Dopo un’altra riunione-fiume, l’Organizzazione mondiale della Sanità ha deciso di non dichiarare lo stato di emergenza di salute pubblica internazionale per il nuovo coronavirus. «Non si tratta ancora di un’emergenza globale» ha detto il direttore generale Tedros Ghebreyesus «ma non è escluso che lo diventi». Il conto delle persone ammalate ha raggiunto in serata quota 653 con nuovi casi a Singapore e in Vietnam. Il numero delle vittime è salito a 18. La diciottesima è anche la prima vittima registrata fuori dalla provincia di Wuhan. La metà delle vittime soffriva anche di altre patologie. Il virus, dunque, sarebbe pericoloso soprattutto in individui già malati.

DOPO LA QUARANTENA annunciata ieri per la città di Wuhan, una metropoli di 11 milioni di abitanti paragonabile a New York per dimensioni, anche le città di Huanggang (7 milioni di abitanti) e quelle più piccole di Ezhou, Chibi e Zhijiang, tutte nella provincia dell’Hubei, sono in stato di emergenza: chiusi i luoghi pubblici e i trasporti collettivi, e cittadini invitati a non lasciare la città.
Proseguono nel frattempo le ricerche per identificare l’origine dell’agente patogeno. Coronavirus è il nome di una famiglia di virus di cui esistono moltissime varianti. Questo tipo di virus è normalmente presente in molte specie animali e solo occasionalmente “salta” dagli animali all’uomo grazie a piccole mutazioni. La sequenza genetica del virus rilevato nei pazienti cinesi è stata rapidamente pubblicata e diffusa online, per ricostruire le mutazioni che, a partire da ceppi noti, hanno generato la variante attuale. Una ricerca sul Journal of Medical Virology, ad esempio, farebbe risalire il coronavirus di Wuhan ai serpenti. L’ipotesi è plausibile anche perché al mercato di Wuhan in cui si è diffusa la malattia viene trattata anche la carne di questo animale. Altri ricercatori, che hanno compiuto ricerche indipendenti, ritengono più probabile il pipistrello come specie originaria, anche senza escludere che prima di trasmettersi all’uomo il virus sia passato per altri animali.

La rapida diffusione della sequenza genetica del coronavirus testimonia la buona collaborazione che si è instaurata tra medici cinesi e internazionali. «C’è una notevole differenza rispetto all’epidemia di Sars del 2002» racconta Giovanni Rezza, epidemiologo e responsabile del dipartimento malattie infettive all’Istituto superiore di Sanità. «All’epoca tra i primi casi e l’identificazione del virus passarono diversi mesi. Stavolta le prime segnalazioni risalgono a dicembre e oggi già disponiamo della sequenza del virus».
Sull’opportunità della quarantena di intere città Rezza ha una visione pragmatica. «Ai tempi della Sars si riteneva che in una città moderna certi metodi non potessero funzionare. Invece le persone a rischio furono messe in quarantena a Pechino, Hong Kong, Singapore e persino a Toronto. E aiutò a fermare l’epidemia».

QUESTO TIPO DI FOCOLAI non nasce in Asia per caso. «Le malattie respiratorie sono tipiche delle economie in transizione, con forte pressione demografica», spiega. «In paesi come quelli asiatici c’è un’alta densità di popolazione a contatto con mercati rurali in cui sono presenti animali vivi, e si tratta di società con grande mobilità geografica. Per questo quasi tutte le epidemie influenzali vengono da oriente. Il virus in Europa oggi non c’è, ma non si può escludere che qualche caso venga registrato anche da noi. Non bisogna essere per forza pessimisti: anche la Sars fu arginata e questo virus sembra meno aggressivo. Bisogna applicare il principio di precauzione, la preparazione e le conoscenze ci sono».

Di Andrea Capocci

[Pubblicato su il manifesto]