Un rapporto realizzato congiuntamente da HRW e l’azienda di cybersicurezza  Cure53  fa luce sul sistema di sorveglianza impiegato dalle autorità cinesi nella regione musulmana dello Xinjiang. Noto come Integrated Joint Operations Platform (Ijop), il network raccoglie informazioni da telecamere con il riconoscimento facciale, sniffer Wi-Fi, checkpoint di polizia, archivi bancari, visite a domicilio e soprattutto un’app che permette di monitorare 36 comportamenti ritenuti “sospetti” sebbene completamente legali: non socializzare con i vicini, evitare spesso di usare la porta principale, non usare uno smartphone, fare donazioni alle moschee “con entusiasmo” e usare una quantità “anormale” di elettricità sono tutti segnali ritenuti rilevati dall’app sufficienti ad avviare un’investigazione. Alcune fonti hanno riportato detenzioni durante regolari controllo a causa dell’utilizzo di WhatsApp e Vpn. Secondo lo studio dietro l’app c’è la Hebei Far East Communication System Engineering Company (HBFEC), società controllata dalla statale China Electronics Technology Group Corporation che Washington ha aggiunto alla lista delle entità soggette a limitazioni sull’export di tecnologia [fonte: HRW]

Pechino dà l’ok: Masood Azhar finalmente sulla lista nera

Alla fine Pechino ha ceduto. Nella giornata di ieri le Nazioni Unite hanno aggiunto alla ISIL and Al-Qaeda Sanctions List il nome di Masood Azhar, il leader di un gruppo militante pakistano – già sotto sanzioni – che ha rivendicato la responsabilità dell’attacco suicida di febbraio nel Kashmir conteso tra Delgi e Islamabad. Azhar sarà così sottoposto a restrizioni di viaggio, al congelamento dei beni e a un embargo sull’acquisto di armi. E’ dal 2009 che Delhi spinge per un’iniziativa concertata in sede Onu, che la Cina – alleata storica di Islamabad – ha sistematicamente rifiutato nel 2016 e 2017, citando da ultima a marzo la necessità di “una valutazione completa e approfondita”. Ma la necessità di ricucire le relazioni con l’India, paese cardine della nuova strategia americana dell’Indo-Pacifico, parrebbe aver ammorbidito Pechino [fonte: Scmp]

Vodafone ha rilevato backdoor nei software Huawei sin dal 2009

Il gruppo Vodafone ha rivelato di aver identificato tra il 2009 e il 2011 una serie di backdoor nascoste nel software installato sui terminali Huawei che avrebbero potuto garantire all’azienda cinese accesso non autorizzato alle reti fisse presenti su territorio italiano, un sistema che fornisce servizi internet a milioni di unità abitative e aziende. Nel 2011, Vodafone aveva richiesto più volte a Huawei di rimuovere le backdoor presenti sui router internet ad uso domestico e, pur avendo ricevuto assicurazioni dell’avvenuta rimozione, ulteriori test hanno rivelato la presenza di nuove vulnerabilità alla sicurezza dei dati dei cittadini. Huawei ha dichiarato che tali difetti e la presenza di backdoor siano fenomeni assai comuni nel settore e che non vi era alcun intento illegale. Rimane allarmante il fatto che le vulnerabilità presenti all’interno delle reti Vodafone nel Regno Unito, in Germania, Spagna e Portogallo siano state riscontrare anche negli anni successivi al 2012, a seguito delle richieste di rimozione ricevute da Vodafone e da altre compagnie telefoniche. Secondo Vodafone, non ci sono prove che i dati dei cittadini siano stati compromessi ma queste rivelazioni non fanno altro che danneggiare ulteriormente la reputazione di una delle aziende simbolo della crescita tecnologica del gigante asiatico [fonte: Bloomberg]

Il governo di Giacarta si appresta a traslocare

Il governo indonesiano ha annunciato di avere al vaglio un budget di 33 miliardi di dollari per spostare la sua sede ufficiale fuori da Giacarta, esaminando come alternative tre città nel Borneo. Ai media locali il presidente Joko Widodo ha spiegato che l’isola di Java ospita il 57 per cento della popolazione totale dell’Indonesia, ovvero più di 140 milioni di persone. Sostenere tutto questo, in termini di ambiente, acqua o traffico in futuro non sarà più possibile quindi ho deciso di trasferirmi fuori da Java “, I preparativi in corso da tre anni tengono anche presente delle proiezioni inquietanti del World Economic Forum, secondo il quale emtro il 2050 il 95% di Giacarta sarà sommersa [fonte: FT]

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