“아니 perché 엄마가 어제 supermercato 갔는데 e c’era una fila che non finiva più”. Non si tratta di un errore dettato dalla confusione, ma di un modo in cui un parlante italo-coreano può pensare alla frase: “No perché ieri mamma è andata al supermercato e c’era una fila che non finiva più”.

Secondo quanto afferma Laura Zanfrini, docente presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, la società multietnica è un sistema sociale in cui convivono soggetti con identità etniche diverse, anche qualora non necessariamente integrate tra loro. Per la Language Policy Division del Concilio Europeo, la multiculturalità vissuta nel continente sta portando alla nascita di individui sempre più “pluriculturali”, solitamente provenienti dalle minoranze etniche, e sempre più fondamentali per far progredire il processo di coesione europea e internazionale.

Nonostante la gran parte degli italiani pensi che gli immigrati abbiano un impatto negativo e siano oltre il 30% della popolazione, stando ai dati ISTAT al 31/12/2019 gli stranieri residenti in Italia sono 5.039.637, circa l’8,4% del totale, meno di tre volte quanto percepito dall’opinione pubblica. Un fenomeno che crea ulteriori distorsioni sul piano politico e socio-culturale -dalla xenofobia all’esclusione sociale- ostacolando la valorizzazione della pluriculturalità.

Le comunità sudcoreane in Italia

Osservando i dati raccolti dal centro studi e ricerche IDOS, le comunità straniere più numerose sono quella rumena, albanese e marocchina, seguite da quella cinese. Tra le comunità asiatiche, un’esigua parte degli stranieri residenti in Italia, circa lo 0,07%, è costituito da persone provenienti dalla Corea del Sud (3783), distribuite per il 70% tra Lombardia e Lazio, e in crescita del 23% dal 2014. In proporzione, gli italiani residenti nella penisola asiatica sono circa 9 molte meno. Le donne rappresentano circa il 60%, raggiungendo picchi dell’80-90% in sei regioni, mentre in Toscana sono quasi il doppio degli uomini.

La Corea del Sud oggi è in forte crescita sul piano globale e sempre più persone iniziano ad apprezzare personalità, prodotti e cultura, ma le prime comunità di coreani arrivarono in Italia già dagli anni ‘50, durante la Guerra di Corea. In occidente, le ricerche sul plurilinguismo dei coreani si concentrano prevalentemente sui nativi inglesi, e per ora nel nostro paese non sono mai stati raccolti abbastanza dati per poter condurre uno studio sistematico del fenomeno.

Lo studio sugli italo-coreani

La domanda che ci si pone a questo punto è se, una collettività così modesta e così lontana dalla nostra, sia riuscita ad integrarsi nella società italiana e quali strategie siano state messe in campo per valorizzare e potenziare l’interazione sociale, culturale e linguistica delle comunità di coreani in Italia. Tra questi, uno degli aspetti più singolari della ricerca è la volontà di approfondire il fenomeno dell’endofasia, ovvero il fenomeno del “parlare da soli” o “parlare con se stessi”, per comprendere quali sia la “linguaggio interiore” delle vecchie e delle nuove generazioni.

A tal fine, il seguente lavoro realizzato con L’Università di Roma la Sapienza e promosso insieme all’ Associazione KING (Korean Italian New Generation), China Files e K-Pop News, parte da una riflessione sugli studi più recenti relativi al fenomeno, articolandosi attraverso lo sviluppo e la somministrazione di un questionario destinato alle comunità di italo-coreani, per rilevare le conoscenze, le preferenze, le abilità, gli atti linguistici e l’endofasia dei parlanti.

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