiti accumulati dai Governi asiatici nei confronti della Cina potrebbero essere molto più onerosi di quanto preventivato. La ricerca ha analizzato i 13,427 progetti cinesi in Laos a partire dal 2000, calcolando un monte spese che si aggira attorno agli 800 miliardi di dollari. Di questi, almeno 385 miliardi sarebbero di debito “fantasma”. In totale sarebbero almeno 44 i paesi che hanno debiti con la Cina pari al 10% del proprio PIL.

Il G20 dello scorso anno aveva stabilito che nel 2020 andava sospeso il debito di 73 economie meno sviluppate per affrontare emergenza Covid. Questo tipo di investimenti, considerati rischiosi per la salute dei bilanci statali, possono però essere nascosti tra le svariate eccezioni contemplate dal diritto internazionale. Per esempio, gli accordi possono essere presi direttamente da aziende statali, joint venture e privati senza necessariamente ricevere la delibera del governo cinese. In questo modo, come nel caso della ferrovia Laos-Cina, il buco finanziario potrebbe essere ben maggiore del previsto. Una questione complessa, che vede protagonisti gli ultimi due progetti più importanti in corso: la ferrovia Laos-Cina e 580 km di autostrada.

I rischi per le nazioni più deboli dell’ASEAN in termini di governance spaventano gli analisti, che temono un ritorno alla “trappola del debito”. Con questo tipo di prassi la Cina ha già risolto diverse controversie ottenendo la concessione di alcuni asset laotiani, tra cui parte della rete elettrica. Anche in questo caso il debito è molto meno nascosto di quanto possa apparire: basta osservare la combinazione della joint venture per osservare che la maggioranza del capitale è controllata da tre compagnie statali cinesi. Un mix complicato di sfide e opportunità, che per ora non ha frenato in modo significativo la corsa di Pechino lungo le nuove Vie della seta, ma ha comunque contribuito a evolvere il ragionamento in alcuni dei governi ASEAN. Un’esperienza utile, che ora richiede più coesione per evitare il rischio di default tra gli stati membri più fragili.

A cura di Sabrina Moles

 

Sviluppi commerciali tra UE e ASEAN

Il Parlamento Europeo ha organizzato lo scorso 27 ottobre un webinar sulle relazioni commerciali UE-ASEAN. Sono intervenuti Heidi Hautala, Vicepresidente del PE, Don Tuan Phong, Vicepresidente del Comitato Affari esteri dell’Assemblea Nazionale del Vietnam, e Liyana Othman dell’EU-ASEAN Business Council. Dal dialogo è emerso l’interesse dei rappresentanti parlamentari di entrambi i blocchi per un maggiore sviluppo delle relazioni commerciali, seguendo un approccio integrato che tenga insieme crescita economica e sviluppo sostenibile. Hautala ha osservato che si sono fatti passi avanti nella cooperazione contro il cambiamento climatico e per la tutela dei diritti umani e che il Parlamento UE intende supportare i Paesi ASEAN in questa direzione, così da gettare le basi per nuovi accordi di libero scambio. La nuova politica commerciale UE sta cercando di superare il vecchio approccio “a compartimenti stagni” commercio-cooperazione e potrà aiutare soprattutto i Paesi in via di sviluppo dell’ASEAN grazie a strumenti come l’EBA e il GSP. Don ha condiviso la riflessione: per il Vietnam, l’UE è un partner non esclusivamente commerciale con cui può dialogare per migliorare le proprie politiche sociali, ambientali e industriali. La lotta al cambiamento climatico e la riconversione verde delle supply chain saranno necessariamente aspetti fondamentali di tale cooperazione. Un’altra priorità è l’integrazione economica interna all’ASEAN: le barriere non tariffarie al commercio rallentano lo sviluppo di catene del valore regionali. È emersa anche la questione del Mar cinese meridionale: Hautala e Don auspicano che la partnership strategica UE-ASEAN possa aiutare a raggiungere una soluzione diplomatica per l’area, basata sulle regole del diritto internazionale. La Vicepresidente del PE ha espresso anche preoccupazione per Taiwan e ha ricordato la recente presa di posizione del Parlamento a favore di un accordo commerciale tra Bruxelles e Taipei.

 

Il Sud-Est asiatico riapre al turismo internazionale

Le economie del Sud-Est asiatico tornano a puntare sul turismo, dopo quasi due anni di restrizioni dettate dalla pandemia. Nelle ultime due settimane di ottobre, diversi governi hanno rivelato i piani per prepararsi a riaccogliere i visitatori in arrivo dall’estero, anche se permangono alcune limitazioni sui viaggi. Singapore ha esteso a Germania e Brunei le rotte per cui non è prevista quarantena, la Thailandia ha dichiarato che accoglierà visitatori vaccinati anche senza il periodo di isolamento, mentre Bali e altre isole indonesiane sono già state aperte a metà ottobre. Ma l’allentamento delle restrizioni, secondo il The Economist, non sarebbe sintomatico di una diffusa fiducia nella ripresa post-pandemica tra le nazioni del Sud-Est asiatico. Si tratterebbe piuttosto di una scelta obbligata: per le economie regionali che vivono di turismo un altro anno senza visitatori può rivelarsi drammatico. L’opinione pubblica di questi Paesi non sembra convinta che le tempistiche previste dai governi tengano opportunamente conto delle precauzioni sanitarie: in Thailandia, ad esempio, il turismo rappresenta un quinto dei posti di lavoro. Ma un recente sondaggio ha rivelato che il 60% delle persone intervistate riteneva che il 1° novembre fosse troppo presto per la riapertura del Paese. “Se aspettiamo che tutto sia completamente pronto sarà troppo tardi” ha commentato però il Primo Ministro thailandese Prayuth Chan-ocha, sottolineando il rischio di perdere turisti che “possono scegliere di andare altrove”. Secondo alcuni esperti del settore, la riapertura verso i Paesi europei è una scelta strategica: dovendo imporre comunque delle limitazioni, le autorità nazionali hanno considerato che i turisti asiatici solitamente fanno viaggi più limitati, mentre quelli europei spesso si fermano più a lungo, garantendo più profitti alle economie locali. “Davamo per scontato il viaggio”, ha affermato Xiang Li dello US-Asia Center for Tourism & Hospitality, “ora ci rendiamo conto che il turismo non è solo un divertimento superficiale. Fa parte dello stile di vita contemporaneo”.

 

Sanità

Cooperazione Taiwan-Singapore

Hanoi, che dopo una gestione magistrale della prima ondata della pandemia ha sofferto grandi aumenti dei contagi e dei decessi negli ultimi mesi, potrebbe giovare molto di una maggiore cooperazione sanitaria con Taiwan.

East Asia Forum: https://www.eastasiaforum.org/2021/10/30/exporting-taiwans-covid-19-success-to-vietnam/

  

Business

Singapore in ASEAN

Singapore si accredita sempre più come uno dei centri più interessanti al mondo per gli investimenti e un hub privilegiato per il coordinamento di attività di business in ASEAN e in tutto il continente asiatico. 

ASEAN Briefing: https://www.aseanbriefing.com/news/using-singapore-as-a-base-for-asean-expansion/ 

Tecnologia 

Blockchain e ASEAN

Durante il recente vertice ASEAN in Brunei, è stata ribadita la necessità di rilanciare e consolidare l’uso della blockchain. Molte aziende di vari settori sono desiderose di sfruttare al meglio queste nuove tecnologie.

Tech Wire in Asia: https://techwireasia.com/2021/11/blockchain-adoption-discussed-at-asean-summit/ 

 

Economia

Commercio Canada-Vietnam

Il Vietnam è il più grande partner commerciale del Canada nella regione ASEAN e, nell’ambito del Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership, il commercio bilaterale è cresciuto molto grazie all’abbattimento delle barriere tariffarie.

Vietnam+: https://en.vietnamplus.vn/vietnam-is-canadas-largest-trade-partner-in-asean/211709.vnp 

Ambiente

Cambogia ed energia verde

La Cambogia sembra ancora indietro sull’adozione delle fonti rinnovabili e sulla lotta al carbone ma nei giorni scorsi il Ministro dell’energia di Phnom Penh ha rassicurato che quella della tutela ambientale resta una priorità per il governo cambogiano.

Nikkei Asia: https://asia.nikkei.com/Business/Energy/Cambodia-minister-vows-no-new-coal-plants-beyond-those-approved 

Infrastrutture 

Porto di Hainan

Nell’ambito della cooperazione commerciale tra Cina e Paesi del Sud-Est asiatico, un ruolo fondamentale verrà affidato al porto di Hainan, nella provincia insulare della Cina meridionale.

China Daily: http://global.chinadaily.com.cn/a/202111/01/WS617f2a32a310cdd39bc726bb.html 

Economia

Fuga di capitali dal Myanmar

Il mercato birmano, negli ultimi anni guardato con crescente interesse da parte di investitori sia asiatici che occidentali, sta assistendo alla fuga di molte aziende che, dal golpe dello scorso febbraio, non possono più fare affidamento sulle Istituzioni del Myanmar.

Nikkei Asia: https://asia.nikkei.com/Spotlight/Myanmar-Crisis/Farewell-Myanmar-Corporate-exodus-grows-from-Europe-to-India 

 

Business

E-commerce in Cambogia

Non scopriamo di certo oggi che l’e-commerce della Cambogia sia un mercato piuttosto solido e sviluppato. Proprio grazie a queste caratteristiche, il settore è riuscito a prosperare e, anzi, a crescere durante la pandemia.

The Diplomat: https://thediplomat.com/2021/10/cambodias-unique-version-of-e-commerce/ 

Luxury 

Valentino guarda all’ASEAN

La Maison Valentino nomina Alessandra Andreani come nuova CEO South East Asia e Australia. Andreani avrà la responsabilità di rafforzare la presenza del marchio nel mercato della regione con un focus principale su Singapore, Malesia, Australia e Thailandia.

 

Wall Street Italia: https://www.wallstreetitalia.com/alessandra-andreani-nominata-ceo-south-east-asia-e-australia-di-valentino/

 

Ambiente

ADB e infrastrutture green

In una nota pubblicata lo scorso martedì due novembre, l’Asian Development Bank ha reso noto che tra i suoi partner sono stati stanziati circa 665 milioni di dollari per progetti infrastrutturali a bassa emissione di carbonio e sostenibili.

 

Business World: https://www.bworldonline.com/adb-partners-pledge-665-m-for-asean-green-infrastructure-fund/

Istruzione

Oxforf e Vietnam

Il nome di Nguyen Thi Phuong Thao, la donna più ricca del Vietnam, sta facendo il giro del mondo. Infatti, il Linacre College di Oxford ha annunciato che cambierà il suo nome in Thao College, in seguito ad una donazione di 211 milioni di dollari dell’imprenditrice vietnamita.

 

Nikkei Asia: https://asia.nikkei.com/Business/Education/Why-an-Oxford-college-is-renaming-itself-for-Vietnam-s-richest-woman

 

 

Geopolitica

AUKUS

In questi mesi si è spesso parlato di una “corsa agli armamenti nel Sud-Est asiatico” in seguito alla sigla dell’AUKUS ma, nonostante le preoccupazioni sollevate da diversi Stati dell’ASEAN, non sembrano profilarsi all’orizzonte scenari di questo tipo.

 

 

East Asia Forum: https://www.eastasiaforum.org/2021/11/02/no-aukus-arms-race-in-southeast-asia/