I vizi segreti del ministro delle Ferrovie

In by Simone

[In collaborazione con AGICHINA24] Questa volta è toccato a Liu Zhijun, ministro delle Ferrovie dal 2003, essere immolato per la causa maggiore che ogni membro del Pcc, sin dall’iscrizione, decide di abbracciare. L’immagine del Partito, per assicurarne la sopravvivenza, deve trascendere i personalismi, l’amministrazione del potere e i nomi, le facce con le quali si mostra e si è mostrato, nel tempo, al popolo cinese. Ogni singolo membro, dal neo affiliato ai più alti in grado nella gerarchia partitica, sa di essere ostaggio dell’onnisciente sistema politico cinese: il passato ed il presente dei funzionari sono meticolosamente setacciati, ordinati ed archiviati, assicurando una riservatezza impenetrabile e minacciosa. Tutto ciò che rimane nei cassetti delle redazioni, all’occorrenza, può essere passato ai tribunali, fatto scivolare sulla scrivania del redattore compiacente, trasmesso sulle reti nazionali. Perché chiunque ha dei segreti, chiunque è ricattabile. Il Partito si era espresso molto chiaramente rispetto alla prossima lotta alla corruzione, uno dei mali più radicati nella società cinese. Lo scorso dicembre era stato addirittura pubblicato il primo Libro bianco dedicato alla lotta alla corruzione ed alla costruzione di un “governo pulito”: quasi 120.000 funzionari di ogni livello indagati in un solo anno. Ma senza una vittima illustre, ogni campagna è destinata al fallimento.
 
 
I primi segnali ad aver allarmato Liu Zhijun risalgono probabilmente al mese di ottobre, quando Luo Jinbao, direttore generale di China Railway Container Transportation Corp. , decise di rassegnare le proprie dimissioni con una lettera inaspettata dopo solo sei mesi alla guida della consociata del ministero delle Ferrovie. Allora la notizia parve incomprensibile, ma il 15 febbraio l’Economic Observer riesce a fare chiarezza sull’episodio. Nel mese di gennaio infatti, Ding Shumiao – la miliardaria proprietaria del Beijing Broad Union Investment Managment Group – viene arrestata con l’accusa di lucrare sugli appalti per lo sviluppo ferroviario del sud della Cina vinti dalla sua compagnia. Il periodico economico cinese indica che Ding fu presentata al ministro Liu proprio dall’ex direttore di China Railway, che figura ora tra le principali imprese coinvolte nel giro di corruzione legato allo sviluppo dell’alta velocità ferroviaria, obiettivo ambizioso che la Cina si è prefissata con maggiore determinazione proprio per il prossimo Piano quinquennale.
 
Forse Liu Zhijun, passato indenne dallo scandalo che coinvolse il fratello nel 2006 – mandante di un omicidio per coprire i suoi affari illegali nella rivendita dei biglietti ferroviari a Wuhan – e dalla gestione pessima dell’emergenza neve del 2008, per qualche motivo ancora oscuro ha perso tutte le protezioni di cui aveva goduto fino ad oggi. Sollevato dall’incarico di ministro per “gravi violazioni disciplinari”, sostituito dal suo vice proprio a cavallo della Festa di Primavera – periodo caldissimo per il traffico ferroviario nazionale – Liu Zhijun è stato definitivamente scaricato dal Partito. Nonostante a tutti gli organi di stampa nazionale sia stata imposta la censura sul caso Liu, i cassetti dei segreti si sono aperti, presentando all’ex ministro l’amaro conto riservato ai nemici del popolo.
Sul China Business, pubblicazione in cinese vicina all’Accademia delle Scienze Sociali e quindi al governo, due giorni dopo le dimissioni esce un articolo intitolato “Il ministro delle Ferrovie Liu Zhijun coinvolto nello scandalo dell’alta velocità – 100 milioni di RMB alle sue 18 amanti”.
 
La prima parte dell’articolo descrive l’intreccio di rapporti tra Liu Zhijun, Ding Shumiao e Luo Jinbao, mentre la seconda, citando come fonti i media di Taiwan ed Hong Kong, si concentra nella demolizione dell’immagine dell’ex ministro: si scopre così che uno dei più importanti esponenti del governo cinese, in realtà, non avrebbe mai conseguito la laurea, ma avrebbe interrotto gli studi al secondo anno delle superiori; la sua più grande fortuna sarebbe stata sposare la figlia di un funzionario delle ferrovie cinesi – uno dei tre matrimoni dei quali ora abbiamo notizia – vedendosi aprire davanti a sé le porte del ministero. A questo proposito l’articolo attribuisce a Liu la paternità del “suo mantra” fare bene è bene, ma sposarsi bene è meglio. Infine, ciliegina sulla torta, oltre ad accettare mazzette per favorire i suoi sodali, Liu viene anche accusato di avere avuto ben 18 amanti, pagate per un totale di 100 milioni di RMB.
 
La parabola di Liu Zhijun finisce quindi con una damnatio memoriae in grande stile: ignorante, arrivista senza scrupoli, corrotto e frequentatore di prostitute. Resta da capire perché sia stato lui il prescelto per il macello, il nome da distruggere per dimostrare la serietà della lotta alla corruzione. Quali siano i giochi di potere e interessi che ne hanno decretato questa fine ingloriosa. Ma forse queste sono storie chiuse al sicuro in altri cassetti, in attesa di tempi maturi.

 

© Riproduzione riservata