Nel corso degli anni la fantascienza cinese ha sperimentato una serie di alti e bassi. Bandita durante gli anni della Rivoluzione Culturale e di nuovo nel 1983 perché ritenuta fonte di inquinamento spirituale, in questi anni sta vivendo una nuova fase ascendente grazie anche all’importante attività di promozione della rivista Science Fiction World. Ora il governo cinese sembra aver trovato nella fantascienza un ottimo strumento di soft power, perché propone un modello che si pone in antitesi con quello che per molti anni è stato il riferimento occidentale, ossia quello americano, dando di sé l’immagine di un paese altamente tecnologico e proiettato nel futuro.

Gli autori dei racconti contenuti nell’ultima antologia in doppia lingua (cinese e italiano) edita da Future Fiction e intitolata “Futugrammi” appartengono alla nuova generazione di scrittori di fantascienza. Alcuni di loro sono già noti al pubblico cinese e internazionale, come Chen Qiufan, Yang Ping, Zhang Ran e Jiang Bo (da un altro suo racconto è stato tratto il thriller “The soul”, disponibile su Netflix), mentre Su Min e Bella Han sono voci nuove del panorama della fantascienza cinese contemporanea.

Alla base delle storie raccolte in questa antologia c’è il rapporto uomo-tecnologia nelle sue molteplici sfaccettature: come riusciranno a coesistere in un futuro ormai vicinissimo dove la tecnologia è sempre più presente in ogni aspetto della vita quotidiana? Ma soprattutto, citando Yang Ping, considerato uno dei primi autori di cyberpunk in Cina: saremo ancora umani in futuro?

In seguito alla pubblicazione dei dati non proprio rassicuranti dell’ultimo censimento, il governo cinese ha recentemente annunciato un ulteriore allentamento della politica demografica per cercare di risolvere l’annoso problema del rapido invecchiamento della popolazione. I racconti di Bella Han e Zhang Ran partono proprio da questo tema, sebbene arrivino a considerazioni differenti.

La città che immagina Bella Han in A Helen non ammette la presenza di anziani, tanto che nessuno ha più di trent’anni. Due donne e amiche si incontrano dopo molti anni in un locale per festeggiare il cinquantesimo compleanno di una di loro. Fuori dalla finestra, in lontananza, un gingko rivestito di foglie gialle è indice di un autunno inoltrato. È il ciclo naturale della vita e delle stagioni che tuttavia sembra essersi interrotto per gli abitanti di questa città elitaria, dove grazie a un intervento è possibile bloccare il naturale processo di invecchiamento. Dal senso di malinconia e insoddisfazione che traspare dalle parole delle donne, questa scelta tuttavia non sembra essersi rivelata la migliore per nessuna delle due. A quello dell’invecchiamento si intrecciano infatti altri temi, come le disparità economiche e di genere all’interno di una società patriarcale e orientata al profitto, che fa riflettere sul significato profondo della vita.

Vorrei solo andare in un posto dove nessuno mi possa trovare e invecchiare in pace…dove sta scritto che la vecchiaia è brutta?!

In 2065: l’era delle bare di ghiaccio di Zhang Ran (di cui Future Fiction ha già pubblicato la novella “Etere” nel 2016) invece la tecnologia sta facendo grandi passi avanti per quanto riguarda le tecniche di crio-conservazione e crio-scongelamento finalizzate all’allungamento della vita umana. Una donna, dopo aver dormito per 50 anni immersa nell’azoto liquido a -196 °C, si risveglia e ha un colloquio con la figlia che ora è più vecchia di lei. Il dibattito che si apre di natura etica e antropologica mette quindi in luce vantaggi e limiti di scienza e tecnologia. Questa era un’epoca che disprezzava la Dea della Morte. Con il congelamento rapido e la riparazione molecolare, i confini tra la vita e la morte erano ormai diventati vaghi. Per la gente, la morte era come un lungo sogno di mezza estate.

Gli studi nel campo delle neuroscienze cognitive di Su Min risultano evidenti nel suo racconto L’era della post-coscienza. In una società ossessionata da performance e produttività, conciliare lavoro e vita privata diventa fonte di stress e frustrazione. Una psicoterapista finisce per provare le stesse sensazioni dei pazienti e a passare lei stessa dall’altra parte. Come spiegare quindi il comportamento passivo e indifferente che rende gli esseri umani simili a delle macchine? Il nostro cervello è controllato dai meme o si semplicemente evoluto e adattato a una nuova era?

Di sentimenti e tecnologia parla anche Chen Qiufan, nel suo Amore in cloud. Una giovane donna si affida, seppur scettica, a un’app per incontri per voltare pagina dopo la fine di una relazione. In un’epoca dominata da smartphone e Intelligenza Artificiale, dove un Dispositivo di Riconoscimento Emozionale riesce a distinguere e mappare sentimenti ed emozioni, si finisce addirittura per aprire il proprio cuore a un “fantasma”. Ma come può un sentimento che sfugge a qualsiasi definizione razionale obbedire a dei calcoli e ridursi a un gioco in cui si vince o si perde?

Sempre l’Intelligenza Artificiale ma applicata all’ambito finanziario è il fulcro di Un altro volto di Jiang Bo. In una città del sud della Cina non ben identificata androidi, telecamere di sorveglianza e auto senza conducente sono la nuova normalità. Un poliziotto è sul punto di acciuffare una volta per tutte un criminale finanziario ma cade vittima egli stesso di quel sistema basato sulla tecnologia del riconoscimento facciale che dovrebbe invece venirgli in aiuto nel suo lavoro. La manomissione della tecnologia per fini tutt’altro che nobili, purtroppo, è l’altra faccia della medaglia dell’impiego massiccio della tecnologia.

Tutt’altra ambientazione, invece, per Caos ematico. Una città è colpita da un’epidemia, centri di quarantena sono stati costruiti un po’ ovunque, in un clima di diffidenza e paura che sfocia spesso in contrasti e lotte interne. Sembrano scene di un film già visto, ma Yang Ping questa storia l’ha scritta nel 2015, in tempi quindi non sospetti. La narrazione si apre a Babilonia, dove gli individui con gruppo sanguigno AB hanno cominciato da un po’ di tempo a manifestare un disturbo di coagulazione del sangue. Il loro respiro è tossico e fa addensare il sangue di chi ha un gruppo sanguigno differente dal loro. Sembra che l’unica soluzione sia isolarli dal resto della popolazione, anche se molti credono che sia sufficiente indossare una mascherina. In un intricato susseguirsi di eventi, si scopre che l’epidemia in realtà è solo una battaglia di una guerra a livello mondiale che ha a che fare anche con il monopolio della tecnologia e il ritorno a un’era precedente all’elettricità.

Immaginare possibili scenari, più o meno auspicabili, proporre un’analisi della società attuale, fare congetture e previsioni. Questo e molto altro è quello che tentano di fare gli scrittori di fantascienza cinese, sebbene quella che traspaia da questi sei racconti sia una visione decisamente poco rosea delle direzioni che potrebbe prendere il mondo nel futuro prossimo. Quel che è certo è che in poche pagine queste storie sono in grado di innescare tutta una serie di riflessioni e considerazioni su temi che, volenti o nolenti, ci toccano sempre più da vicino.

di Linda Zuccolotto

Laureata magistrale in Language and Management to China all’Università Ca’ Foscari di Venezia, ho studiato per un periodo a Pechino con una borsa di studio. Su Instagram condivido la mia passione per la Cina sulla pagina @hanzilovers.