In Cina e Asia – Sabotaggio sino-indiano alla COP26

In Notizie Brevi by Sharon De Cet

I titoli di oggi:

  • Sabotaggio sino-indiano alla COP26
  • Hong Kong: nuova revisione della sicurezza informatica in arrivo per alcune IPO
  • Nuove ombre sull’incontro virtuale tra Biden e Xi
  • Covid-19: quando e come potrà riaprire la Cina?
  • Apre la Beijing Stock Exchange
  • Filippine: Sara Duterte-Carpio si candida alla vicepresidenza

 

“Delusione”. E’ il sentimento che prevale all’indomani del comunicato congiunto rilasciato al termine della COP26. La Conferenza sul clima si è conclusa dopo lunghi e turbolenti negoziati: Cina e India “dovranno fornire delle spiegazioni” ai paesi in via di sviluppo più soggetti agli effetti del cambiamento climatico, ha dichiarato in conferenza stampa Alok Sharma, presidente della Cop26, alludendo alle pressioni dei due giganti asiatici per cambiare la dicitura dell’accordo relativa allo sfruttamento del carbone, da “eliminare gradualmente” a “ridurre gradualmente”.  Sharma ha comunque definito l’evento “un successo” dal momento che per la prima volta menziona una riduzione dei combustibili fossili. Pechino si è rifiutata di intraprendere tagli più ambiziosi delle emissioni rispetto a quelli già annunciati. Nella versione del proprio piano di contributo nazionale consegnato all’Onu, il gigante asiatico a semplicemente promesso di portare le fonti non fossili dal 20 al 25% del consumo energetico. [fonte SCMP, FT]

Apre la Beijing Stock Exchange

Debutto a sobbalzi per la nuova Borsa di Pechino. Stamattina il Beijing Stock Exchange ha aperto, con un rialzo delle aziende debuttanti, mentre le quotazioni delle società cofluite dal preesistente National Equities Exchange And Quotations Co., un mercato over-the-counter per società più piccole, hanno per la maggior parte registrato un calo. La nuova piattaforma della capitale ospita “i piccoli giganti”, imprese innovative ma che da tempo hanno difficoltà a raccogliere capitali perché non sono abbastanza grandi per essere quotate altrove. La borsa ha lo scopo di ampliare i canali di finanziamento per le aziende nella speranza di promuovere le ambizioni tecnologiche della Cina e ridurre la sua dipendenza dall’Occidente ed è il frutto dello sforzo decennale di Pechino per rendere i mercati finanziari della nazione – tipicamente soggetti a forti boom e contrazioni – più diversificati e stabili. Oggi ben 10 aziende hanno debuttato sulla nuova piazza, tra cui la società di analisi dati Shenzhen Suntang High-tech Co. e il produttore di componenti in cristallo di quarzo AnHui Jing Sai Technology, entrambe dopo aver raccolto 1,5 miliardi di yuan (235 milioni di dollari) dalle vendite di azioni nel periodo precedente. Le altre 71 società sono state trasferite dalla National Equities Exchange And Quotations Co., mercato over-the-counter per società di piccole dimensioni. Tecnicamente, la borsa fornisce un accesso più facile alle inserzioni rispetto allo Star board in stile Nasdaq di Shanghai e al ChiNext di Shenzhen – sono infatti necessari solamente 200 milioni di yuan per una capitalizzazione di mercato minima – e dovrebbe avere una liquidità migliore rispetto al NEEQ. Saranno inoltre consentite oscillazioni di prezzo più selvagge – fino al 30% in entrambi i modi ogni giorno – rispetto al 20% nelle altre due sedi. [fonte NIKKEI Bloomberg]

Nuove ombre sull’incontro virtuale tra Biden e Xi

L’ambasciata cinese a Washington è tornata al centro degli scandali in seguito alle dichiarazioni di alcuni dirigenti americani che hanno affermato di aver ricevuto lettere nelle quali vengono invitati a sollecitati i membri del Congresso a modificare o abbandonare i progetti di legge legati all’ US Innovation and Competition Act (Usica). L’USICA è l’ampia legislazione che gli Stati Uniti puntano ad implementare per rafforzare il proprio vantaggio concorrenziale con la Cina e finanziare la tanto necessaria produzione di semiconduttori, ed è stata approvata dal Senato con sostegno bipartisan a giugno. Un disegno di legge correlato chiamato Eagle Act, più strettamente incentrato sulla politica, è in fase di stallo, poiché negli ultimi mesi il Congresso americano si è preoccupato di altre iniziative interne. I funzionari di Pechino hanno avvertito che gli USA avrebbero rischiato di perdere quote di mercato in Cina se l’Eagle Act diventasse legge, secondo il testo di una lettera trasferita a Reuters da una fonte che ha chiesto di rimanere anonima. Numerosi destinatari hanno infatti espresso preoccupazioni riguardo al fatto che la richiesta della Cina potrebbe far ricadere sui dirigenti l’accusa di violazione del Foreign Agents Registration Act (Fara) se in futuro facessero pressioni sui legislatori su questioni simili. Sebbene al momento l’’ambasciata cinese e il capo dell’ufficio economico e commerciale non abbiano risposto alle richieste di commento, l’avvenimento getta ombre sinistre sull’incontro virtuale previsto oggi tra Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ed  il leader cinese Xi Jinping, che si spera creino invece una certa stabilità tra le crescenti tensioni tra le due superpotenze. Washington e Pechino si confronteranno su questioni che vanno dalle origini della pandemia di COVID-19 all’arsenale nucleare in espansione della Cina. I funzionari statunitensi ritengono che l’impegno diretto con Xi sia il modo migliore per evitare che i legami si trasformino in un conflitto. Anche Pechino sembrerebbe infatti desiderosa di evitare un confronto mentre attraversa un anno cruciale segnato dall’organizzazione dei Giochi olimpici invernali e l’importante Congresso del Partito Comunista in cui Xi cerca di costruire un terzo mandato senza precedenti. “I due leader discuteranno i modi per gestire responsabilmente la competizione, così come i modi per lavorare insieme dove i nostri interessi si allineano”, ha dichiarato in una nota il segretario stampa della Casa Bianca Jen Psaki. E le sinergie sino-americane sono principalmente relative al clima, riguardo al quale le due superpotenze hanno firmato un accordo a Glasgow per intensificare la cooperazione, tagliare le emissioni di metano, eliminare gradualmente il consumo di carbone e proteggere le foreste. I funzionari statunitensi hanno invece per ora escluso la possibilità di progressi nel commercio con Pechino: la Cina non ha infatti ancora ottemperato all’impegno di acquistare 200 miliardi di dollari in più in beni e servizi statunitensi, continuando però a spingere per ottenere sollievo dai centinaia di miliardi di dollari di dazi imposti sotto l’ex presidente Donald Trump. Altro tasto dolente èla situazione di Taiwan: il segretario di Stato Antony Blinken ha infatti fatto infuriare nuovamente Pechino affermato che Washington e i suoi alleati avrebbero intrapreso “azioni” non specificate se la Cina avesse usato la forza per alterare lo status quo dell’isola. [The Guardian; Reuters]

Hong Kong: nuova revisione della sicurezza informatica in arrivo per alcune IPO

In un post pubblicato domenica scorsa sul proprio account WeChat, la Cyberspace Administration of China – il regolatore cinese del cyberspazio – ha divulgato una bozza di legge che richiede alle società che perseguono quotazioni azionarie a Hong Kong di fornire rapporti di sicurezza informatica. La nuova proposta riguarderà anche tutte le piattaforme Internet che intendono istituire sedi centrali, centri operativi o di ricerca all’estero e che possiedono o trattano dati sensibili. Nello specifico, le aziende con oltre 100 milioni di utenti attivi ogni giorno dovranno far revisionare le modifiche alle loro politiche di sicurezza informatica da agenzie di terze parti e ottenere l’approvazione del governo, mentre le aziende che forniscono servizi di messaggistica istantanea saranno obbligate a ridurre le barriere all’accesso delle informazioni degli utenti o il trasferimento di file ad altre piattaforme Internet, ha affermato il regolatore. Le proposte saranno aperte alla revisione pubblica fino al 13 dicembre ed arrivano mentre Pechino continua a rafforzare la sua supervisione sul settore tecnologico e sui big data, con l’obiettivo di stabilire regole di governance sull’utilizzo degli algoritmi da parte dei colossi tecnologici. Tra i fini principali, quello di limitare la pratica conosciuta come “orto murato” , che impedisce la condivisione di collegamenti e servizi dei rivali tra le varie piattaforme tecnologiche. [ REUTERS]

Covid-19: quando e come potrà riaprire la Cina?

La Cina potrà tornare alla normalità post-pandemia solo se il tasso di mortalità dei casi sarà controllato allo 0,1% ed il tasso di riproduzione del coronavirus rimanesse nell’intervallo compreso tra 1,0 e 1,5. È quanto dichiarato da Zhong Nanshan, uno dei massimi esperti cinesi di malattie respiratorie e fidato consigliere del governo nella sua strategia contro Covid-19. Secondo Zhong, la realizzazione di questi criteri resterà comunque basata sull’inoculazione di massa, l’immunità di gregge e lo sviluppo internazionale di farmaci efficaci per il trattamento di Covid-19. Zhong ha precedentemente parlato delle condizioni in cui le restrizioni alle frontiere imposte dalla pandemia potrebbero essere riaperte, ma il suo discorso di giovedì è stato il primo in cui si sono stabiliti criteri specifici che tengono in conto anche gli indicatori di controllo della pandemia nel resto del mondo. I casi sono infatti aumentati a livello globale nelle ultime settimane, specialmente con l’arrivo dell’inverno nell’emisfero settentrionale ed il crescente scetticismo occidentale nei confronti del vaccino. Secondo Zhong, raggiungere l’immunità di gregge in tutto il mondo attraverso l’inoculazione di massa potrebbe richiedere da due a tre anni. Sebbene la Cina abbia avuto un tasso di mortalità inferiore allo 0,1%, la cifra è stata principalmente il risultato di misure restrittive speciali e non è stato testato dalle normali condizioni di vita. La Cina fa infatti affidamento sulla strategia zero-Covid, che ha permesso alla commissione sanitaria nazionale (NHC) di comprendere meglio il coronavirus in modo da poter organizzare le risorse e sviluppare vaccini. La politica zero-Covid è incentrata sul contenimento della trasmissione virale nelle comunità per scoprire e curare i pazienti il prima possibile, unito ad un percorso di riapertura e richiusura dinamico basato su quattro fattori: nessuna infezione locale correlata a casi importati, limitazione della comparsa di focolai locali, comparsa di casi di infezione a grappolo parziale in un’unica regione e comparsa di casi sporadici o a grappolo in più regioni. Ciò permette alla Cina di mantenere il normale funzionamento della società e promuovere allo stesso tempo lo sviluppo economico, almeno finché non si raggiunga l’immunità di massa. Prima di un tale contesto, riaprire frettolosamente il confine o allentare le misure anti-pandemia renderebbe vani i significativi risultati ottenuti finora dalla Cina. L’emergere di nuove varianti, la gravità della malattia e il tasso di vaccinazioni nazionale saranno dunque indicatori da prendere in considerazione per adeguare le misure anti-pandemia. Nel frattempo, continuano le quarantene: 10.000 studenti sono stati messi in isolamento in una città nella provincia cinese nord-orientale del Liaoning dopo un’epidemia di Covid-19. Due collegi per studenti nella zona ovest della città universitaria di Zhuanghe sono stati poi evacuati, con 3.291 dei suoi ex occupanti – ora considerati stretti contatti e Individui “ad alto rischio” – trasferiti in hotel in quarantena, secondo quanto affermato dalle autorità sanitarie della città di Dalian. [SCMP;GT;SCMP]

Filippine: Sara Duterte-Carpio si candida alla vicepresidenza

Le voci che da tempo correvano sulla possibile candidatura di Sara Duterte-Carpio alla vicepresidenza delle Filippine sono diventate certezza: la quarantatreenne, che ha sostituito suo padre Rodrigo Duterte come sindaco di Davao City , ha ufficialmente presentato la sua candidatura sabato scorso. Sara Duterte-Carpio correrà dunque alle elezioni del 9 maggio 2022 sotto il partito di coalizione del Partido Federal e Lakas-CMD, insieme a Ferdinand Marcos Jr. – controverso figlio e omonimo del defunto dittatore rovesciato nel 1986, ma personaggio scelto dal partito per ricoprire la presidenza. Per far spazio ai suoi impegni nazionali, Duterte-Carpio ha ritirato la sua candidatura per la rielezione a sindaco di Davao e si è dimessa dal suo partito. Le Filippine andranno alle urne il prossimo anno per decidere tutti i membri degli organi istituzionali, dal presidente fino ai governatori, sindaci e funzionari locali. Il paese eleggerà il suo vicepresidente separatamente dal presidente. Nella battaglia, Duterte-Carpio affronterà uno stretto alleato di suo padre, il senatore Bong Go, il presidente del Senato Tito Sotto, il senatore Kiko Pangilinan e l’ex deputato Walden Bello. Rodrigo Duterte si dimetterà dalla presidenza dopo aver servito sei anni in carica e non potrà cercare un secondo mandato in quanto proibito dalla Costituzione filippina: l’ex campione di boxe e senatore Manny Pacquiao; il vicepresidente in carica e critico di Duterte Leni Robredo; e Isko Moreno, sindaco di Manila. Marcos Jr., il figlio dell’ex dittatore a sua volta in corsa, ha detto di avere l’appoggio di Sara Duterte, di fatto NYT    CNN

A cura di Sharon De Cet; ha collaborato Alessandra Colarizi