India – Autobiografia di un indiano ignoto

In by Simone

Recensione dell’ultimo libro di R Raj Rao tradotto in italiano per Metropoli d’Asia. Il mondo sommerso dei bar di Bombay e dei soprusi quotidiani subiti dai personaggi di Rao mettono alla luce il coraggio e la provocazione di una componente sociale alle prese con il tabù del sesso.
Autobiografia di un indiano ignoto (14,50 euro, 230 pagine, edito da Metropoli d’Asia) è una macedonia di racconti brevi, ognuno caratterizzato da un proprio appeal e da un diverso grado di riuscita. Il filo trapuntato che unisce in un denominatore comune di coerenza narrativa il patchwork di racconti consiste senza dubbio nella costante presenza dell’attrazione omosessuale e in una prosa svelta e mai ridondante.

Brillanti fotografi di Bombay, attempati professori universitari attratti da garzoni bangladeshi e critici letterari seviziati sono fra i protagonisti del mondo gay indiano rappresentato da R. Raj Rao, docente di inglese all’Università di Pune, fondatore del circolo universitario di letteratura ‘alternativa’ Queer Studies Circle, apertamente e spassionatamente omosessuale, ispiratore del primissimo film indiano a tematica gay (dall’assonante titolo di “Bomgay”) grazie ai suoi componimenti in versi.

In Autobiografia di un indiano ignoto – titolo di uno dei quindici racconti nonché celebre romanzo autobiografico di Nirad Chaudhuri risalente al 1951 – emerge una visione onnicomprensiva delle dinamiche contraddittorie della società indiana contemporanea, dai parossismi di una megalopoli come Bombay alle comunità indiane espatriate a Trinidad e in California, dai fondamentalismi religiosi di matrice indù alle continue discriminazioni sferzate dall’omofobia dilagante.

Rao riesce ad instillare nel lettore occidentale la chiara sensazione di ottusa ostilità a cui è soggetta l’opinione pubblica indiana appena si sfiora il martellante tabù del sesso: i suoi personaggi dilaniati dalla sindrome di "non-normalità" si affidano a psicanalisti, santoni, bottiglie di rum e fantomatici dottori dal potere di curare l’omosessualità con pillole agli ormoni dagli effetti distruttivi.

Particolarmente brillante il tentativo di evidenziare come la segregazione sessuale, tradizionalmente raccomandata dalla conservatrice "famiglia allargata" all’indiana, non faccia che iperbolizzare l’attrazione erotica verso lo stesso sesso: il fisiologico bisogno di contatto fisico, se autorizzato solamente verso le amicizie dello stesso genere, trasforma l’affetto cameratista di un semplice tenersi per mano in un viscerale sfogo di maturità sessuale repressa.

… Non so se il mio gesto poteva essere interpretato come un gesto a sfondo sessuale, tenderei a pensare di no, ma una cosa è certa: nella nostra città il semplice fatto di essere vicini gli uni agli altri, di essere prossimi quando si dorme, si mangia, si lavora, si è in autobus o in treno, può accendere un desiderio che in circostanze normali non verrebbe. Un desiderio perverso, innaturale.

Allo stesso tempo la possibilità indiana di stringere rapporti di un’intimità pubblicamente accettata con i compagni dello stesso sesso ci porta a riflettere sull’altra faccia della discriminazione di un Occidente legalmente libero ma quotidianamente più malizioso del subcontinente, dove la depenalizzazione del "reato di omosessualità" non è più anziana del 2 Luglio 2009, quando il governo indiano decise di abolire la sezione 337 del Codice Penale legalizzando così gli intercorsi sessuali fra adulti consenzienti dello stesso sesso.

…Più tardi, durante il film, cercai in tutti i modi di tenergli la mano ma lui non volle cedere. Forse lo avrebbe fatto se fossimo stati in India o in Bangladesh. Ma in Occidente uno doveva stare attento a come si comportava in pubblico”.

La giovane letteratura postcoloniale a tematica gay si arricchisce dei raggiungimenti stilistici di R. Raj Rao grazie ai suoi espedienti narrativi d’effetto: i suoi racconti possono prendere le forme imprevedibili di telegrafiche corrispondenze tra amanti delusi, pagine segrete di diari tanto concisi da apparire stenografici, bozze di sceneggiature per una fiction televisiva, interviste a scrittori idealisti e bistrattati, reportage di attiviste europee nelle centrali di polizia indiana, flussi di coscienza di travestiti appena operati.

Nonostante la ricercata volgarità e il poco elegante erotismo di alcune scene risulti vagamente forzato all’interno della trama narrativa, Rao porta in vita l’emotività arcobaleno dei suoi personaggi denunciandone i soprusi e le ingiustizie inferte da una società ormai completamente alienata dalle sue origini: la decantata India dell’omofobia scaturisce dalla stessa terra su cui gli eunuchi (hijra) vengono chiamati a propiziare battesimi e matrimoni e i volti del dio Shiva acquisiscono i tratti scultorei di un Ardhanarishvara, il Dio metà uomo e metà donna che riassume solennemente in sé le opposte componenti cosmogoniche.

[Foto credit: proectbolo.com]