Pechino ha intenzione di rimuovere tutta la tecnologia informatica d’importazione al momento utilizzata nei dipartimenti governativi e uffici pubblici. E’ quanto riportano fonti del FT, secondo le quali l’ordine – che trova le sue basi legali nella Cybersecurity Law del 2017 – arriverebbe direttamente dall’Ufficio centrale del partito. Il progetto, mirato ad assicurare l’impiego di tecnologia “sicura e controllabile”, è decisamente ambizioso. Stando agli analisti di China Securities, ad essere sostituiti saranno tra i 20 e i 30 milioni di componenti hardware, con una tabella di marcia che prevede la rimozione del 30% dei dispositivi nel 2020, del 50% nel 2021 e del 20% l’anno successivo. Da anni Pechino è al lavoro per ottenere una maggiore autonomia tecnologica (dal 2017 Microsft offre al governo cinese una versione “speciale” di Windows 10), ma il processo sembra aver subito un’accelerazione in seguito all’imposizione di tariffe americane contro Huawei & Co. La strada è ancora lunga. Gli esperti concordano nel ritenere estremamente difficile il raggiungimento di un decoupling completo, sopratutto per quanto riguarda la parte software.

Cina: cittadini sempre più preoccupati dal riconoscimento facciale

Secondo uno studio pubblicato giovedì scorso dal Nandu Personal Information Protection Research Centre,i cittadini cinesi sono sempre più contrari all’uso estensivo del riconoscimento facciale da parte delle autorità. Secondo il sondaggio online, che ha coinvolto un campione di circa 6000 cittadini, l’80% degli intervistati avrebbe dichiarato di essere preoccupato dall’inesistenza di leggi che assicurino la protezione dei dati raccolti. Inoltre, più del 74% dei partecipanti ha espresso la volontà di poter usare – in alternativa – metodi di identificazione tradizionale per poter verificare le proprie generalità. Lo studio, descritto come la più grande pubblicazione sull’argomento finora realizzata in Cina continentale, è stato intrapreso principalmente per registrare le reazioni dei cittadini alle regolamentazioni entrate in vigore questo mese: l’uso del riconoscimento facciale è ormai obbligatorio per la sottoscrizione di contratti telefonici e, in alcune città come Zhengzhou, per gli abbonamenti dei mezzi pubblici. Sebbene l’uso di tali tecnologie non sembrerebbe per il momento diminuire, fonti governative affermano che il Partito Comunista cinese sia disposto ad aprire un dibattito pubblico per accertare le ripercussioni in materia di privacy [fonte: BBC]

La CGTN apre think tank con ambizioni globali

La China Global Television Network (CGTN) ha annunciato la creazione di un think tank che servirà come piattaforma di scambio e cooperazione tra gli istituti di ricerca di tutto il mondo. L’annuncio è avvenuto mercoledì scorso durante il Global Media Summit organizzato proprio dall’emittente, al quale hanno partecipato oltre 300 personalità di spicco del mondo della politica, del tech, così come i principali leader di piattaforme mediatiche cinesi e stranieri. Secondo quanto riportato da Xinhua, il centro di ricerca della CGTN collaborerà con almeno 50 tra i più prestigiosi istituti in tutto il mondo, occupandosi di analizzare lo sviluppo della comunicazione globale, monitorando in particolare l’impatto che 5G, blockchain e intelligenza artificiale hanno sull’industria mediatica contemporanea. [fonte: Xinhua]

Dalla Cina un videogioco contro i manifestanti di Hong Kong

Se l’ormai celebre gioco “Liberate Hong Kong”, in cui i giocatori vestono i panni degli attivisti in una corsa per liberare la città dalle autorità cinesi, ha già fatto il giro del mondo, di certo non poteva mancare la versione filocinese. Dalla Cina continentale è arrivato infatti “Everyone Hit the Traitors”, un videogame in cui i giocatori potranno colpire alcuni tra i più famosi attivisti di Hong Kong, tra cui Martin Lee, Joshua Wong o Jimmy Lai, denigrati nel gioco con termini come “topi” e “traditori”. La dinamica del gioco, ospitato sul sito web dalaoshu.net, è molto semplice, tanto che sembrerebbe essere stato programmato in modo da garantire al giocatore una vittoria certa. Infatti, il tutto consiste nell’eliminare i manifestanti prima che raggiungano la fine della strada, ma il tempo concesso è talmente lungo che difficilmente si può perdere. Sebbene il quotidiano statale Global Times abbia riferito che il gioco è molto popolare sui social network, sembrerebbe invece che i giovani non ne siano particolarmente attratti. Infatti, alcuni utenti hanno sottolineato che i riferimenti a “Everyone Hit the Traitors” sono praticamente assenti da WeChat, Weibo e Zhihu, i social più utilizzati in Cina. [fonte: Abacus]

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