Tregua Cina-Usa: ok della Cina alle richeste Usa, ma mancano i dettagli
La Cina applicherà al più presto le misure concordate con gli Stati Uniti per favorire una tregua nella guerra commerciale che vede opposte le due maggiori economie al mondo. I dettagli sono ancora pochi e questo non ha fatto altro che far oscillare verso il basso le borse nella giornata di ieri. Nelle scorse ore, la Casa Bianca aveva fatto sapere che la Cina aveva dato l’ok ad acquistare una maggiore quantità di prodotti agricoli dagli Stati Uniti per ridurre gli squilibri nella bilancia commerciale. I negoziatori delle due parti avranno altri 90 giorni per discutere di “modifiche strutturali” agli attuali accordi relativi a trasferimenti di tecnologia, proprietà intellettuale e sicurezza informatica. Intanto, si attendono sviluppi sull’arresto in Canada della manager di Huawei Meng Wanzhou.

Operai sottopagati nelle fabbriche giocattoli Disney 
Operaie sottopagate e senza ferie. Un’indagine delle ong Solidar Suisse e China Labor Watch ha rivelato questa stortura in una fabbrica che produce bambole per grandi brand del settore dei giocattoli, tra cui Disney e Mattel. L’azienda era inoltre certificata dall’Ethical Toy Programme, un programma di controlli e verifiche che sorveglia sugli standard lavorativi in oltre mille aziende nel mondo. Scoperte queste che sorprendono ma non sono rare. Da qui l’invito degli attivisti ai consumatori: esercitare pressioni sui grandi brand che producono beni di consumo, soprattutto in vista delle feste natalizie.

Xinjiang, leader uiguro chiama all’azione l’Occidente contro un possibile “genocidio” 
Il leader di un gruppo che tutela la minoranza uigura, un gruppo etnico di religione musulmana originario dell Xinjiang, regione nell’estremo ovest della Cina, ha invitato i governi delle democrazie occidentali a far fronte alle misure repressive che il governo cinese da anni adotta contro gli uiguri. Nury Turkel, il leader dell’Uyghur Human Rights Project (UHRP), in visita in Australia, ha denunciato una situazione drammatica che preluderebbe a un genocidio. Secondo alcune stime un milione di musulmani sarebbe rinchiuso in speciali campi “di addestramento tecnico” (così li definisce Pechino). Le Nazioni Unite hanno chiesto il rilascio immediato dei detenuti.

Nuova ondata di emigrazione rohingya
Finita la stagione dei monsoni sono ricominciati gli sbarchi di migranti rohingya sulle coste della Malaysia e della Thailandia. Almeno sei imbarcazioni di fortuna con centinaia di persone a bordo sono state intercettate dagli uomini delle guardie costiere dei paesi che si affacciano sul del Golfo del Bengala e del Mare delle Andamane. Secondo gli osservatori, l’emigrazione rohingya è tornata ai livelli del 2015. I migranti cercano di sfuggire alle violenze settarie di cui sono oggetto in Myanmar, paese a maggioranza buddhista, e alla repressione del governo birmano. Le Nazioni Unite parlano della situazione nello stato di Rakhine, dove la maggioranza della popolazione appartiene è rohingya e di religione musulmana, come di un nuovo “apartheid”.