Mu Ming (nome d’arte di Congyun Gu) è una giovane scrittrice di fantascienza cinese e programmatrice presso Google che vive attualmente a New York.

Classe 1988, fa parte insieme ad Hao Jingfang, Chen Qiufan e Xia Jia della cosiddetta generazione 八零后 balinghou, ossia di coloro nati negli anni ’80, e della seconda generazione di scrittori di fantascienza cinese, che grazie ai cosiddetti “tre generali” (Liu Cixin, Wang Jinkang e Han Song) sta conoscendo un periodo di grande fervore.

Mu Ming ha iniziato a scrivere racconti e romanzi nel 2016 e le sue storie sono state già pubblicate su numerosi forum online, antologie e riviste, oltre ad essersi aggiudicate importanti premi letterari. Ha vinto infatti numerosi premi tra cui il Douban Reading Essay Contest, il Chinese SF Nebula Award e il Galaxy Award.

In Italia, il racconto “Colora il mondo” (涂色世界) che dà il titolo alla raccolta edita da Future Fiction, era già stato pubblicato nel 2019 in un’antologia di racconti di vari autori di fantascienza intitolata “Storie dal domani 6”. Anche il racconto “Con quelle mani” è già stato pubblicato nella traduzione di Martina Codeluppi col titolo “Per mano dell’altro” nel 2019 nella rivista Caratteri intitolata “Mondi futuri” e dedicata alla fantascienza cinese. Questo volume, pubblicato in edizione bilingue cinese e italiano, contiene cinque racconti pubblicati tra il 2016 e il 2020, tradotti da Marco Botosso e Maria Teresa Trucillo.

L’incredibile sviluppo tecnologico che è in atto in Cina è molto spesso il punto di partenza per interrogarsi sull’evoluzione futura, per simulare scenari ultratecnologici e ipotizzarne le possibili implicazioni. Quale sarà l’impatto di queste trasformazioni scientifiche e tecnologiche nella vita della gente? Mu Ming immagina innanzitutto un conflitto generazionale: da un lato i genitori ancora legati alle tradizioni del passato, ai valori della famiglia e della condivisione, incapaci di adattarsi alle nuove tecnologie; dall’altro i figli, immersi sin dalla nascita in un mondo in cui i libri sono ormai considerati obsoleti mentre il cellulare è l’estremità di ogni individuo, e in cui la pressione e il sovraccarico di informazioni scandiscono le loro giornate.

L’interazione tra tradizione e tecnologia e il gap generazionale emerge dalle parole del Vecchio Tang, protagonista del racconto “Con quelle mani”, che porta avanti l’arte della scortecciatura appresa da ragazzino, mal sopporta i rumori delle città e si sente bene facendo il suo lavoro di artigiano e cucinando personalmente i piatti genuini della tradizione.

Il rumore dei clacson delle auto in strada e la musica dei chioschetti nei vicoli sono insopportabili. Solo il morbido suono nato dall’incontro tra il lavoro manuale e gli oggetti è in grado di quietarlo: chiudendo gli occhi, ha la sensazione di essere tornato al suo vecchio villaggio e a quei boschi dove l’unico suono era quello delle foglie delle piante di bambù mosse dal vento.

Tuttavia sarà proprio la collaborazione tra uomo e macchina a rendere possibile preservare l’artigianato tradizionale destinato all’oblio, come le centottanta tecniche dell’intreccio delle listarelle di bambù custodite tutte nelle sue mani. Ma anche la madre di Zhuang Sibai, che nel racconto “Cani di Paglia” rimpiange i vecchi tempi, i momenti di condivisione davanti a una tavola imbandita e non riesce ad abituarsi alle nuove innovazioni tecnologiche come le lenti omnisensoriali, sviluppando una sorta di deterioramento cognitivo precoce. Questa è la dura legge della cosiddetta “datasfera”, un mondo sempre più complesso in cui la popolazione è divisa in base alla propria abilità nell’uso delle risorse informative, dove chi sta al vertice elabora una mole enorme di dati e seleziona le informazioni che il resto della gente può recepire grazie all’impiego di strumenti sensoriali innovativi.

Di nuovo, qual è l’impatto della tecnologia sulle persone? Le innovazioni tecnologiche di potenziamento sensoriale immaginate da Mu Ming costituiranno un supporto o renderanno la gente ancora più fragile e vulnerabile? I correttori retinali per il miglioramento della vista in “Colora il mondo”, che in un futuro non molto lontano diventeranno quello che per noi ora è il nuovo modello di smartphone o il social network del momento, permettono alla piccola Amy di essere “normale” come i coetanei, di sentirsi parte di un gruppo e non venire bullizzata. Uno strumento, quindi, di inclusione sociale che tuttavia non permettere di esprimere e vivere la propria unicità.

Ma quello che ci si chiede è: siamo veramente padroni di scegliere quello che vogliamo vedere e sentire, o il mondo filtrato attraverso questi apparecchi ipertecnologici è quello che altri vogliono che noi vediamo? Un interrogativo che ritorna in “Coniglio e anatra”, dove la giovane Liu Tianqi a soli 13 anni viene sottoposta a un’operazione che rilascia delle MicroGrid nanometriche programmabili sulla corteccia visiva, una sorta di iniziazione per poter accedere a una speciale classe sperimentale e ricevere un’istruzione per nulla tradizionale.

Studio, lavoro, una mole enorme di dati da gestire per evitare un crollo dovuto da sovraccarico di informazioni. In tutto ciò di cosa si nutre la nostra anima? Dopotutto siamo sempre esseri umani, che provano emozioni, disposti a qualsiasi sacrificio pur di tenere in vita le persone a noi care.

In “Stand by me” la protagonista Hairuo ha un gatto. Ma in questo mondo immaginario cani e gatti non sono semplici animali domestici, sono la nostra anima, esseri artificiali con la stessa struttura corporea degli animali veri ma che si nutrono di ciò che la persona a cui appartengono vede, sente e pensa, vivendo in simbiosi con questa.

Le ultimissime scoperte nei campi della programmazione neurolinguistica, dell’intelligenza artificiale e della robotica servono a Mu Ming per indagare il binomio uomo-macchina in un futuro per certi versi non troppo distante dal presente cinese. La corsa al futuro e all’innovazione da un lato e le tradizioni antiche e genuine dall’altro, l’avversione per la macchina perché sostituisce il lavoro manuale dell’uomo, ma al tempo la necessità di adattamento per non soccombere.

Come l’autrice stessa afferma nell’introduzione a “Cani di paglia”, l’interesse del lettore per il mondo delle neuroscienze e la conoscenza di alcune teorie e opere scientifiche a cui lei fa riferimento nei racconti, permette di andare oltre il semplice piacere della lettura e di cogliere fra le righe un significato più ampio. Una lettura stimolante e trascinante, che apre a riflessioni su vari temi attuali e all’esplorazione di possibili mondi futuri, in cui la caratterizzazione umana dei personaggi e la scientificità dei processi si intrecciano.

“Quando le nuove tecnologie cambiano il linguaggio che usiamo per descrivere questo mondo, anche il modo in cui osserviamo ciò che ci circonda cambia per sempre.”

di Linda Zuccolotto

Laureata magistrale in Language and Management to China all’Università Ca’ Foscari di Venezia, ho studiato per un periodo a Pechino con una borsa di studio. Su Instagram condivido la mia passione per la Cina sulla pagina @hanzilovers.