Tian Wen 1, ” le domande del cielo”, dal poema di Qu Yuan del IV secolo a.C.: è il nome della prima missione interplanetaria cinese prevista per il 23 luglio prossimo: dovrebbe arrivare su Marte nell’aprile 2021, in tempo utile per festeggiare il centesimo anniversario della nascita del Partito Comunista Cinese. La nuova grande sfida del Celeste Impero si presenta così non solo di straordinario peso scientifico ma anche ad alto valore simbolico.
A un anno dall’altra spettacolare missione Chang -e 4,(la dea della luna in cinese ), la prima nella storia a far atterrare una sonda sulla faccia scura della Luna, la Repubblica Popolare ora punta dritta al pianeta rosso, per replicare l’impresa con un corpo celeste più lontano che da sempre infiamma la fantasia degli scienziati degli scrittori e degli artisti in genere. Una volta in orbita, agli inizi del 2021, Tian Wen 1 sgancerà un lander sulla superficie di Marte da cui uscirà un mezzo cingolato, un rover, per studiare il suolo del pianeta e capire se esistano tracce biologiche . Un programma ambizioso da parte del presidente Xi Jinping che a dispetto della pandemia e della recessione economica non sembra voler abbandonare il suo obiettivo : rendere la Cina una superpotenza spaziale in grado di competere con gli Stati Uniti.
La conquista dei cieli è di cruciale importanza per l’avanzamento scientifico dell’umanità in diversi settori, ma ora gioca un ruolo di primo piano anche in ambito tecnologico, per la costruzione della rete 5G. Ne abbiamo parlato con Andrea Santagelo, professore ordinario di Astrofisica Sperimentale delle Alte Energie, Universita’ di Tubinga e Visiting Full Professor presso l’ Institute of Hight Energy Physics (Chinese Academy of Sciences).
Professore che ruolo gioca la conquista dello spazio non solo nel  progresso scientifico ma in ambito tecnologico con la corsa al 5G? 
La rete 5G permetterà una connessione real time estremamente veloce che potrà essere realizzata attraverso una serie di stazioni sulla Terra. Su questo oggi non c’e’ competizione, la battaglia e’ diventata politica, strategica, ma da un punto di vista tecnologico la Cina ha gia’ vinto. Ma per connettere tutto il pianeta non bastano le stazioni a terra, bisogna creare una rete di satelliti in orbita, numerosi a tal punto da permettere un’interconnessione immediata anche da un capo all’altro del globo, facendo viaggiare Internet attraverso questi satelliti posizionati nello spazio. . Lo spazio integrerà la rete di terra. Certo le aziende private americane hanno un ruolo consolidato , ma ai primi di gennaio, la Cina ha lanciato il primo satellite dimostrativo per una costellazione 5G, chiamata Yinhe-1, dalla base di Jiuquan Satellite Launch Center nel nord-ovest della Cina. Il satellite è il primo dell’azienda GalaxySpace ed è stato inviato nella sua orbita prestabilita da un razzo vettore cinese Kuaizhou-1A (KZ-1A). GalaxySpace mira a realizzare una costellazione di satelliti a banda larga in orbita terrestre bassa e a creare una rete globale di comunicazione 5G.
Inoltre nel futuro immediato – mesi – il completamento della costellazione per la navigazione satellitare Beidou-3, il GPS cinese, avra’ un ruolo sicuramente centrale. Ed anche in questo ambito la competizione con gli USA è forte.
Un grande business: da una parte il settore privato americano Space X, , che sta investendo molto in questo campo e ha cominciato a lanciare satelliti, dall’altra la Cina che ha ampiamente recuperato cominciando a lanciare i suoi di satelliti, quindi la battaglia per il 5g si sta spostando nello spazio , insomma stiamo parlando di “Guerre Stellari”Ma in che misura la Cina puo’ competere con gli Stati Uniti?
Certamente nello Spazio esiste ancora un gap tecnologico tra la Cina e gli USA. Tuttavia, questo non impedisce che la Cina abbia raggiunto risultati straordinari. Negli ultimi 15 anni è diventata una super-potenza spaziale. I risultati sono sorprendenti. La CNSA (China National Space Administration) e la CASC (Chinese Aerospace Corporation) sono state create ‘solo nel 1993’, ed il primo volo umano è del 2003, quando il primo Taikonauta, da tàikōng, “space”, Yang Liwei fu lanciato in orbita terrestre con il razzo Long March 2F. Ma andiamo ad alcuni esempi. Innanzitutto, il numero di lanci di missioni spaziali: 39 contro i 29 degli Usa nel 2018. 34 nel 2019 contro i 21 americani. E la tendenza sembra essere la stessa nel 2020, anno in cui la Cina pianifica ben 40 lanci. Se si aggiungono quelli previsti commerciali o privati cinesi, potremmo arrivare a 50 lanci. La capacità cinese di produrre Spazio è impressionante.
E c’e’ un altro punto da sottolineare. Lo Spazio Cinese non è solo statale. La Cina lega la crescita tecnologica allo sviluppo del mercato. Nazionale, internazionale, e a prezzi competitivi. Nel 2018 si contavano 141 società aerospaziali commerciali registrate in Cina. Distribuite su servizi di lancio, produzione e applicazioni satellitari, stazioni di terra e altre aree. L’azienda parastatale Expace, ad esempio, e aziende private come Landspace, iSpace, OneSpace, Linkspace, Galactic Energy stanno sviluppando veicoli di lancio con l’obiettivo di fornire servizi di lancio a basso costo sul mercato interno e non solo.
Come si articola il programma spaziale cinese e come si inserisce con quello delle altre potenze?
La chiave di volta per la Cina è più in generale il programma made in Cina 2025. L’ambizioso piano cinese per diventare una potenza hi-tech, autosufficiente, un leader globale. Investimenti su comunicazioni, internet, supercomputer, intelligenza artificiale, robotica, automazione industriale, nuovi materiali, trasporti, biotech, e certamente aerospazio sono gli elementi chiave del Made in China 2025. Si pensi ad esempio alla sfida di raggiungere l’80 per cento della produzione di componenti high tech ‘in casa.
E la conquista di Marte?
L’esplorazione di Marte parte dalla riconquista della Luna. Gli Stati Uniti, la NASA, sono i capofila insieme ad altre agenzie spaziali come quella europea l’ESA, quella russa, Roscosmos, quella giapponese e canadese tutte impegnate in un progetto ambizioso: “The Lunar Orbital Gateway”: costruire una piattaforma spaziale orbitante attorno alla luna: da questa piattaforma su cui potranno andare anche astronauti si dovrebbe partire per andare sulla Luna. Diciamo una stazione alimentata attraverso l’energia solare, che possa servire come un punto di comunicazione,un laboratorio attivo, un modulo abitativo temporaneo, un ‘parcheggio’ per rover e altri robots per l’esplorazione lunare. Da questa stazione si andrà e tornerà dalla Luna, per esplorazioni scientifiche ma anche per provare tecnologie e soluzioni ingegneristiche per l’abitazione umana di altri corpi del sistema solare. La sfida è chiara: come produrre ossigeno, risorse alimentari, luoghi protetti su un altro corpo celeste. Diciamo tra il 2023 ed il 2028 alcuni voli umani raggiungeranno la stazione. La NASA non è sola ma coordina quel pool di partner commerciali ed internazionali che hanno contribuito alla stazione spaziale: Canada (CSA), Europe (ESA), Japan (JAXA) e Russia (ROSCOSMOS). Partner, agenzie che fanno parte dell’ International Space Exploration Coordination Group (ISECG), composto da 22 Agenzie, di cui fa parte anche la CNSA (China National Space Administration) che considera gli elementi critici per estendere l’espansione umana non solo alla Luna ma a Marte e oltre, nello spazio lontano del Sistema Solare. La Cina segue tuttavia un altro percorso.
Quale percorso?
Come ha detto Pei Zhaoyu, deputy director of the Lunar Exploration and Space Program Center, lo Chang’e Project della CNSA, il piano cinese è quello di realizzare, non una stazione base orbitante, ma una stazione di ricerca, una base direttamente SULLA superfice della Luna. Da qui al 2028 la serie di missioni che va dal Chan’g 5 al Chan’g-8 non solo esplorerà tramite lander, orbiter e rover la Luna, ma prevede anche esperimenti per la costruzione 3-D di elementi utilizzando esclusivamente risorse lunari. Ma la scienza guarda anche al futuro ‘Large’, come la missione eXTP, a guida cinese, che mi vede personalmente coinvolto, e che prevede la costruzione di 13 telescopi, 6 camere a largo campo, e un tappeto  circa 4 m2, di rivelatori di fotoni di alte energia, 5 tonnellate da lanciare in orbita per sopravvivere nello spazio dai 5 agli 8 anni. Un payload Large che permetterà studi di fisica fondamentale tramite lo studio di oggetti straordinari come le stelle di neutroni, anche quelle dai campi magnetici estremi esistenti in natura, un milione di miliardi più intensi del campo magnetico terrestre, e buchi neri, quelli nella nostra galassia, che hanno massa di alcune decine di soli, o quelli al di fuori della galassia, che hanno masse un miliardo di volte quella del sole. eXTP rivelerà anche le controparti ai raggi X delle sorgenti di onde gravitazionali. Una delle missioni scientifiche del futuro spaziale cinese,che include anche una missione per la rivelazione di onde gravitazionali.
Nell’approccio e nel lavoro scientifico che differenza c’e’ tra la Cina e l’Occidente?
Centrale è anche la spesa per ricerca, sviluppo, economia della conoscenza . Mi diceva un amico e collega cinese, uno di quei brillanti scienziati , che dopo alcuni decenni nelle Università americane molti come lui tornano in Cina in posizioni di prestigio. I cervelli cinesi ma anche le famiglie, fino agli esponenti del Governo, tutti sono ossessionati dalla conoscenza, dal sapere, dall’educazione. Oggi forse centrata su aspetti tecnici, e scientifici. Ma non solo. Policy, media, arte digitale,archeologia, sono nuove frontiere del sapere. E poi ci sono gli investimenti, molto cospicui in ambito scientifico. Certo, i budget cinesi non sono mai facili da interpretare e capire. Ma diciamo cifre che vanno dagli 8 agli 11, forse 14 miliardi di dollari per il 2020. Certamente sottostimati perché ad esempio non conosciamo, quale frazione delle spese militari andrà allo spazio, e se, commesse date alla CASC, sono messe in budget sotto altre voci, grazie alla flessibilità del bilancio. Diciamo però che la Cina è oggi saldamente al secondo posto, dopo gli Stati Uniti nel settore spaziale, ed ha sorpassato di gran lunga la Russia. Lo scopo è chiaro: diventare non solo una potenza spaziale, obiettivo già raggiunto, ma diventare un leader globale nello space-power nel 2030, ed il leader globale in ingegneria e tecnologia spaziale per il 2045. Lo spazio è quindi uno degli elementi centrali per la rincorsa Cinese verso la leadership globale per il 2045. Che significa, che l’obiettivo principale del Paese, è quello di raggiungere e se possibile superare gli Stati Uniti, nello spazio nei sui aspetti diplomatici, commerciali, economici, militari, scientifici.
La geopolitica dello spazio…come si intrecciano i rapporti della Cina con le altre supeportenze spaziali?
Cina e Stati Uniti non collaborano in maniera bilaterale nello spazio: il Congresso americano vieta alla NASA di collaborare con la Cina, ci sono precise indicazioni su questo. Allora la domanda naturale e’ chiedersi : e gli altri che fanno?… l’Europa ha un partner tradizionale nella NASA, pero’ in anni recenti si e’ in qualche modo avvicinata alla Cina iniziando collaborazioni abbastanza ampie nello spazio e infatti nell’ultimo anno e mezzo è emersa una reazione da parte statunitense che tende a limitare il coinvolgimento europeo con la Cina solo ad aspetti meramente scientifici e non per esempio nella costruzione della stazione spaziale, impresa senz’altro di grande appeal dal punto di vista dell’immagine, fondamentale in quella costruzione del soft power cui la Cina si sta così intensamente applicando…
Quanto alla Russia Roscosmos è un partner indipendente. In qualche modo forse un po’ donna decaduta o vecchio nobile decaduto, ma che comunque gioca ancora un ruolo importante nello spazio e dunque negli equilibri geopolitici internazionali che riguardano la ricerca spaziale. Ad esempio sebbene Roscosmos lavori insieme alla NASA sul progetto della piattaforma orbitante intorno alla Luna, recentemente, nel settembre 2019, ha firmato un patto di collaborazione con la Cina per l’esplorazione della Luna e per la gestione comune dei dati, per cui c’e’ una sorta di alleanza che si sta creando tra Russia e Cina e si vocifera che un domani potrebbe partecipare anche in maniera decisiva alla costruzione della stazione di ricerca sulla Luna; insomma stiamo assistendo a un riorientamento delle sfere di influenza
Come vede lo scenario futuro?
Non so quale sara’ il futuro ma in questo quadro non credo comunque che la la Cina non rinuncerà facilmente a questo ruolo di leadership globale intesa anche all’interno delle organizzazioni internazionali. Siamo di fronte a un momento estremamente particolare, di svolta storica: possiamo forse decidere di andare allo scontro o possiamo invece decidere di dare vita a una cooperazione internazionale seria e ben fondata, ben regolata e ben strutturata che richiede verosimilmente un compromesso. E’ chiaro che la strada per questo passa per noi occidentali per la rinuncia all’idea dell’esportazione dei nostri sistemi politici in Cina, cosa non compatibile con l’attuale situazione cinese e io spero che si vada verso questa idea di cooperazione internazionale, anziche’ alimentare il conflitto tra blocchi separati. La cooperazione scientifica internazionale potrebbe rivelarsi l’unica strada percorribile per affrontare molte emergenze della nostra epoca, sanitarie, ambientali, economiche
Di Maria Novella Rossi*
**Maria Novella Rossi, sinologa e giornalista RAI tg2, redazione esteri. Laureata in Lingua e Cultura Cinese, Dottore di Ricerca su “Gesuiti in Cina”, è stata in Cina la prima volta con una borsa di studio del Ministero degli Esteri dal 1984 al 1986; quindi è tornata molte volte in Cina per studio e per lavoro; è autrice di servizi e reportage sulla vita e la cultura in Cina trasmessi da Tg2 Dossier e da Rai Storia. Autrice anche di reportage sulle comunità cinesi in Italia. Corrispondente temporanea nella sede di Pechino per le testate RAI in sostituzione di Claudio Pagliara, attualmente continua a occuparsi di esteri con particolare attenzione alla Cina e all’Asia.