“È la  più grande emergenza sanitaria della Cina dal 1949”. Così ieri Xi Jinping ha definito il virus durante un collegamento in videoconferenza con 170mila funzionari di livello centrale, locale e militare. Ma “i risultati raggiunti dal lavoro di prevenzione e controllo mostrano nuovamente l’eccezionale superiorità della leadership del Partito comunista cinese e del socialismo con caratteristiche cinesi”, ha affermato il presidente apprezzando il progressivo calo dei contagi. Nelle precedenti 24 ore i nuovi casi sono scesi a quota 409 mentre i decessi (tutti tranne uno avvenuti nello Hubei) sono stati 150. Numeri che – su ordine di Xi – hanno indotto alcune province centrali per la crescita economica (come il Guangdong) ad allentare le restrizioni sulla circolazione. E’ stato invece ritrattato l’annuncio secondo il quale anche Wuhan, l’epicentro dell’epidemia, avrebbe permesso ai non residenti senza sintomi o contatti con infetti di lasciare la città in casi speciali. Secondo i media statali, la misura sarebbe stata adottata senza l’approvazione del governo centrale. Solo pochi giorni fa con un’altra inversione a U il team anticrisi inviato da Pechino sul posto aveva criticato le autorità locali per aver ridotto il numero dei contagi dopo aver cambiato il metodo di diagnosi. [fonte: SCMP]

Cina: un QR code per limitare i contagi

Verde, giallo o rosso. Sono questi i codici colore assegnati dall’applicazione big data del governo cinese ai cittadini, che sono tenuti a rimanere in quarantena per 14 giorni se l’algoritmo li classifica con codice rosso.  La Cina sta implementando questa tecnologia senza precedenti per affrontare l’ epidemia di coronavirus nelle province di Zhejiang, Sichuan e Hainan con l’obiettivo di estenderne l’uso a tutto il paese.Sebbene indubbiamente utile nella gestione dei flussi migratori, l’algoritmo, noto con il nome di Health Code, presenta ancora carenze rilevanti per quanto riguarda le capacità di classificazione, secondo quanto ammesso dallo stesso governo cinese.Infatti, le autorità hanno spiegato che il sistema utilizza i big-data, tenendo conto dei viaggi effettuati, delle persone con cui si è stati in contatto e unendo a ciò anche una valutazione dello stato di salute di ogni individuo. Secondo questo principio, un solo valore di molto inferiore alla media prevista dall’algoritmo potrebbe far scattare per il cittadino il codice rosso, sancendone così l’isolamento per almeno due settimane. L’implementazione dell’Health Code sta generando sentimenti contrastanti nella società cinese: da un lato ne viene criticato lo scarso rispetto della privacy dei cittadini e l’arbitrarietà dell’algoritmo utilizzato; d’altra parte invece, l’Health Code sembra rappresentare agli occhi di molti un rimedio rapido al propagarsi dell’epidemia.L’Health Code verrà presto reso obbligatorio su tutto il territorio nazionale, con l’obiettivo di contenere con ogni mezzo l’epidemia senza inficiare eccessivamente la libertà di movimento di modo da favorire il ritorno del paese ad una normale attività economica. [fonte:Inkstone]

Coronavirus: l’origine potrebbe non essere il mercato di Huanan

Secondo uno studio pubblicato giovedì scorso della Chinese Academy of Sciences, il virus della SARS-CoV-2 si sarebbe originato al di fuori del mercato ittico di Huanan, che avrebbe invece solamente velocizzato l’espansione del contagio.Infatti, da alcuni rapporti delle autorità sanitarie cinesi e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità pare che il primo paziente noto presentava sintomi già l’8 dicembre, mentre solo la maggior parte dei casi successivi aveva collegamenti con il mercato del pesce, poi chiuso il 1 gennaio.La ricerca, condotta in collaborazione con il Chinese Institute for Brain Research, riporta che il genoma del virus ne rende possibile la diffusione in maniera asintomatica per i primi 14 giorni dal contagio, il che potrebbe avvalorare la tesi dei ricercatori secondo cui la trasmissione da persona a persona  fosse già in corso dall’inizio del mese di dicembre. La nuova ricerca sottolinea l’importanza di far osservare un periodo di isolamento di 14 giorni a chiunque sia stato in stretto contatto con delle persone confermate infette. [fonte:SCMP]

Cina: il traffico di animali selvatici sotto scrutinio governativo

Nella giornata di oggi l’esecutivo cinese discuterà nuove misure per ridurre il traffico di animali selvatici, il cui consumo è ritenuto da molti un fattore cruciale nell’epidemia di coronavirus. In Cina il traffico di animali selvatici a fini alimentari è un business molto proficuo, con le ultime stime ufficiali del 2017 che hanno registrato un profitto di ben 56 miliardi di renminbi (circa 7,5 miliardi di euro), un guadagno cinque volte maggiore rispetto ai 9,6 miliardi di renminbi di 10 anni prima. Sebbene Pechino abbia limitato il commercio – ed in alcuni casi vietato la caccia –  della maggior parte della fauna selvatica in risposta alle preoccupazioni internazionali sulle specie in via di estinzione ed sui rischi per la salute umana, molti allevamenti hanno sfruttato la mancanza di controlli ufficiali catturando gli animali direttamente in natura per poi incentivarne la riproduzione in cattività.  Con le nuove direttive Pechino spera di riorganizzare l’assegnazione delle cariche forestali che, secondo l’esecutivo, sarebbero la vera causa dell’inerzia nell’applicazione delle leggi vigenti. Infatti, in Cina molte associazioni per la conservazione della fauna selvatica sono in parte finanziate da aziende agricole, disincentivando così il rispetto delle norme sulla salvaguardia della fauna in favore di maggiori profitti per il settore agricolo. [fonte:FT]

Corea del Sud: una setta religiosa al centro dell’epidemia di coronavirus

“Crazy ajumma”, la zia pazza:  questo è il soprannome che i coreani hanno dato ad una donna appartenente alla setta di Shincheonji che ha infettato un gran numero di persone nella città di Daegu prima di sottomettersi a test di coronavirus. La donna di 61 anni, con chiari sintomi della malattia, ha rifiutato due volte di effettuare i tamponi medici, frequentando nel frattempo ristoranti e persino un centro benessere. Migliaia di membri della congregazione e persone che sono state in contatto con loro sono ora sotto la sorveglianza delle autorità sanitarie della Corea del Sud. La città è ormai quasi completamente paralizzata e le grandi concentrazioni di persone sono proibite. La setta religiosa Shincheonji, fondata nel 1984, ha avuto una grande espansione in Corea del Sud, aggiungendo ben 200.000 seguaci. Coloro che conoscono questa organizzazione segreta affermano che ammalarsi non è una scusa per non adempiere agli obblighi religiosi, che prevedono la partecipazione a eventi in piccoli luoghi molto affollati in cui il cibo è condiviso e c’è un forte contatto fisico. Il fondatore della chiesa, Lee, ha dichiarato che il coronavirus è un atto del diavolo mirato a boicottare la chiesa di Shincheonji. [fonte: TheGuardian , StraitsTimes]

China Files propone alle aziende italiane interessate alla Cina servizi di comunicazione quali: newsletter, aggiornamenti su specifici settori e gestione dei contenuti web sui social network locali, oltre a progetti formativi e approfondimenti ad hoc. Contattaci a info@china-files.com