La misteriosa polmonitiche virale divampata il mese scorso a Wuhan comincia a estendersi anche in altre parti della Cina. Secondo quanto annunciato questa mattina dai funzionari sanitari, in tutto sono oltre 200 i casi segnalati, di cui due a Pechino e uno a Shenzhen, dove altre otto persone sono sotto osservazione. Nel weekend fonti del SCMP avevano segnalato un possibile contagio anche a Shanghai. Si tratta dei primi casi nella Cina continentale al di fuori di Wuhan, a cui vanno aggiunte le infezioni registrate in Corea del Sud, Giappone e Thailandia. Quasi tutti i contagiati erano stati nella città dello Hubei, sebbene solo alcuni riferiscono di aver visitato il mercato del pesce da cui è partito il focolaio. Fattore che suggerisce una possibile trasmissibilità da uomo a uomo. Ad oggi, sono tre le persone decedute dopo aver contratto la malattia, provocata da un nuovo virus della stessa famiglia della Sars. L’inizio dell’esodo per il Capodanno cinese rischia di facilitare la propagazione dell’epidemia in altre parti del paese e non solo. [fonte: Strait Times, Scmp]

Hong Kong: manifestazione per il suffragio universale finisce in scontri

Tornano gli scontri per le strade di Hong Kong. Nella giornata di domenica, una nuova marcia per il suffragio universale organizzata a Charter Garden, nel distretto di Central, si è conclusa con una decina di arresti e il lancio di lacrimogeni dopo che la manifestazione è stata sospesa a causa di tafferugli tra frange radicali e poliziotti. Tra i fermati anche l’organizzatore, Ventus Lau, accusato di aver ostruito le operazioni delle forze dell’ordine e aver violato i termini stabiliti al momento dell’approvazione del raduno, sconfinato oltre l’area prevista. Si stima siano state circa  150mila le persone a prendere parte alla manifestazione.  [fonte: SCMP]

Fiat Chrysler e Foxconn: è intesa sui veicoli elettrici per il mercato cinese

La casa automobilistica Fiat Chrysler (FCA) ha annunciato venerdì scorso l’intenzione di creare una joint venture con la taiwanese Hon Hai Precision, di proprietà di Foxconn, per sviluppare veicoli elettrici di nuova generazione. Secondo quanto affermato dai portavoce di FCA, l’intesa permetterebbe ai due colossi di dare il via ad una vera e propria rivoluzione del settore automotive, dove Fiat Chrysler si occuperà di innovazione in tutto ciò che riguarda la progettazione automobilistica, mentre Hon Hai apporterà il suo know-how tecnologico. L’obiettivo per le due aziende è quello di produrre in Cina per il mercato locale lanciando un prodotto leader dell’IoV, l’”Internet of Vehicles”. FCA ha dichiarato di essere in procinto di firmare un accordo preliminare con Hon Hai, al fine di raggiungere accordi vincolanti definitivi nei prossimi mesi. Tuttavia, pare che al momento non si tratti di un asset determinante per il business FCA dell’anno 2020. Nel frattempo, molte case automobilistiche stanno negoziando per aggiudicarsi la leadership del mercato cinese delle autovetture elettriche: è il caso di Volkswagen che è già in trattative per acquisire il 20% di Guoxuan High-tech Co, uno dei maggiori produttori cinesi di batterie per veicoli elettrici. [fonte: Reuters]

Cina: cielo blu sulle metropoli, ma l’inquinamento peggiora altrove

Le regioni ad alto rischio di smog vicino a Pechino e Shanghai hanno registrato grandi miglioramenti nella qualità dell’aria alla fine del 2019, ma l’inquinamento in altre parti della Cina è peggiorato. È quanto afferma una ricerca pubblicata martedì scorso dal Centre for Research on Energy and Clean Air (CREA), che ha registrato un netto calo della concentrazione media delle particelle inquinanti – note come PM2,5 – nelle due regioni che storicamente soffrivano di più per l’inquinamento atmosferico: quella di Tianjin-Beijing-Hebei e quella del Delta dello Yangze. Le due regioni sono in linea con l’obiettivo di diminuzione del 4% e 2% fissato per marzo 2020, afferma il CREA. Tuttavia, la contaminazione a livello nazionale sembra essere rimasta invariata nell’ultimo trimestre del 2019, toccando spesso tassi di incremento a due cifre in province come Heilongjiang, Jiangxi e Guangdong. Tra le cause principali vi sono le leggi che hanno imposto la delocalizzazione delle industrie inquinanti della regione di Pechino nel sud-est cinese, senza però prevedere una conseguente diminuzione dell’uso di materiale inquinante a livello nazionale. Interrogato a tal proposito, il ministro dell’Ambiente Li Ganjie ha dichiarato in una riunione all’inizio di questa settimana che gli sforzi anti-inquinamento sarebbero aumentati nelle “regioni non centrali” nel 2020, per permettere alla Cina di mantenere i suoi standard provvisori di 35 microgrammi di PM 2,5 per metro cubo. [fonte: SCMP]

Giappone: tasso di suicidi al minimo storico da 40 anni

Secondo un rapporto stilato dalla polizia giapponese, lo scorso anno il tasso di suicidi nel Sol Levante ha toccato il minimo storico, scendendo per la prima volta sotto i 20.000 casi all’anno. Lo studio, iniziato nel 1978, ha registrato per il 2019 un tasso di suicidi pari a 15,8 persone ogni 100.000, in calo dello 0,7 % rispetto al 2018. Sebbene la polizia non abbia fornito ulteriori dettagli riguardo alle ragioni del declino, esperti nel settore affermano che tra i fattori che hanno contribuito di più al miglioramento vanno annoverati la crescita economica ed un programma di prevenzione del suicidio, lanciato 2007 e modificato nel 2016 per renderlo fruibile in tutte le regioni dell’arcipelago. Notevole è stato poi lo sforzo effettuato dalla legislatura giapponese negli ultimi anni: per prevenire il suicidio per cause di stress lavorativo, il governo ha infatti adottato nuove leggi che obbligano le aziende a limitare gli straordinari sul posto di lavoro. Stress test annuali obbligatori sono stati introdotti per tutte le aziende che hanno più di 50 dipendenti. [fonte: Reuters]

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