Per conoscere la Cina bisogna iniziare dal cuore e Chongqing è rimasta nel mio. E’ una città sconosciuta ai più, ma della quale non si può fare a meno.

Cinque cose in breve da sapere su Chongqing:

▪Porto di collegamento e snodo cruciale tra la parte est, più sviluppata, e quella ovest, meno all’avanguardia
▪Punto di incontro di strategica importanza tra i fiumi Yangtze – fiume Azzurro – e Jialing
▪Tra il 1937 e il 1945 capitale provvisoria durante il governo di Chiang Kai-shek
▪Municipalità dal 1997
▪Dal 2013 il governo centrale punta alla politica “Go West” per lo sviluppo della municipalità e di altre regioni interne

Chongqing non riposa. Mai. Più di tre milioni di abitanti nel solo distretto centrale della città: Yuzhong. Numero che cresce di giorno in giorno grazie alla veloce urbanizzazione.

Che a Chongqing vivano tante persone te ne rendi conto non appena esci dalla metro alla fermata Jiefangbei, cuore pulsante della città. Dopo aver attraversato un fiume di gente e aver preso tre diverse scale mobili di tre minuti ciascuna, eccoti sbucare fuori dai sotterranei della metro, proprio in centro alla piazza. Qui, dritto davanti a te, il “monumento della liberazione”, uno dei simboli di Chongqing, a quanto dice la gente del luogo “un monumento di cui andar fieri”. Quattro rolex in totale, uno per lato, scandiscono il passare delle ore.

Che a Chongqing vivano tante persone te ne rendi conto non appena metti un piede fuori casa. Il traffico costante travolge e sconvolge la tua routine, per fortuna gli esperti tassisti conoscono la città come le loro tasche: ogni semaforo, ponte e strada a senso unico. Ricordano minuti di percorrenza e scorciatoie come se non avessero fatto altro per tutta la vita. E probabilmente è così.
I più giovani, soprattutto chi si è trasferito da fuori, fanno affidamento al maps sullo smartphone – non Google Maps, ma Baidu Maps. Chi non è del luogo fa fatica a capire e abituarsi alla mappatura. “Città collinare” per eccellenza, l’uso della bicicletta è quasi impossibile se non per brevi tratti in pianura. È un sali e scendi continuo. L’urbanistica è quanto di più incomprensibile possa esistere, ribalta ogni regola. Il primo piano del lato est di un palazzo, è il decimo del lato ad ovest.

Hongyadong ne è l’esempio perfetto. Famoso per la somiglianza con le costruzioni di “La città incantata”, anime del regista e fumettista giapponese Hayao Miyazaki, Hongyadong ha due accessi: al primo e all’undicesimo piano. Entrando dal retro, dal centro città, ci si ritrova direttamente all’undicesimo piano; entrando dalla porta principale, lato fiume, si parte dal primo. L’entrata all’undicesimo piano è la più affollata perché si passa dal centro città per arrivare in 5 minuti a piedi sul rooftop di Hongyadong che dà sul Chongqing Grand Theatre nella riva opposta. L’ascensore – sì, uno solo; alcuni dicono ce ne siano due ma molti si sono persi cercandolo – percorre tutti i piani, ma la calca è così tanta che spesso ci si ritrova ad aspettare più di quindici minuti prima di ritrovarsi spinti dentro, a forza, dalla fila alle spalle. La cosa più veloce, e sicuramente più tipica, è addentrarsi negli stretti viali e percorrere i gradini ricavati dalla roccia. Negli undici livelli di Hongyadong si trova di tutto: dalle bancarelle per i souvenir a ristoranti di lusso dove sorseggiare tè o gustare dell’ottima anatra pechinese con vista sul fiume.

Negli anni passati le instabili scalinate, ormai quasi del tutto ricostruite per il turismo, erano l’unica via di comunicazione tra la parte giù, in riva al primo piano, e la parte sopra, all’undicesimo. Questi stretti viali venivano percorsi dai Bangbang: i portatori di merce.

I Bangbang trasportano qualsiasi tipo di merce legata a delle corde poi appese a delle bacchette di bambù posizionate sulle spalle. In continui sali e scendi nei ripidi pendii collinari della città, sembrano instancabili. È facile trovarli nelle vie secondarie del cuore di Chongqing, nel distretto Yuzhong, il centro finanziario. Sì, proprio quello del monumento della liberazione con i quattro rolex. La zona centrale si presenta lussuosa, con vetrine brillanti e ben arredate che attirano lo sguardo, grandi marchi e tutto tirato a lucido.

Girando l’angolo, però, si viene catapultati in un’altra Cina, un’altra Chongqing. Quella vera. Le vie secondarie del centro città e la maggior parte della periferia sono un labirinto che tenta di resistere alla politica dello sviluppo, restii ad abbandonare i loro usi. Strade tortuose, lunghe discese e interminabili salite, bancarelle che costeggiano la banchina rappresentano ancora quello che resta della Chongqing che tenta di sopravvivere e adattarsi agli angusti spazi rimasti ai margini dei cantieri.

 La piazza di Chaotianmen non ha resistito all’impeto di urbanizzazione.

Percorrendo verso est la costa del fiume Jialing ci ritroviamo nella punta dell’isolotto del distretto di Yuzhong: piazza Chaotianmen, porto mercantile. Ampio spazio in cui un tempo gli abitanti di Chongqing erano soliti allestire piccoli mercati all’aperto, riunirsi nei loro balli post cena o semplicemente passeggiare. La piazza corrisponde alla punta dell’isolotto finanziario dove si incontrano i due fiumi. È qui che sorge un agglomerato di grattacieli in costruzione, edifici abbandonati, cantieri e vecchie abitazioni distrutte per far spazio al grattacielo orizzontale più alto del mondo: il Raffles Tower.

Un ambizioso progetto che vede la costruzione di otto torri in totale, sei delle quali sono collegate al ponte panoramico orizzontale posizionato a 250 metri d’altezza.

Sono arrivata a Chongqing nell’agosto 2017. Ero lì quando il Raffles tower era ancora in costruzione e tutto attorno erano solo macerie. Ero lì quando perdersi nei dintorni significava chiedere ai pescatori quale strada prendere per tornare in centro e la risposta era sempre “Devi salire. Prendi la strada che sale e non sbagli”. Ero lì quando gli unici rumori a sentirsi erano saldatrici e ferri che battevano, e andare in piazza era impossibile: lavori in corso. Ed ero lì quando il Raffles tower è stato finito e tutto attorno hanno continuato a esserci macerie. Scaricate nelle strade laterali, in quelle dove nessuno passa ma che sono ancora abitate dalla gente del luogo.
Entrando in una delle torri, quella che ospita il centro commerciale, si accede a un’altra dimensione. Una realtà fatta di lusso sfrenato e scale mobili che si incrociano. È la porta per Narnia, direbbero alcuni. Fuori è cupo. Sono circondata da resti di calcestruzzo che non hanno ancora fatto in tempo a smaltire. Dentro è sfarzo senza via d’uscita. [Continua…]

Di Martina Bucolo*

*Laurea magistrale in relazioni internazionali e comunicazione interculturale all’università di Enna (Kore). Ha insegnato cinese ai bambini di una scuola dell’infanzia tramite un progetto in collaborazione con l’Istituto Confucio di Enna. Dopo la laurea si è trasferita in Cina, dove ha insegnato italiano ai cinesi, prima a Chongqing in una scuola elementare e poi a Chengdu alla Sichuan Normal University (dove è tutt’ora)