Oggi in India la camera alta del parlamento è chiamata a ratificare il Citizen Amendment Bill (Cab), proposta di legge formulata dal partito nazionalista hindu Bharatiya Janata Party (Bjp) già passata alla camera bassa lunedì scorso. Se l’iter legislativo andrà a buon fine, il Cab garantirà una sorta di amnistia agli immigrati irregolari in territorio indiano provenienti da Afghanistan, Bangladesh e Pakistan, a patto che siano hindu, sikh, buddisti, cristiani, zoroastriani o giainisti. O meglio, appartenenti a qualsiasi religione che non sia l’Islam. Dettaglio che ha contribuito a soprannominare il disegno di legge come misura «anti-musulmana».

CON LE MODIFICHE INTRODOTTE alla legge sulla cittadinanza indiana, gli immigrati irregolari coi requisiti disposti dal Cab potranno richiedere la cittadinanza dimostrando di aver vissuto e lavorato in India per soli sei anni – contro gli 11 della legge attualmente in vigore. Una volta ratificato, secondo il Bjp del primo ministro Modi, il Cab contribuirà a tutelare l’incolumità di chi è costretto a lasciare il proprio paese d’origine – a maggioranza musulmana – per mettersi in salvo dalla discriminazione religiosa.

CITANDO IL PRINCIPIO di eguaglianza sancito dall’articolo 14 della costituzione, le opposizioni hanno criticato la proposta del Bjp considerandola discriminatoria nei confronti della comunità musulmana che, in India, conta oltre 200 milioni di persone. Presentando il ddl in parlamento, il ministro degli interni e presidente del Bjp Amit Shah si è difeso dicendo che il Cab «non cita nemmeno una volta l’Islam» e non toglie alcun diritto ai musulmani indiani. La legge, ha proseguito Shah tra le proteste in aula, gode del sostegno di «1,3 miliardi di indiani».

Nei giorni scorsi folle di manifestanti hanno protestato, denunciando l’incostituzionalità del ddl e la volontà del Bjp di voler colpire il principio di unione tra hindu e musulmani alla base della democrazia secolare indiana. Obiettivo che il partito di Modi, ispirato dall’ideologia suprematista hindu dell’hindutva, ha più volte perseguito per galvanizzare la propria base elettorale, motivandola a riversarsi alle urne con l’incentivo dell’odio contro la comunità musulmana.

IL PERICOLO dell’introduzione del Cab non può essere apprezzato pienamente se non inserito nel grande schema politico del secondo mandato di Modi, sempre più all’insegna del suprematismo hindu. E, soprattutto, se non accoppiato con un’altra proposta di legge cara alla maggioranza di governo che vorrebbe estendere al resto dell’India l’esperimento del registro nazionale dei cittadini (National Register of Citizens) condotto nello stato nord-orientale dell’Assam: un censimento a tappeto in cui ogni residente è chiamato a produrre la documentazione necessaria a provare di essere entrato in Assam prima dell’indipendenza del Bangladesh del 1971.

Per il Bjp, uno strumento per stanare gli «immigrati musulmani illegali» nello stato ed espellerli.L’iniziativa pilota si è ovviamente scontrata col limite oggettivo del reperimento di documentazione valida – cartacea – da parte dei residenti assamesi: certificati andati persi, distrutti o mai ricevuti che hanno finito per inserire nelle liste di espulsione migliaia e migliaia di cittadini indifesi, non solo di fede musulmana.E qui entrerebbe in gioco il Cab. Qualora un residente appartenente a una delle religioni «accettate» non potesse produrre i documenti necessari, potrebbe avvalersi delle facilitazioni del Cab e ottenere la cittadinanza. Per tutti i musulmani finiti nella rete del registro, invece, non rimarrebbe che la deportazione coatta.

UNO SCENARIO ORWELLIANO che in India potrebbe presto diventare realtà, considerando che il Bjp intende implementare il registro dei cittadini a livello nazionale entro il 2024.

In un comunicato diramato ieri, la Commissione Usa per la libertà religiosa internazionale ha chiesto al governo americano di applicare sanzioni economiche se il Cab passerà anche alla camera alta. Assieme all’introduzione del registro nazionale dei cittadini, si legge, «il governo indiano intende creare un test religioso per la cittadinanza indiana negandola a milioni di cittadini musulmani».

[Pubblicato su il manifesto]