In Cina e Asia – Aerei cinesi intercettano un jet Usa

In by Gabriele Battaglia

I titoli della nostra rassegna di oggi:

– Aerei cinesi intercettano un jet Usa: tensione nel Mar cinese meridionale
– La grande muraglia sottomarina cinese
– Cura dimagrante per le aziende di stato: ecco la «Xiconomics»
– «Mad Men» a Pyongyang
– Giappone, 7,3 milioni in meno per la forza lavoro umana entro il 2030 Aerei cinesi intercettano un jet Usa: tensione nel Mar cinese meridionale

La tensione tra Usa e Cina sale in vista del G7 giapponese della prossima settimana. Due caccia cinesi hanno condotto una pericolosa manovra di intercettamento di un velivolo militare Usa sulle acque del Mar cinese meridionale. A dirlo è il Pentagono. Si tratta dell’ultima «schermaglia» in ordine di tempo tra Cina e Stati Uniti nel tratto di mare conteso. Appena una settimana fa, si era verificato un caso simile durante una manovra di avvicinamento di una nave militare americana a un’isola nel Mar cinese meridionale.

Al prossimo G7 che si terrà in Giappone parteciperà anche del Vietnam, altro paese coinvolto nella disputa. L’incidente è avvenuto lo scorso 17 maggio durante un pattugliamento sulla zona di mare contesa tra più parti e su cui Pechino rivendica sovranità. Secondo quanto rivelato da Associated Press. La sfida a distanza continua sui giornali: l’ambasciata cinese a Washington ha recentemente protestato contro un articolo sul Mar cinese meridionale pubblicato sul Washington Post, pieno, a detta del portavoce dell’ambasciata Zhu Haiquan, di false accuse e imprecisioni storiche.

La grande muraglia sottomarina cinese

Per rafforzare la sorveglianza sui mari e proteggersi da eventuali minacce alla sicurezza nazionale le isole artificiali potrebbero non bastare più. Così la China State Shipbuilding Corporation, la più grande azienda statale di cantieristica navale, secondo il portale online di strategia e difesa IHS Jane’s Defence Weekly, avrebbe proposto a Pechino di costruire un sistema di sicurezza di navi militari e sensori sottomarini, una «grande muraglia sottomarina», che dovrebbe aiutare le autorità cinesi a tenere sotto controllo le acque del Mar cinese meridionale, conteso con altri paesi come Vietnam e Filippine, e i movimenti dei sottomarini americani e russi intorno alla Repubblica popolare. Il progetto è stato presentato lo scorso anno a un’esposizione di settore.

Il modello della «grande muraglia» subacquea, scrive IHS Jane’s, è quello del Sound Surveillance System targato Usa, che durante la Guerra fredda diede vantaggio agli americani nell’intercettare i movimenti dei sottomarini sovietici. In caso di costruzione il sistema verrà comprato dall’esercito di liberazione popolare, l’esercito cinese.

Cura dimagrante per le aziende di stato: ecco la «Xiconomics»

La crescita cinese è «finanziata dal debito». A scriverlo, questa volta, non sono stati i media occidentali ma il Quotidiano del Popolo, voce del Partito comunista cinese, che la scorsa settimana ha chiesto al governo di accelerare le riforme industriali. Mercoledì il Consiglio di Stato (il governo cinese) ha quindi pubblicato gli obiettivi per il ridimensionamento delle aziende di stato, una serie di provvedimenti alla base della politica economica del presidente Xi Jinping.

Per le principali aziende di stato si tratterà di una terapia shock che prevede il taglio di rami produttivi pari al 20 per cento e dei costi, e un aumento della redditività di 100 miliardi di yuan (circa 14 miliardi di euro) entro il 2017. Più colpiti saranno i settori del carbone e dell’acciaio, la cui capacità produttiva sarà ridotta del 10 per cento a partire da quest’anno.
Le aziende di stato sono al centro di un annoso dibattito. Il Consiglio di Stato ha ribadito che queste hanno un «core business debole, troppi lavoratori, inefficienze, troppi livelli di management e troppe società controllate».

«Mad Men» a Pyongyang

Chi parla della Corea del Nord in termini di «Regno eremita», e di isolamento dal mondo contemporaneo, si sbaglia. A Pyongyang sarebbe in corso una transizione verso una società dei consumi contenuta e controllata dalle linee del partito dei lavoratori di Kim Jong Un. Un indizio è il graduale aumento delle pubblicità negli spazi pubblici. Non reggono il confronto con i grandi pannelli di propaganda in stile socialisti, né in dimensione né nei colori sgargianti, ma sono sempre di più anche se semi-nascosti.

In passato le uniche pubblicità visibili a Pyongyang erano legate a prodotti nati da progetti di cooperazione tra le due Coree come le auto Pyongwha o la birra Taendonggang.
Oggi si va dal dentifricio sbiancante fatto di ingredienti naturali agli snack al cetriolo di mare anticancro. Sempre più prodotti vengono pubblicizzati per attirare i cosiddetti «padroni della moneta», o donju, una ristretta classe di consumatori — gli stessi che fanno profitti un’economia di mercato «grigia», lasciata funzionare ma non riconosciuta ufficialmente dal governo di Pyongyang.


Giappone, 7,3 milioni in meno per la forza lavoro umana entro il 2030

Entro il 2030 l’intelligenza artificiale potrebbe togliere il lavoro più di 7 milioni di lavoratori. A dirlo è il ministero dell’economia di Tokyo che, in un recente studio, spiega che i robot potrebbero prendere il sopravvento se il paese fallirà a implementare le riforme strutturali del mercato del lavoro. Più colpiti di tutti saranno i lavoratori dei supermercati e delle linee di assemblaggio nelle industrie sostituiti dall’automazione.

Starà all’attuale governo e a quelli che verranno in seguito studiare degli aggiustamenti — come la creazione di posti di lavoro in settori come ricerca e sviluppo, management e altre attività ad «elevato valore aggiunto» — per limitare l’impatto della quarta rivoluzione industriale fondata su intelligenza artificiale e big data. Nel migliore dei casi, conclude lo studio del ministero, saranno circa 1,7 milioni di persone a essere sacrificate in nome di un più obbediente ed efficiente robot.