Mentre gli Stati uniti chiudono le porte ai capitali cinesi e l’Unione europea adotta il suo primo meccanismo di controllo sugli investimenti esteri, i paesi dell’Europa meridionale diventano target privilegiato del business cinese. Secondo dati raccolti da Bloomberg, quest’anno gli investimenti e le acquisizioni cinesi in aziende spagnole, italiane, portoghesi e greche hanno superato quelli negli Stati Uniti e nel resto d’Europa. Mentre l’aumento è trainato dall’acquisto da parte di China Three Gorges Corp. della portoghese EDP e della sua unità spagnola per le rinnovabili, dall’inizio dell’anno sono stati proposti o conclusi altri 23 accordi, investimenti e joint venture nei quattro paesi. Non è un caso che, prima di volare a Buenos Aires per il G20, Xi Jinping sia di passaggio proprio a Madrid e Lisbona con l’intento evidente di raccogliere consensi per la Belt and Road e cementare amicizie europee in chiave antiamericana.

In arrivo altri bambini geneticamente modificati?

Dicendosi orgoglioso del suo lavoro, He Jiankui, il ricercatore responsabile del primo caso di editing genetico su umani, ha annunciato al Human Genome Editing Summit di Hong Kong un’altra “potenziale gravidanza “chimica” nell’ambito di un esperimento condotto su coppie con partner maschile sieropositivo. Smentendo la segretezza del progetto, lo scienziato ha chiarito che lo studio è stato autofinanziato e ha coinvolto la comunità scientifica negli ultimi tre anni. Secondo il modulo per il consenso, il costo dell’intervento per ogni coppia è di oltre 40mila dollari. Non è chiaro se i diretti interessati fossero pienamente al corrente dei rischi ed è proprio la scarsa trasparenza nella metodologia adottata a impensierire gli esperti. Secondo He, tuttavia, lo studio era stato sottoposto al giudizio di una rivista scientifica prima che la notizia venisse resa pubblica a casa di un presunto leak.

Esperti americani contro lo “sharp power” cinese

A poche ore dal prossimo meeting tra Trump e Xi Jinping, un nuovo rapporto agita il fantasma delle intrusioni cinesi nel sistema democratico americano. “Esclusa la Russia, nessun altro tentativo di influenzare la politica e la società americane è esteso e ben finanziato come quello cinese”. A dirlo non sono i falchi dell’amministrazione Trump, bensì un panel di esperti affiliati all’ Hoover Institution e all’ Asia Society’s Center on U.S.-China Relations, tra cui spicca il nome dell’ex ambasciatore Winston Lord che accompagnò Kissinger durante la sua trasferta cinese nel 1971. Facendo eco al recente discorso incendiario del vicepresidente Mike Pence, il rapporto di 123 pagine si sofferma sul ruolo insidioso di attori apparentemente “indipendenti”, come la Chinese Students and Scholars Association e gli studenti cinesi iscritti agli atenei statunitensi. In mancanza di una piena reciprocità, il report invita le autorità americana a valutare stingenti restrizione sul rilascio dei visti agli accademici in arrivo dalla Repubblica popolare. Secondo gli esperti, l’appello sottolinea come la crescente disillusione nei confronti nel paese asiatico si stia espandendo anche tra gli specialisti di cose cinesi, proprio quelli che dovrebbero fare da ponte tra le due sponde del Pacifico.

Arrestato nel Xinjiang il vincitore del World Press Photo

Lu Guang, fotografo cinese pluripremiato per aver documentato disastri ambientali e questioni di ordine sociale nel paese, è sparito da tre settimane. L’ultimo contatto con la moglie risale allo scorso 3 novembre, il fotografo si trovava a Urumqi nello Xinjiang, da dove avrebbe dovuto muoversi per incontrarsi due giorni dopo con un amico, ma non si è presentato. Nonostante le numerose richieste di chiarimento da parte della famiglia, la polizia dello Xinjiang non ha dato risposta. Una conferma è venuta nelle ultime ore dalle autorità dello Zhejiang, dove il fotografo ha la residenza, e che lo confermano trattenuto dalla polizia di Kashgar. La moglie ha affermato di non essere a conoscenza di nulla che possa aver provocato l’arresto del marito.

Filippine: prima condanna contro la campagna antidroga

Un tribunale delle filippine ha condannato tre poliziotti a quarantanni di carcere per aver ucciso brutalmente il 17enne Kian Loyd delos Santos nell’agosto 2017 durante un’operazione antidroga. Il caso aveva suscitato l’indignazione pubblica gettando nuove ombre sulle operazioni contro il narcotraffico avviate da Duterte. Ad oggi sono almeno 5000 le persone uccise per mano della polizia. “L’uso di forza non necessaria o violenza sfrenata non è giustificato quando l’adempimento dei loro doveri come esecutori della legge può essere effettuato in altro modo”, ha sentenziato quest’oggi il giudice. Secondo i pm, il ragazzo sarebbe stato erroneamente identificato da un informatore come spacciatore. Si tratta della prima condanna ai danni di funzionari di polizia da quando Duterte ha avviato la sua sanguinosa battaglia contro la droga.