India – Punjab, paradiso del narcotraffico

In by Simone

Il Punjab, terra d`origine degli orgogliosi Sikh, un tempo capitana dell`agricoltura nazionale, assiste all`inesorabile consumo di un`intera generazione schiacciata tra disoccupazione e tossicodipendenza. E la malavita organizzata mette le radici.
Il Punjab è una regione situata ai confini occidentali del subcontinente indiano, una regione che la Storia non ha attraversato senza lasciare tracce. Nel 1947, all`epoca della Partition, il distacco del Pakistan musulmano dall`India indipendente, la regione fu oggetto di un feroce contendere tra i due Stati, che optarono per risolvere il conflitto con una netta linea divisoria: la parte occidentale sarebbe diventata pakistana e quella orientale indiana.

La scissione non fu indolore e costrinse la popolazione di fede hindu e sikh residente ad ovest a lasciare case e terreni per spostarsi ad est e viceversa fece la popolazione musulmana: rabbia e frustrazione sfociarono presto in violenze e massacri, lasciando sul terreno più di centomila morti.

Il Punjab  (letteralmente “terra dei cinque fiumi” ), è una delle zone più fertili del globo: la sola parte indiana produce l`1 per cento del riso del pianeta ed il 2 per cento di cotone e frumento. Tra gli anni Quaranta e gli anni Settanta lo stato capitanò la cosiddetta Green Revolution, contribuendo sigificativamente al miglioramento del livello alimentare e occupazionale della nazione.

Oggi la situazione sembra essere cambiata e ben lontana dai passati splendori: l`agricoltura arranca sotto i colpi del mercato globale e molti contadini non riescono a pagare i debiti contratti per l`acquisto di semi, fertilizzanti e macchinari. Disperazione e apatia hanno dato vita, negli ultimi dieci anni, ad un larghissimo abuso di droghe – principalmente eroina e derivati dell’oppio – che ha trasformato lo Stato nel paradiso del narcotraffico e nell`inferno della tossicodipendenza.

Secondo uno studio condotto dal Department of Social Security Development of Women and Children, il 67 per cento delle famiglie rurali punjabi ha almeno un tossicodipendente in famiglia, per la maggior parte giovani sotto i trent`anni. Non sempre, però, nei villaggi ci si possono permettere droghe pure e ben sintetizzate e, per sfamare l`astinenza, si fa ricorso a cocktail di farmaci a basso costo, una pratica che ha contribuito alla nascita di una rete di distribuzione illegale diffusa in tutto il territorio: anche in villaggi molto piccoli, con meno di duemila abitanti, si possono trovare una decina di farmacie ma, stranamente, nessun vero farmacista.

Non è difficile capire come la regione sia diventata terreno fertile per le organizzazioni criminali locali, che non faticano a trovare persone disposte a tutto in cambio di qualche dose.

Struttura, orgaingramma e numero di membri di questi gruppi non risultano ancora chiari e, sicuramente, molto va ancora studiato. Le organizzazioni criminali attive in Punjab non sembrano essere caratterizzate da strutture famigliari, quanto piuttosto da comitati d`affari, risultando simili ai cartelli sudamericani piuttosto che ad organizzazioni di più antica tradizione come Cosa Nostra o la `Ndrangheta.

Si differenziano dalle celebri organizzazioni latine, però, per il basso utilizzo della violenza: una strategia in linea con la tradizione delle famiglie mafiose siciliane prima della “dirigenza Riina”, che ritenevano più proficuo evitarel`utilizzo sensazionale della violenza onde evitare fastidiose attenzioni della forza pubblica.

L`eroina, come sempre, risulta essere la principale responsabile della distruzione di una generazione di giovani punjabi. L‘oppio grezzo, suo principale ingrediente, viene prodotto principalmente in Afghanistan, transita dal Pakistan e attraverso l`utilizzo di corrieri arriva in Punjab, dove viene raffinato e preparato sia per il consumo interno che per l`esportazione.

Le cifre dei sequestri sono illuminanti sull`andamento del fenomeno: nel 2013 sono stati sequestrati nella regione 322 kg di eroina pura, a fronte dei 288 kg del 2012. Oppio ed eroina non sono le uniche droghe a trovare spazio nella regione: anfetamine e derivati stanno prendendo velocemente piede, soprattutto grazie alla crescente domanda di Sud-Est Asiatico e Nord America.

La rapida diffusione di queste sostanze risiede nella convenienza del processo di cottura dei cristalli: in India esiste uno sviluppato mercato nero di componenti farmaceutici di base e non è difficile procurarsi a prezzi vantaggiosi i reagenti necessari alla sintesi. Per capirci, basti pensare che i reagenti necessari delle anfetamine possono essere acquistate per 15 mila rupie al chilo – attualmente un valore di circa 200 euro – e producono cristalli purissimi che vengono venduti sul mercato americano a 500 mila rupie al chilo – circa 60 mila euro.

Una volta arrivati in America, i cristalli vengono tagliati e, aggiunta dopo aggiunta, possono tranquillamente aumentare il loro peso originale almeno del 30 per cento, aumentando notevolmente la redditività. La polizia indiana stima che il giro d`affari annuo legato al traffico di droga dal ed in Punjab ammonti a circa 600 miliardi di rupie, pari a poco più di sette miliardi di euro.

A coronamento del tutto si pensi che l`India costituisce un luogo relativamente sicuro dove innestare raffinerie e centri di smistamento: la corruzione endemica e diffusa a tutti i livelli, se ben utilizzata, può garantire altissimi livelli di impunità.

[Foto credit: channelnewsasia.com]

* Daniele Pagani (@paganida) laureato in Storia contemporanea all’Università degli Studi di Siena, vive a New Delhi dall’inizio del 2014 e ha appena concluso un internship presso il quotidiano nazionale The Hindu. Il suo blog è Impicci.