India – Apologia nazista con disinvoltura

In by Simone

L’edizione post elezioni di Open Magazine, periodico in lingua inglese molto popolare in India, ha celebrato la vittoria a valanga di Narendra Modi mostrando in copertina un primo piano del leader del Bharatiya Janata Party (Bjp) accompagnato dalla didascalia “Triumph of the will”, “Il trionfo della volontà”. Titolo di una pellicola che esaltava il Terzo Reich.
La scelta provocatoria ha sollevato le critiche di buona parte degli ambienti progressisti indiani, facendo riferimento esplicito a Triumph des Willens, il lungometraggio girato da Leni Riefensthal nel 1935 che documenta il congresso del partito nazista, esemplare documento della propaganda hitleriana ancora oggi oggetto di studi e analisi da parte di esperti di marketing e curatori d’immagine per l’efficacia nel veicolare e sovraesporre la carica emotiva e carismatica di Adolf Hitler.

Open Magazine, che durante la campagna elettorale aveva velatamente manifestato il proprio sostegno alla candidatura di Modi, è uscito con una serie di articoli celebrativi del nuovo primo ministro indiano, alternando pezzi di analisi e consigli al nuovo leader con articoli di colore come The Modi hotness quotient, una disamina sul fascino che l’ex chief minister del Gujarat – 63 anni, tecnicamente sposato in un matrimonio combinato mai consumato – eserciterebbe nei confronti dell’elettorato femminile nazionale.

Non è ancora chiaro se la scelta di Open Magazine sia dovuta a un macabro sarcasmo o all’esaltazione di stampo hitleriano di Modi – il magazine online Scroll.in, chiedendo delucidazioni a riguardo alla redazione di Open, non ha ricevuto risposta – ma certamente il titolo si inserisce nell’utilizzo disincantato della retorica nazista che in India abbraccia una vasta gamma di settori, dalla politica al marketing.

M.S. Golwalkar, ideologo nazionalista del concetto di supremazia hindu (hindutva) e, nella prima metà del secolo scorso, storico leader della Rashtriya Swayamsevak Sangh (Rss) – la formazione paramilitare di destra dove Modi ha militato ininterrottamente fin dall’età di 8 anni – , non ha mai fatto segreto della propria fascinazione per la figura di Adolf Hitler, paragonando il concetto di purezza della razza alla battaglia identitaria che il popolo di fede hindu dovrebbe intraprendere contro gli “invasori” musulmani.

Anche il mondo dell’intrattenimento ha pescato a piene mani dal vocabolario nazista, producendo una soap opera intitolata Hitler Didi (Sorella maggiore Hitler) e una serie di pellicole dove il nome del Fhurer viene utilizzato con una leggerezza inedita nel cosiddetto mondo Occidentale, come in Hero Hitler in Love (commedia romantica punjabi) o nel celebre Gandhi to Hitler, rappresentazione cinematografica degli ultimi giorni del leader nazista che si sviluppa attorno al carteggio tra Adolf Hitler e il Mahatma Gandhi.

Due anni fa fece molto discutere l’”Hitler store”, un negozio di vestiti aperto ad Ahmedabad, in Gujarat, mentre in tutto il paese è facilissimo vedere esposta sulle bancarelle l’autobiografia e manifesto programmatico di Hitler Mein Kampf, in India una sorta di best seller.

La ragione di questo sdoganamento nazista nella Repubblica indiana, secondo un’intervista rilasciata a Businessweek da Navras Jaat Aafreedi (professore di scienze politiche alla Gautam Buddha University di New Delhi), risiederebbe nell’insegnamento della storia nel paese, dove l’avanzata nazista viene assimilata ad un progressivo indebolimento dell’Impero Britannico, contribuendo indirettamente alla lotta di indipendenza nazionale.

Escludendo le frange apertamente ispirate all’ideologia nazista (come il Shiv Sena, organizzazione paramilitare attiva in Maharashtra), per molti Hitler è “semplicemente” il simbolo dell’uomo solo al potere, un condottiero militaresco in grado di prendere decisioni audaci e, banalmente, di “fare”.

Tutte caratteristiche che, senza comprendere gli orrori dell’Olocausto, sono state tributate in massa dal popolo indiano a Narendra Modi, che ha votato in massa il candidato del Bjp portandolo ad una vittoria da record: 282 seggi in parlamento su 543.
L’uomo del fare che l’India, evidentemente, stava aspettando.

[Scritto per Lettera43; foto credit: kafila.org; delhiplane.fr]