Il China Inc. e il dilemma della successione

Le dimissioni di Jack Ma lasciano il campo a Daniel Zhang, già amministratore delegato di Alibaba, avviando una transizione morbida e senza intoppi. Si tratta di un’eccezione per il panorama aziendale cinese, dove il 90% delle società private cinesi è a conduzione familiare e solo il 40% si avvia verso una successione armoniosa. Secondo un report di UBS, l’85% dei tycoon asiatici è in attesa di lasciare le redini della propria azienda. Il dilemma è tornato sotto i riflettori pochi giorni fa con l’arresto temporaneo di Richard Liu, presidente e CEO di JD, competitor di Alibaba. Indagato per stupro, Liu detiene quasi l’80% dei diritti di voto, il che rende praticamente impossibile per il resto del board prendere decisioni in sua assenza.

Wall Street alla corte di Xi Jinping

Mentre Trump minaccia di colpire l’import cinese per un valore di oltre 500 miliardi di dollari, Pechino si affretta a cercare sostegno nel cuore finanziario della Grande Mela. Secondo il Financial Times, il governo cinese avrebbe invitato il meglio di Wall Street per un China-Us Financial Roundtable sotto la guida dell’ex capo della banca centrale cinese Zhou Xiaochuan e dell’ex executive di Goldamn Sachs John Thornton. La tavola rotonda, che si dovrebbe svolgere il 16 settembre, ha lo scopo di tenere in contatto le due parti con cadenza semestrale. E’ dall’inizio della guerra commerciale che l’irremovibilità di Trump ha spinto Pechino a cercare sostegno nel mondo degli affari. Si è scomodato perfino il premier Li Keqiang, che venerdì scorso ha accolto a Zhongnanhai il presidente di ExxonMobil Darren Woods per dimostrare la determinazione del governo cinese ad aprire il mercato interno agli investimenti esteri. A luglio era toccato all’ex zar dell’anticorruzione Wang Qishan fare gli onori di casa durante la visita del CEO di Tesla Elon Musk oltre la Muraglia.

La Belt and Road contro le diseguaglianze economiche

La Belt and Road aiuta ad “appianare le diseguaglianze economiche” all’interno dei paesi che ne fanno parte. Lo ammette un rapporto di AidData realizzato sulla base dell’impatto esercitato da 3485 progetti infrastrutturali in 138 paesi tra il 2000 e il 2014. Secondo lo studio, la produzione della luce notturne rivela una ridistribuzione della crescita anche nelle città secondarie più arretrate. Questo evidenzia un approccio diverso rispetto all’intervento di agenzie occidentali e banche di sviluppo multilaterali, più inclini a investire nelle zone più sviluppate e interne, mentre le attività cinesi sembrano prediligere la creazione di collegamenti tra le coste e l’entroterra in grado di innescare un circolo virtuoso tra regioni evolute e sottosviluppate. Ma gli esperti avvertono: tutto questo potrebbe non bastare a schivare la “trappola del debito”.

La Corea del Nord espande il proprio arsenale

“Dall’inizio del 2018, Kim non ha consegnato né smantellato alcun’arma nucleare. Anzi, probabilmente ne ha costruite altre tra le cinque e le nove. Quindi non ha congelato il suo programma nucleare e non ha certamente rinunciato al nucleare, piuttosto continua a nuclearizzare.” Lo riferiscono fonti dell’intelligence americana, secondo la quale dal vertice di Singapore Pyongyang ha costruito nuove strutture per occultare le attività di stoccaggio delle proprie testate nucleari. Secondo i servizi statunitensi, quest’anno il governo nordcoreano è in grado di ampliare il suo arsenale con altri 5-8 nuovi ordigni. Nel mese di luglio Pompeo aveva confermato la continuazione delle attività di produzione di materiale fissile, pur definendo le negoziazioni con il regime del Nord “produttive”. Nella serata di ieri la Casa Bianca ha annunciato di aver ricevuto una lettera “molto calorosa e positiva”, in cui Kim propone un secondo meeting con Trump. Ulteriori sviluppi potrebbero arrivare nei prossimi giorni con le visite del nuovo inviato per la Corea del Nord Stephen Biegun in Corea del Sud, Cina e Giappone.