I divieti non hanno fermato Hong Kong nel ricordare le vittime del massacro di Tiananmen. Ieri, in occasione del trentunesimo anniversario dell’episodio che ha cambiato la Cina moderna, numerosi abitanti dell’ex colonia britannica si sono riuniti, come ogni anno, a Victoria Park, sfidando le misure imposte dall’amministrazione di Carrie Lam che impediscono i raduni con più di otto persone a causa del distanziamento sociale imposto dal coronavirus. Gli agenti schierati in strada si sono limitati a osservare le persone radunarsi nel parco, nonostante le minacce di arresti circolate nei giorni precedenti. Mentre migliaia di candele illuminavano il parco, a Mong Kok la polizia ha lanciato cartucce urticanti contro gli attivisti al fine di disperdere la folla e ha effettuato arresti. La partecipazione degli abitanti di Hong Kong è stata inferiore rispetto agli anni precedenti: lo scorso anno, la commemorazione ha attirato più di 180.000 partecipanti al Victoria Park. Anche la presidente di Taiwan Tsai Ing-wen, il cui partito al potere considera l’isola democraticamente indipendente dalla Cina, ha commemorato l’anniversario. Ma ieri si sono registrate tensioni anche nel parlamento dell’ex colonia britannica, quando è stata approvata la contestata legge che criminalizza ogni forma di disprezzo verso l’inno nazionale cinese, la “marcia dei volontari”. La votazione si è tenuta nel pomeriggio dopo una pausa di quattro ore: la sessione precedente era stata sospesa perché i legislatori pro democratici Eddie Chu e Ray Chan hanno cercato di ritardare il disegno di legge protestando e lanciando un liquido puzzolente sul pavimento. La legge proibisce comportamenti che insultano o distorcono l’inno nazionale cinese, anche attraverso le modifiche apportate al testo o alla melodia, stabilendo inoltre che l’inno deve essere agli studenti delle scuole. I critici temono che le vaghe definizioni di termini come “insulto” e “dispregiativo” presenti nel testo di legge possano minacciare la libertà di espressione a Hong Kong. [Fonti: SCMP, Bloomberg, Guardian]

L’ex stella del calcio cinese critica apertamente il Partito Comunista

Il calciatore in pensione Hao Haidong ha apertamente sfidato il Partito Comunista cinese in un video pubblicato su Youtube, piattaforma bloccata in Cina. Nella clip, il noto personaggio sportivo ha anche presentato quello che sarebbe un “manifesto per l’istituzione di una federazione cinese”, affermando di godere del sostegno del fuggiasco magnate cinese, Guo Wengui, critico oppositore del PCC, e dall’ex capo strategia della Casa Bianca Steve Bannon. Presentando il suo manifesto, Hao ha accusato Pechino per le atrocità commesse, tra cui il massacro di Tiananmen, e per essere la causa del coronavirus. Ma il calciatore ha anche denunciato la dilagante corruzione nel Dragone, presente in qualsiasi settore, incluso il calcio. Pechino al momento tace e non risponde alle accuse dell’ex star del pallone, ma il quotidiano Titan Sports ha definito i commenti del calciatore irresponsabili [fonte: SCMP]

Coltivare ortaggi sulle isole contese per sostenere la marina cinese

L’agricoltura al servizio della geopolitica: è questa la trovata della Cina che, negli ultimi anni, impone aggressivamente la sua presenza nel Mar Cinese Meridionale. La marina cinese ha rivendicato il successo di aver trasformato un tratto di spiaggia in un orto sull’isola artificiale di Woody Island, nota a Pechino anche come Yongxing Island. In un rapporto pubblicato nel fine settimana sul sito ufficiale, la marina ha dichiarato di aver raccolto più di 750 kg di verdure da un terreno sabbioso di 2.000 metri quadrati. Le truppe di stanza nelle isole Paracel hanno utilizzato una tecnica particolare ed efficace: hanno mischiato una soluzione di cellulosa con la sabbia, sulla base delle ricerche condotte a Chongqing e nella Mongolia Interna dagli scienziati dell’Università di Chongqing Jiaotong. Pechino, che da anni rivendica gran parte del Mar Cinese Meridionale, pattugliando e stanziando truppe nei diversi territori, ha affermato che la coltivazione degli ortaggi è utile per l’approvvigionamento dei soldati cinesi di stanza nelle zone contese. [Fonte: SCMP]

Filippine: L’Onu denuncia la guerra contro la droga

Non si sa quante vittime siano cadute nella guerra contro la droga voluta dal presidente delle Filippine Rodrigo Duterte, ma un nuovo report delle Nazioni Unite consegna una fotografia agghiacciante. L’Onu ritiene che decine di migliaia di persone sarebbero state uccise dagli squadroni di Duterte e chiede quindi di aprire un’indagine indipendente sugli abusi. Per l’organizzazione internazionale non è stato possibile verificare il numero di omicidi extragiudiziali durante la repressione antidroga senza effettuare ulteriori indagini, anche se i dati ufficiali del governo filippino indicano almeno 8.663 persone morte. Secondo il rapporto, la repressione anti-narcotici nelle Filippine, lanciata dal presidente dopo aver vinto le elezioni del 2016 con la promessa di liberare il paese dalla droga, sembra aver provocato omicidi extragiudiziali “diffusi e sistematici”, con l’avallo di numerosi funzionari che hanno coperto le violenze dei poliziotti. Dalla metà del 2016 nel Paese c’è stata una sola condanna per l’omicidio di un sospettato di droga durante un’operazione di polizia. Inoltre, il rapporto afferma che la polizia fa irruzione regolarmente in case e proprietà private senza autorizzazioni e costringe sistematicamente i sospetti a rilasciare dichiarazioni autoincriminanti. Il governo di Manila nega l’esistenza di una politica per uccidere le persone che fanno uso di droghe e afferma che tutte le morti ci siano state durante le regolari operazioni di polizia. [Fonte: Guardian]

Google rimuove dal Play Store “Remove China app”

Google ha rimosso dal suo Play Store una popolare app sviluppata in India che consentiva agli utenti di trovare e rimuovere app cinesi dai propri smartphone. Il colosso del web ha preso questa decisione in merito all’app chiamata “Remove China app” perché violava la politica di Google relativa ai comportamenti ingannevoli che proibisce al software di incoraggiare o spingere gli utenti a rimuovere o disabilitare altre app di terze parti. Solo da fine maggio, l’app gratuita è stata scaricata da oltre cinque milioni di utenti. La sua popolarità è aumentata per le richieste di boicottaggio delle app cinesi a causa della disputa sul confine dell’Himalaya tra Cina e India. Molti indiani e un portavoce del partito al potere del Primo Ministro Narendra Modi hanno utilizzato l’hashtag #BoycottChineseProducts sui social media, chiedendo la cancellazione delle popolari app cinesi dai propri device. [Fonte: Reuters]

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