In Cina e Asia – Gli Usa colpiscono aziende cinesi di informatica quantistica

In Notizie Brevi by Redazione

I titoli di oggi:

  • Gli Usa colpiscono aziende cinesi di informatica quantistica
  • Germania: il governo di coalizione annuncia la nuova China Policy
  • Pechino sanziona Tencent per violazioni sulla protezione dei dati
  • La Cina ha sottostimato 11,6 milioni di nascite tra il 2000 e il 2010 
  • Sri Lanka: la Cina scalza India e Giappone da nuovo porto container
  • Apple stringe partnership con TSMC
  • Pechino colpisce le criptovalute, il mining si sposta in Kazakistan
  • Il Giappone apre a nuove alleanze militari

 

Gli Stati Uniti hanno aggiunto 27 imprese e individui alla lista delle entità accusate di attività “contrarie alla sicurezza nazionale o agli interessi di politica estera” di Washington. Otto sono i nomi di imprese tecnologiche di base in Cina: le sanzioni hanno lo scopo di evitare che le tecnologie americane vengano utilizzate da Pechino per scopi militari, ad esempio per l’individuazione di aerei stealth e sottomarini o per lo sviluppo di strumenti di decriptazione. A finire nella blacklist del dipartimento del Commercio – dove sono già presenti, tra le altre, Huawei e SMIC – sono società specializzate nel quantum computing, produttori di semiconduttori e aziende cinesi che hanno contribuito “alle attività nucleari non salvaguardate del Pakistan“. Nonostante la ripresa del dialogo ai vertici, quando si tratta di sicurezza e tecnologia, l’amministrazione Biden preferisce attenersi alla linea della massima pressione inaugurata da Trump.

Germania: il governo di coalizione annuncia la nuova China Policy

La Germania ha un nuovo governo e una nuova strategia cinese. Le notizie per Pechino non sono buone. Dopo due mesi di negoziati nella giornata di ieri  Spd, Verdi e Liberali hanno raggiunto un accordo di coalizione. Il nuovo esecutivo guidato dal socialdemocratico  Olaf Scholz si prepara ad adottare nei confronti della Cina una politica meno conciliante rispetto ad Angela Merkel, che per 16 anni ha mantenuto un delicato equilibrio tra il perseguimento degli interessi economici tedeschi e la necessità di portare avanti un dialogo in materia di diritti umani.  Il testo dell’intesa “semaforo” contiene più di una dozzina di riferimenti alla Cina, citando la prima volta le violazioni dei diritti umani nello Xinjiang, l’erosione dei diritti civili a Hong Kong e il pressing cinese nello Stretto di Taiwan.  Definendo  Pechino un “rivale sistemico”, la coalizione chiede una “strategia globale nel quadro della politica comune UE-Cina”. Berlino si impegnerà a “garantire che le controversie territoriali nei mari del sud e dell’est della Cina siano risolte sulla base del diritto internazionale del mare”, chiaro riferimento ai contenziosi sulla sovranità delle isole rivendicate tanto dal gigante asiatico quanto dai suoi vicini regionali. Seguono svariate allusioni ai valori democratici e al multilateralismo. L’accordo sugli investimenti UE-Cina (CAI), congelato dal Parlamento di Strasburgo dopo una raffica di sanzioni incrociate, “non può attualmente” essere ratificato, si legge nel testo dell’accordo. Se, come pronosticato, gli Esteri passeranno nelle mani di Annalena Baerbock, leader degli agguerriti Verdi, è probabile che alle parole seguiranno i fatti.

Pechino sanziona Tencent per violazioni sulla protezione dei dati

Il governo cinese ha sottoposto il gigante tecnologico Tencent al divieto di pubblicare o aggiornare nuove applicazioni prima che siano passate al vaglio di un’ispezione governativa. Tencent Holdings è stata infatti accusata di violazione delle nuove regole sulla protezione dei dati recentemente promulgate. Il fermento legislativo che coinvolge il settore tecnologico in Cina è risultato in una serie di stringenti regolamentazioni antitrust, a cui le aziende devono rapidamente adeguarsi. Tencent ha dichiarato che sta collaborando con le autorità nazionali per ispezionare le sue applicazioni e allinearsi agli standard del governo. Secondo il South China Morning Post, la ragione di questi interventi sui tech titans cinesi è dettata dall’esigenza di mantenere la “sovranità dei dati e la censura dei contenuti”. Il giro di vite normativo è stato giustificato dal governo con la necessità di limitare i comportamenti monopolistici delle grandi aziende e di tutelare i diritti degli utenti.

La Cina ha sottostimato 11,6 milioni di nascite tra il 2000 e il 2010 

La Cina ha sottovalutato il numero di bambini nati tra il 2000 e il 2010 di almeno 11,6 milioni, secondo il demografo indipendente He Yafu. La politica del figlio unico, all’epoca ancora in vigore, sarebbe all’origine di questa discrepanza: poiché erano previste sanzioni ai genitori che avessero avuto più di un figlio, alcune famiglie hanno scelto di non segnalare all’anagrafe le nuove nascite. La legge del figlio unico è stata abbandonata nel 2016, ma fino ad allora, secondo l’esperto, le coppie iniziavano a registrare ufficialmente i nuovi nati solo all’età di sei anni, per iscriverli a scuola. Poiché il 57% delle nuove registrazioni si riferiva a bambine femmine, le implicazioni socio-culturali del controllo delle nascite, evidentemente, hanno avuto conseguenze dirette sui censimenti condotti negli scorsi anni. Per la gran parte delle famiglie cinesi la crescita di una bambina era un investimento troppo oneroso, anche perché una volta sposata sarebbe entrata a far parte del nucleo familiare del coniuge, lasciando i propri genitori privi di risorse da destinare all’economia familiare. Di qui la reticenza a segnalare all’anagrafe la nascita di figlie femmine. Dall’ultimo annuario statistico del National Bureau of Statistics emerge poi che i tassi di natalità per gli anni dal 2011 al 2017 sono stati rivisti a rialzo, il che suggerisce che il numero delle nascite sia stato sottostimato ancora per lungo tempo. Il governo cinese si trova a dover affrontare una grave sfida demografica, con circa 8,5 nascite per 1.000 nel 2020, il dato più basso dal 1978. Le incongruenze statistiche potrebbero rivelare uno scenario peggiore del previsto.

Sri Lanka: la Cina scalza India e Giappone da nuovo porto container

Lo Sri Lanka si rivolgerà a un’azienda statale cinese per la costruzione di un porto container nelle acque dell’Oceano indiano. L’accordo preliminare che era stato siglato con India e Giappone nel 2019 per la costruzione del nuovo Easter Container Terminal (ECT) è stato annullato a febbraio dall’amministrazione di Gotabaya Rajapaksa. Il progetto stato assegnato pochi giorni fa all’azienda statale China Harbour Engineering Company. Il coinvolgimento cinese nella realizzazione di opere infrastrutturali in Sri Lanka non è una novità: negli ultimi decenni Pechino è divenuto uno dei maggiori finanziatori stranieri nel paese. Ma il recente accordo per la costruzione dell’ECT porta con sé una serie di implicazioni geostrategiche che riguardano il confronto tra la potenza marittima cinese e quella indiana. Pechino e Nuova Delhi si sono già scontrate per il controllo delle acque nell’Oceano indiano. Nel 2014, due sottomarini cinesi hanno attraccato in un terminal di Colombo, scatenando l’ira dell’India, che considera lo Sri Lanka nella sua sfera di influenza. Da allora Colombo ha negato il permesso ad altri sottomarini cinesi di stazionare in quell’area. Tuttavia, nel 2017, davanti al rischio di non poter saldare il debito contratto con la Cina, lo Sri Lanka ha permesso a una società cinese di rilevare il porto di Hambantota. Il fatto ha allarmato India e Stati Uniti, preoccupati che un punto d’appoggio sull’isola potesse dare a Pechino un ulteriore vantaggio militare nell’Oceano indiano.

Apple stringe partnership con TSMC

Apple sta stringendo una partnership più stretta con il gigante taiwanese dei chip Taiwan Semiconductor Manufacturing Co. (TSMC), per ridurre la sua dipendenza dalla multinazionale statunitense Qualcomm. Nell’ultima serie di iPhone, le componenti principali come sono fornite dall’azienda statunitense, con la quale ha da poco risolto una battaglia legale sui brevetti. Apple sta cercando da tempo di garantirsi un controllo diretto sui semiconduttori essenziali alla sua tecnologia. Secondo Nikkei Asia Review, l’idea sarebbe quella di sviluppare un proprio modem e integrare il chip di TSMC con il suo processore mobile interno. È essenziale per Apple superare il muro di brevetti costruito da Qualcomm intorno alla sua tecnologia, così da controllare la qualità della trasmissione dati e la velocità delle chiamate. Quella con l’azienda taiwanese è già una partnership strategica, poiché TSMC è l’unica produttrice di processori per iPhone e processori per Mac M1. La commercializzazione dei prodotti con i nuovi chip non avverrà prima del 2023, e sia Apple che TSMC hanno rifiutato di rilasciare commenti su questo nuovo accordo.

Il Giappone apre a nuove alleanze militari

Il Giappone ha iniziato ad ampliare i suoi partenariati militari, per allentare la dipendenza dalla storica alleanza con gli Stati uniti. L’Australia è la prima scelta. All’inizio di questo mese, un cacciatorpediniere giapponese ha scortato una fregata australiana, affiancando per la prima volta una nave da guerra straniera non americana. Secondo il Nikkei Asia Review, ora Tokyo e Canberra pensano a un accordo di difesa che renderebbe più facile per le forze di ciascun paese attraversare i rispettivi confini per esercitazioni congiunte. Si tratterebbe del primo accordo del genere per il Giappone con qualsiasi altro paese diverso dagli Stati Uniti, ma le ambizioni di Tokyo vanno oltre. Dopo aver siglato accordi di sicurezza con India e Germania, il Sol Levante è in trattative con il Regno Unito per la definizione di un’intesa analoga, e sta procedendo a rafforzare le relazioni militari nel Sud-est asiatico. Gli sviluppi giungono in risposta al crescente attivismo sino-russo nel quadrante regionale. Per la prima volta a ottobre, navi da guerra cinesi e russe hanno quasi circumnavigato congiuntamente l’arcipelago nipponico, mentre questo mese, per la prima volta in quattro anni, una nave militare cinese ha attraversato le acque territoriali giapponesi al largo della prefettura sud-occidentale di Kagoshima. A seguire bombardieri cinesi e russi hanno recentemente sorvolato il Mar Cinese Orientale in un pattugliamento congiunto.

Pechino colpisce le criptovalute, il mining si sposta in Kazakistan

Il mining di criptovalute provoca carenza di elettricità in Kazakistan, spingendo il paese a valutare l’apertura di centrali nucleari. Dopo che la Cina ha interrotto le attività estrattive di bitcoin a maggio, gran parte dei minatori si è riversato in Kazakistan anche per via di un ambiente normativo particolarmente attraente per questa industria. Le attività di mining consumano ingenti quantità di elettricità, e per mantenere il tasso di estrazione di valute digitali il governo deve fare scelte difficili sulla produzione di energia. Il presidente Kassym-Jomart Tokayev ha dichiarato in una riunione: “Guardando al futuro, dovremo prendere una decisione impopolare sulla costruzione di una centrale nucleare”. Come osserva Nikkei Asia, il ricorso alle centrali nucleari può sembrare una scelta naturale per uno dei massimi produttori di uranio al mondo, ma l’esperienza dei test nucleari dell’era sovietica è ancora una ferita aperta per la popolazione kazaka, che non vede di buon occhio il ricorso a questo tipo di energia. Mentre il dilemma si fa più controverso per il governo nazionale, il Kazakistan resta un polo attraente per le industrie estrattive che si trasferiscono dalla Cina, coi suoi prezzi relativamente bassi per l’elettricità, un ambiente normativo accogliente e un potenziale di energia rinnovabile ancora poco sfruttato.

A cura di Agnese Ranaldi e Alessandra Colarizi