Lo scorso 22 febbraio l’ambasciata della Corea del Nord in Spagna è stata presa d’assalto da un commando di dieci uomini. Il gruppo ha compiuto una vera e propria azione militare, facendo irruzione nell’edificio con armi finte e picchiando i funzionari che in quel momento si trovavano all’interno. Gli sconosciuti se ne sono andati dopo aver rubato dispositivi elettronici e vari documenti. In un primo momento i media sono rimasti spiazzati, visto che quando c’è di mezzo la Corea del Nord  è sempre complicato avere certezze. La magistratura spagnola ha provato a far luce sull’accaduto, ipotizzando che gli assalitori fossero della Cia o avessero legami con l’agenzia statunitense di intelligenze per l’estero. Spiegazione potenzialmente verosimile perché pochi giorni dopo l’accaduto sono stati gli stessi responsabili dell’operazione militare a uscire allo scoperto con un comunicato diffuso online.

Gli autori dell’irruzione nella sede diplomatica nordcoreana di Madrid fanno capo al Cheollima Civil Defense (CCD). Sappiamo pochissimo sulla storia di questa organizzazione segreta di dissidenti nordcoreani, ancora oscura e misteriosa. Il CCD ha fatto parlare di sè per la prima volta nel 2017 quando ha pubblicato in rete un video in cui gli esponenti affermavano di voler proteggere Kim Han Sol, figlio di Kim Jong Nam, fratellastro di Kim Jong Un fatto assassinare – secondo le accuse – dallo stessoPresidente nordcoreano. Il gruppo si pone due obiettivi: rovesciare il regime di Pyongyang e garantire assistenza ai disertori e a chiunque cerchi di lasciare la Corea del Nord. I suoi membri il mese scorso hanno annunciato la formazione di un governo nordcoreano provvisorio in esilio: il Free Joseon, dove Joseon è l’antico nome che veniva utilizzato per indicare la Corea. Il Cheollima Civil Defense, si legge sul blog del movimento, intende continuare la sua attività fino al “giorno in cui la luce sarà veramente restaurata a Pyongyang”. Ma chi c’è dietro questo gruppo, soltanto un gruppo di dissidenti?

Il leader del gruppo che ha fatto irruzione nell’ambasciata è Adrian Hong Chang, coreano residente negli Stati Uniti e dotato di passaporto messicano. Il 35enne viene descritto come un mercenario nordcoreano e proprietario di diverse società discutibili. L’uomo sarebbe inoltre in contatto con vari servizi di intelligence e potrebbe aver avuto un ruolo di primo piano anche in altri episodi di violenza contro la Corea del Nord avvenuti in altri Stati. Il ritrovamento di una patente italiana appartenente a Hong Chang con un nome falso potrebbe collegare le gesta del CCD anche a quanto accaduto in Italia, dove l’ambasciatore nordcoreano è scomparso da gennaio. Ma Adrian nascoderebbe altri segreti. Pare infatti che cinque giorni dopo l’assalto madrileno il leader del movimento sia volato negli Stati Uniti, dove avrebbe contattato l’FBI per condivedere il materiale raccolto nell’ambasciata nordcoreana spagnola.

Ma torniamo alla cronaca dei fatti di Madrid, utili per capire che cos’è davvero il CCD. La ricostruzione fornita dal Cheollima Civil Defense riguardo l’accaduto non è compatibile con quanto emerso dalle indagini giudiziarie spagnole. Per l’Audiencia Nacional l’assalto sarebbe stato accompagnato da violenza e intimidazione, mentre i dissidenti affermano in una nota di “aver trattato tutti i presenti con dignità” e che la loro azione non sarebbe stato un attacco ma la risposta a “una situazione di emergenza all’interno dell’ambasciata”. Secondo El Paìs sarebbe addirittura stato emesso un ordine di arresto internazionale nei confronti dei dieci assalitori, con l’accusa di detenzione illegale di armi e partecipazione a un’organizzazione criminale. La polizia madrilena avrebbe inoltre rilevato i legami di due uomini del gruppo con la CIA, anche se l’agenzia statunitense apparirebbe estranea ai fatti di Madrid. Secondo quanto riportato dal Washington Post, invece, il gruppo non si sarebbe coordinato con alcun governo straniero e avrebbe agito in maniera del tutto autonoma. Anzi, la CIA avrebbe rifiutato di farsi coinvolgere pochi giorni prima dell’incontro tra Donald Trump e Kim Jong Un, in programma ad Hanoi. Eppure gli investigatori spagnoli la pensano diversamente, perché il commando avrebbe agito utilizzando microtelecamere per fornire le prove del raid a chi aveva ordinato e finanziato l’operazione. Le accuse ricadono sull’Fbi. Secondo quanto riportato da Nbc News, il Federal bureau of investigation sarebbe infatti entrato in possesso di una parte delle informazioni rubate dal Cheollima Civil Defense all’ambasciata nordcoreana in Spagna.

La risposta ufficiale della Corea del Nord sull’accaduto è arrivata per bocca di un portavoce del Ministero degli Esteri norcoreano, che alla Kcna ha definito un “grave attacco terroristico” quanto avvenuto nella sede diplomatica di Pyongyang a Madrid. “Aspetteremo con pazienza il risultato”, ha commentato il governo nordcoreano, che lascia aperta ogni pista, anche quella del possibile coinvolgimento del Fbi e altri gruppi ostili al Paese. In quest’ultimo caso l’Fbi si ritroverebbe in una posizione molto delicata, avendo ricevuto materiale sensibile rubato a un’ambasciata straniera in un paese della Nato. Ma ancora tante sono le domande senza risposta. Quel che è certo è che Kim Jong Un deve guardarsi per la prima volta da un nucleo di pericolosi oppositori: il Cheollima Civil Defense.