Tibet, verso permessi di ingresso più facili per gli stranieri
La Cina sta valutando l’ipotesi di agevolare gli ingressi in Tibet per gli stranieri dopo le pressioni di Washington. Questo è quanto fa capire lo stesso governo della regione autonoma che punta ad aumentare per quest’anno il numero di presenze turistiche del 50 per cento, riducendo al tempo stesso i tempi di attesa per gli stranieri che richiedono il visto per la regione. L’annuncio arriva a poche settimane di distanza dalla promulgazione del Reciprocal Access to Tibet Act dell’amministrazione Trump teso a mettere pressione sulla Cina per permettere l’ingresso di giornalisti e diplomatici americani in Tibet. Pechino mantiene un controllo serrato sulla regione occidentale dal 1950. Quest’anno ricorre il sessantesimo anniversario della rivolta degli indipendentisti tibetani che portò all’esilio in India del capo spirituale del buddhismo locale, il Dalai Lama, considerato da Pechino un separatista.

Corea del Nord-Cina, soddisfazione per la visita di Kim
I governi di Pechino e Pyongyang sono soddisfatti della visita del leader nordcoreano in Cina. Nel suo tour diplomatico, Kim ha incontrato il presidente cinese Xi Jinping, che gli ha garantito il suo sostegno per organizzare un nuovo vertice con il capo della Casa bianca Donald Trump, e ha visitato uno stabilimento farmaceutico. E’ in questo settore che Pyongyang sembra intenzionata a investire favorendo la produzione di materie prime utili ai produttori cinesi — in particolare quelli di medicinali tradizionali — e aprendo il proprio mercato ai prodotti finiti made in China, con l’obiettivo, sul lungo termine, di garantire maggiore benessere ai nordcoreani. Ad agosto dell’anno scorso, Kim aveva ispezionato un’azienda di medicinali in Corea del Nord lamentando l’arretratezza e la scarsa organizzazione dello stabilimento. Da quelle direttive sul campo pare essere scattata una corsa alla riorganizzazione del settore. Forse proprio su modello cinese.

Divisioni Tokyo-Seul sugli indennizzi ai lavoratori di guerra
Tokyo e Seul restano divise sulla questione degli indennizzi a un gruppo di lavoratori e alle loro famiglie che hanno vinto una causa contro Mitsubishi Heavy Industries e Nippon Steel accusate di averli praticamente costretti in schiavitù durante la seconda guerra mondiale. Un tribunale locale sudcoreano ha ordinato il sequestro di beni a Nippon Steel per garantire un compenso alle famiglie che hanno vinto la causa. Contro questa decisione si appella il governo giapponese che vuole cercare una soluzione diplomatica, sostenendo che la questione degli indennizzi ai lavoratori coreani portati in Giappone come manodopera gratuita in tempo di guerra è stata risolta diversi decenni fa con un accordo bilaterale.

 

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