In Cina e Asia – La guerra commerciale lambisce Wall Street

In Notizie Brevi by Alessandro Zadro

Vi sono continue discussioni all’interno e all’esterno dell’amministrazione Trump per ripensare il ruolo della Cina nei mercati azionari americani, in parte a causa della mancanza di trasparenza sugli ultimi proprietari di società cinesi. “La Borsa di New York e il Nasdaq stanno violando la loro responsabilità fiduciaria nei confronti degli investitori istituzionali e dei fondi pensione dei lavoratori americani”, ha affermato Stephen K. Bannon, ex-guida strategica di Trump. Secondo Andy Mok, senior fellow presso il Center for China and Globalization di Pechino, “i messaggi che giungono da Washington stanno spingendo le imprese cinesi a rivalutare la loro dipendenza non solo dalla tecnologia statunitense ma anche da altre risorse, compresi i mercati finanziari”. Alibaba, il colosso cinese dell’e-commerce che cinque anni si è quotato con successo nella borsa di New York, sta ora considerando di quotarsi anche nella vicina Hong Kong, forse spinto da preoccupazioni politiche. Nel corso degli anni, le banche di Wall Street hanno guadagnato grandi commissioni offrendo consulenze alle imprese cinesi interessate ad investire nei mercati finanziari e grazie alle acquisizioni di attività commerciali e immobiliari americane. Ad oggi, l’amministrazione Trump non ha annunciato alcuna mossa per ridurre l’accesso della Cina a Wall Street e le società cinesi continuano ad accedere ai mercati americani. Infatti, solo due settimane fa, Luckin Coffee, un concorrente cinese di Starbucks, ha debuttato a New York. Ma lo scetticismo sta crescendo tra alcuni funzionari dell’amministrazione Trump circa l’eccessiva apertura di Wall Street agli investitori cinesi, soprattutto se si considera la forte chiusura di Pechino e il controllo centrale che impediscono una competizione equa [fonte: NYT]

Funzionari del PCC sotto accusa per non aver protetto una statua di Mao

A seguito della circolazione online di un’immagine che ritraeva una statua di Mao Zedong a faccia in giù ricoperta da cespugli incolti, il governo della contea di Fuping, nello Hebei, ha duramente criticato un paio di membri del Partito Comunista, accusati di non aver protetto la statua. Il villaggio di Huashan, dove è avvenuto il fatto, è diventato una destinazione turistica rivoluzionaria poiché nel 1948 il Grande Timoniere vi trascorse un breve periodo. La statua, eretta nel 2017, era stata inizialmente rimossa dalla sua base dopo la comparsa di alcune crepe ed una vistosa perdita di colore. I forti venti hanno fatto il resto. I due funzionari sono stati accusati di mancanza di sensibilità e di comprensione ideologica, essendosi dimostrati incuranti della tutela della statua. Quest’ultima è ora nelle mani di esperti di restauro, mentre il comitato di partito locale è stato costretto a fare autocritica[fonte: Scmp]

Pechino studia una legge a tutela dei consumatori

La Cyberspace Administration of China ha annunciato di essere al lavoro su una possibile nuova legge per la tutela della sicurezza dei dati. Il progetto si concentra sull’uso improprio delle informazioni degli utenti raccolti dalle applicazioni mobili, una preoccupazione crescente tra il pubblico cinese. Secondo il regolamento in cinque capitoli, gli operatori di rete dietro i vari siti online e applicazioni non possono forzare o indurre gli utenti ad accettare di condividere le proprie informazioni personali. Secondo il documento, le applicazioni non dovrebbero essere in grado di giustificare la violazione della privacy sostenendo che la raccolta di dati aiuta a migliorare la pubblicità mirata o l’esperienza dell’utente. In particolare, gli operatori di applicazioni non potranno più rifiutarsi di fornire i propri servizi di base anche agli utenti che rifiutano tutte le richieste di autorizzazione, non essenziali per la funzione principale dell’applicazione stessa. Negli ultimi anni, una raccolta eccessiva e inutile di dati ha fatto crescere in maniera esponenziale il numero di frodi online, suscitando preoccupazioni tra le autorità cinesi e il pubblico in generale. Nel novembre 2018, l’associazione cinese per i diritti dei consumatori ha pubblicato un rapporto in cui si afferma che 91 delle 100 applicazioni esaminate – incluse WeChat e Weibo – raccoglievano una quantità eccessiva di dati. Pechino deve ancora introdurre una legge specifica in materia di protezione dei dati perso [fonte: Sixth Tone]

Robot antiepidemie nelle scuole 

Mentre in Europa si discute sull’obbligatorietà delle vaccinazioni, in Cina le scuole si organizzano per evitare la diffusione di infezioni. I più di 2000 alunni di un asilo cinese, tutte le mattine sostano davanti a Walklake, prima di poter accedere all’istituto. Si tratta di un robot che, attraverso telecamere e sensori controlla una serie di parametri, quali temperatura, stato della gola e che può individuare segni della malattia mani piedi bocca, ancora pericolosa in alcune parti del paese. E’ lui a decidere se l’alunno può frequentare la scuola o se deve tornare a casa. La misura si rende necessaria in contesti con grandi numeri e poco personale formato e a grande rischio di diffusione di infezioni. Il robot potrebbe però essere soggetto all’hackeraggio di dati, hanno fatto notare alcuni esperti [fonte: New Scientists]

Mandato d’arresto per il “Bin Laden” del buddhismo birmano

Ashin Wirathu, tra i più noti monaci buddisti estremisti in Myanmar, è stato accusato di sedizione per aver diffamato pubblicamente il leader civile della nazione e premio Nobel Aung San Suu Kyi. Il monaco da tempo attacca la minoranza musulmana residente in Myanmar ed è in scontro aperto con la posizione del governo di Aung San Suu Kyi, accusata di aver sminuito lo sforzo delle forze armate nella lotta contro gli “attacchi” della minoranza musulmana. Per anni, le forze armate del Myanmar hanno sistematicamente perseguitato i membri della minoranza musulmana dei Rohingya, fuggiti in massa nello stato di Rakhine, al confine con il Bangladesh. Aung San Suu Kyi, che nel 1991 ha ricevuto il premio Nobel per la pace, si è rifiutata di criticare l’esercito per le atrocità commesse contro i Rohingya. Ashin Wirathu, imprigionato per otto anni per incitamento all’odio, nel 2014 ha fondato un gruppo chiamato ‘Associazione per la protezione della razza e della religione’, conosciuto anche come Ma Ba Tha. Il gruppo, che ha ottenuto l’adesione nazionale, ha reso più difficile per le donne buddiste sposarsi al di fuori della loro fede. Punito dall’autorità monastica statale, Ashin Wirathu ha continuato a vagare per il paese consegnando i suoi sermoni antimusulmani [fonte: NYT]

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