La guerra dei biglietti del treno

In by Simone

In Occidente sarebbe diventato un eroe nazionale. Capodanno cinese: il sito delle ferrovie va in tilt. Un informatico sviluppa e diffonde gratuitamente un plugin che spopola immediatamente. Ma il ragazzo è richiamato dalla polizia ed è costretto a ritirare il programma. E la storia non finisce qui.

Quando quest’anno Ni Chao, un informatico di ventisette anni, ha provato a comprare un biglietto per tornare a casa per il capodanno cinese sul sito del Ministero delle Ferrovie, continuava a comparirgli un messaggio di errore: “il sistema è sovraccarico”. Così Chao ha dovuto riprovare oltre 50 volte e ogni volta doveva compilare da capo il formulario con tutti i suoi dati. Finché non si è stufato e ha speso il suo tempo e le sue competenze e le sue energie per sviluppare un plug in che continuasse a provare a comprare il biglietto senza che lui dovesse far nulla. L’applicazione ha funzionato, così Chao ha pensato che poteva essere utile anche ad altri. Il 9 gennaio l’ha messo gratuitamente in rete ed è stata un successo: in meno di due settimane ha aiutato almeno sei milioni di utenti a comprare i biglietti.

In Occidente sarebbe diventato un eroe nazionale. Il 9 febbraio cade il chunjie, la festa di primavera, ovvero il capodanno cinese. La festa, una delle poche settimane di ferie garantite per legge, è sentita tanto quanto il nostro Natale. La famiglia torna a riunirsi intorno alla mensa del paese d’origine cosa che, per la maggior parte dei cinesi, avviene solo una volta all’anno. In termini di spostamento, si tratta della "migrazione annuale più vasta della storia dell’umanità". 

Centinaia di milioni di lavoratori migranti e di studenti (per non contare i cinesi che vivono all’estero) tornano a casa. Per i 250 milioni di migranti interni, la lotta per accaparrarsi un biglietto del treno fa quasi parte del rituale del capodanno: un po’ come pulire la casa, buttare ciò che è vecchio e mangiare i ravioli davanti al Gran Galà di Capodanno, la trasmissione più vista della televisione di stato.

L’immaginario è quello che ci restituisce il pluripremiato documentario Last Train Home di Fan Lixin, che nel 2009 ha seguito una coppia che ogni anno, da oltre vent’anni, attraversa il grande stato-continente per tornare dalla propria famiglia raccogliendo le immagini e le testimonianze dello sterminato popolo degli operai a sfruttamento intensivo.

Quest’anno gli spostamenti sono cominciati il 26 gennaio e termineranno il 6 marzo. In quest’arco di tempo la Commissione per le riforme e per lo sviluppo nazionale ha previsto 3,4 miliardi di spostamenti singoli, insomma quasi un viaggio per ogni cittadino della Repubblica popolare. Andata e ritorno.

Proprio per soddisfare l’ingente richiesta di biglietti di treno durante questo periodo, l’anno scorso il Ministero delle Ferrovie, che ha il monopolio della vendita dei biglietti del treno, aveva messo su un sito di vendita online. In rete possono essere comprati il 36 per cento dei biglietti disponibili e i posti possono essere prenotati con due giorni di anticipo rispetto ai diciotto consentiti per la vendita agli sportelli. Chen Xiandong, un alto funzionario del Ministero delle Ferrovie, ha dichiarato che durante il Capodanno, il sito ospita una media di 120 milioni di visitatori ed emette 7 milioni di biglietti. Ogni giorno. Un traffico che è cresciuto del 13 per cento, rispetto allo scorso anno.

Costato ben 36 milioni di euro, il sito delle Ferrovie era già stato oggetto di diverse polemiche per la bassa qualità del servizio che offriva: lento e difficile da navigare, erano più le volte che il sistema andava in tilt di quelle in cui si riusciva a comprare effettivamente il biglietto. Non stupisce quindi che l’applicazione del giovane informatico era sembrata a molti una manna dal cielo tanto che il 14 gennaio era stata caricata anche da Kingsoft Cheetahun, un’importante browser cinese, e poi da moltissimi altri siti.

Da quel momento in poi l’applicazione era diventata virale: ogni giorno centinaia di migliaia di persone l’hanno scaricata e usata. L’unico a non essere soddisfatto alla fine è stato proprio il suo inventore. Non solo non ci ha guadagnato un euro, ma ha dovuto anche ritirare dalla rete l’applicazione che aveva inventato. “Non mi aspettavo sarebbe diventata così popolare – ha dichiarato Ni Chao al South China Morning Post Nel frattempo ho anche ricevuto molte pressioni dal Ministero delle Ferrovie”. Ni è stato infatti invitato dalle autorità competenti “a prendere un the”, un modo molto in voga tra i cinesi per spiegare in poche parole che si è stati chiamati dalla polizia per una chiacchierata informale.

Il punto che gli si contestava era che, con il suo sistema, aveva diffuso il panico tra chi era già ansioso di comprare il biglietto. Chen Xiandong, un alto funzionario del Ministero delle Ferrovie ha tuonato dalle pagine del Quotidiano del Popolo, la voce ufficiale dell’establishment comunista cinese, che usare il plug in di Ni era come “passare con il rosso, disturbando un traffico ordinato”. Un’altra obiezione che gli è stata mossa è quella di non aver tenuto conto del fatto che la maggior parte dei migranti non è capace e né ha il tempo di navigare in internet. Sarebbe quindi incappata più facilmente nei tranelli dei malintenzionati che avrebbero comprato i biglietti per poi rivenderli a prezzi maggiorati.

Ni Chao tra pressioni dall’alto e sensi di colpa è stato così costretto a ritirare la sua applicazione, ma non ha rinunciato a puntualizzare le sue ragioni. Intanto, secondo lui e molti altri, il problema principale è che i biglietti non soddisfano nemmeno lontanamente la richiesta. E inoltre chiunque abbia un po’ di esperienza informatica avrebbe potuto o potrà sviluppare un sistema simile. Anzi a voler essere precisi, il suo plug in seguiva pedissequamente le regole del Ministero delle Ferrovie che impongono che devono trascorrere almeno cinque secondi dopo ogni richiesta inviata.

Ma c’è qualcos’altro che lo lascia, per usare le sue stesse parole, “ancora più interdetto”. Un servizio molto simile al suo, è ora offerto proprio dal sito dello stesso Quotidiano de popolo. Si chiama Jike e anzi, secondo Ni Chao offre un servizio addirittura più avanzato: “Il mio semplicemente ti avvisava quando un biglietto era disponibile, Jike ti aiuta proprio ad ordinarlo. Insomma, alla guerra per i biglietti del treno ora partecipa anche la squadra nazionale”.

[Scritto per Left; fotocredits: chinasmack.com]