India – Buon compleanno Big B

In by Simone

Amitabh Bachchan compie 70 anni. In 100 anni di storia di Bollywood, il cinema indiano non aveva mai avuto una superstar tanto idolatrata dal pubblico. Attore, presentatore tv, politico e sex symbol, Big B ha rivoluzionato l’intrattenimento in India. Prossima tappa: Hollywood.
Francois Truffaut lo definì una one-man industry per la capacità di reggere in piedi la più copiosa produzione cinematografica della Terra per quarant’anni filati grazie al carisma dei suoi personaggi.

Amitabh Bachchan è sinonimo di Bollywood, il divo per eccellenza, immortalato in statua di cera da Madame Tussauds e venerato sotto forma di icona religiosa nel tempio a lui dedicato nella città di Calcutta.

L’11 Ottobre 2012 Amitabh Bacchan compie settant’anni e si prepara ad esordire nella sua prima pellicola hollywoodiana insieme a Leonardo Di Caprio per il nuovo Grande Gatsby di Baz Luhrmann.

La televisione indiana lo celebra con edizioni speciali e carrellate dei suoi dialoghi più famosi dagli anni Settanta  sino ad oggi: una lunga e controversa carriera fatta di picchi e di colossali tracolli, di cinema ma anche di politica, scandali, incidenti e televisione.

Nato ad Allahabad nel 1942, il giovane Amitabh Bachchan emigrò a Calcutta, nel Bengala Occidentale, in cerca di fortuna. Quando Big B (così lo chiamano i fan) era ancora un illustre sconosciuto, la passione per il teatro e il suo vocione, particolarmente suadente e baritonale, non passarono inosservati a Mrinal Sen, celebre regista filo-socialista, che gli offrì il suo primissimo ruolo da voce narrante nel 1969 per il film Bhuban Shome.

Fu sempre la sua voce a richiamare l’attenzione del pluripremiato Satyajit Ray, che lo volle come narratore per il film sulla dissolutezza degli ultimi Moghul, Il Giocatore di Scacchi (Shatranj ke khilari, 1977).

Il successo esplode a metà degli anni Settanta e rivoluziona l’estetica del cinema hindi: Amitabh Bacchan sostituisce al canonico protagonista soffice e delicato, cresciuto a suon di remissiva non-violenza gandhiana, un eroe ruvido e irriverente, con il naso grande e la ribellione nello sguardo.

E’ il personaggio del così detto angry young man, che lo portò alla ribalta incarnando tutti i sogni e le speranze della folta popolazione impotente sotto al pugno di ferro della povertà e di Indira Gandhi.

Il giovane indignato trionfa al botteghino con il celeberrimo Deewaar (Il Muro, 1975), dove Amitabh è l’uomo della strada che padroneggia l’arte di arrangiarsi, e il masala-western Sholay (Fiamme, 1975), impareggiabile pietra miliare del cinema indiano secondo il British Film Institute, in cui interpreta un personaggio al limite fra il fascinoso ladruncolo e il cacciatore di taglie.

L’ascesa della superstar viene frenata da un tragico incidente: nel 1982, mentre girava una scena di combattimento senza controfigura per il film Coolie (Il Facchino, 1983), Bachchan riceve un pugno imprevisto, che lo spinge violentemente contro l’angolo di un tavolo.

Le condizioni del noto attore sono gravissime e un esercito di ammiratori si raduna in preghiera, dimostrando una devozione che mai aveva coinvolto in tale misura il cinema indiano.

Anche per via del pubblicitario incidente semi-mortale, Coolie fu un successo inaudito, ma Big B non riuscì mai del tutto a riprendersi dai danni subiti all’intestino. Gli venne diagnosticata una malattia neuromuscolare e l’attore preferì ritirarsi temporaneamente dal grande schermo per tentare la strada della politica.

La scalata di Amitabh Bachchan verso la fama non è certo priva di macchie e controversie. Giunto al mercato cinematografico di Bombay grazie ad una raccomandazione del Primo Ministro in persona (con cui il padre Harivamsh Rai Bacchan, scrittore e poeta di successo, era in ottimi rapporti), Bachchan fu al centro di diversi scandali, dall’adulterio alla corruzione.

La relazione con l’attrice Rekha, più o meno all’insaputa della moglie Jaya Bhaduri, anche lei eroina di Bollywood, venne rappresentata nel triangolo amoroso della trama di Silsila (1981), dove i protagonisti recitano nei ruoli dei loro pettegolezzi viventi, suscitando grande scalpore.

Pronto a reinventarsi e improvvisare alla bisogna, dopo essere finito sull’orlo della bancarotta Big B azzarda qualche iniziativa per rimpolpare le finanze: sponsorizza un’edizione di Miss Universo rischiando nuovamente il tracollo finanziario, poi si lancia sul mercato televisivo, e recupera fama e credibilità conducendo Kon banega crorepati (la versione indiana di Chi vuol essere milionario).

Nonostante l’età avanzata e le riviste di gossip, che le descrivono come un vecchio calvo e pervertito, il fu angry young man ritorna a sorprenderci sul grande schermo negli anni 2000, inventando un personaggio inedito nel cinema hindi che gli assicura visibilità e successo sino al giorno d’oggi.

Da scugnizzo arrogantello e disobbediente, il maturo e incanutito Bachchan si trasforma nel padre di famiglia progressista e sbarazzino, amorevole con figli e nuore, trasgressivo nella scanzonata vita personale, audace nel bere e nel vestire ma sempre di solidi e sani principi.

E’ il ruolo del dongiovanni brizzolato e del suocero di aperte vedute che sancisce l’intramontabile celebrità di film come Baghban (Il Giardiniere, 2003), Babul (Paparino, 2006), Kabhi Alvida Na Kehna (Non dire mai addio, 2006), per citarne solo alcuni, in cui B si destreggia ancora in mirabolanti coreografie.

Dal Grande Fratello all’industria pubblicitaria, non c’è ambito del bombardamento audiovisivo che non sia stato esplorato, se non rivoluzionato, da Amitabh Bachchan negli ultimi settant’anni.

Mentre un museo adiacente al tempio di Calcutta è pronto ad ospitare cimeli e reliquie dei suoi set cinematografici, il Grande B festeggia al Film Institute di Bombay con un entourage di 800 celebrità e un discreto abito in velluto nero, brindando ai tempi andati e a quelli da venire.

[Foto credit: www.flickr.com/photos/sanjayausta/; wikipedia.org; hiren.info]