Giappone – Sanzioni Usa per la Yamaguchi-gumi

In by Simone

Dal Tesoro Usa arrivano le prime sanzioni economiche per la più grande organizzazione criminale giapponese, la Yamaguchi-gumi. Una multinazionale del crimine con un fatturato di miliardi di dollari. Tutto sotto gli occhi di Tokyo, che in passato non ha disdegnato l’aiuto degli yakuza.
Il Dipartimento del Tesoro americano ha intrapreso a fine febbraio un’azione di contrasto nei confronti della più grande organizzazione criminale giapponese: la Yamaguchi-gumi. Eseguendo una direttiva presidenziale che, a luglio dello scorso anno, imponeva di colpire le mafie transnazionali e i loro interessi, il gruppo yakuza è stato infatti oggetto di sanzioni economiche.

In particolare la decisione riguarda il congelamento degli asset americani della Yamaguchi-gumi e dei suoi due leader: il numero uno Kenichi Shinoda e il numero due Kiyoshi Takayama. Conseguentemente, sarà impedita qualunque attività commerciale e finanziaria del gruppo e dei due leader in territorio americano.

Anche se l’entità dei beni da congelare non è stata resa nota, si tratta, come ha detto all’agenzia Bloomberg lo scrittore e giornalista Jake Adelstein (autore di Tokyo Vice, pubblicato in Italia da Einaudi, e attento conoscitore della mafia giapponese), “di uno schiaffo in faccia per il governo giapponese”, ritenuto incapace di tenere sotto controllo la criminalità del proprio paese.

Gli americani hanno la sensazione che le autorità giapponesi siano parecchio tolleranti con questi criminali”, spiega Adelstein: quindi il gesto del Tesoro è anche un modo per dire loro: “Iniziate a occuparvi del vostro problema”. Ufficialmente, comunque, il sottosegretario al Tesoro americano, David Cohen, ha parlato di cooperazione con Tokyo nella repressione della criminalità internazionale.

La Yamaguchi-gumi è una delle più estese associazioni criminali del Giappone, impegnata in attività di traffico di droga, traffico di esseri umani, estorsione, prostituzione, riciclaggio di denaro sporco, frodi: tutti business grazie ai quali guadagna annualmente “miliardi di dollari”, come riporta il Tesoro statunitense. La sua base è la città di Kobe e conta, secondo dati della polizia nazionale, circa 35.000 membri.

L’affiliazione alle associazioni yakuza non è illegale in Giappone, fintantoché le leggi vengono rispettate. Le operazioni vengono condotte dietro a società di copertura e altissima è l’infiltrazione nei gangli del sistema. Inoltre, come spiegava tempo addietro sempre Adelstein, la relazione con i territori non sempre si fonda sullo sfruttamento e sull’oppressione.

In anni recenti ci sono state almeno due occasioni in cui la Yamaguchi-gumi ha fornito aiuto allo stato. La prima è stata nel 1995, all’epoca del terremoto di Kobe; la seconda all’indomani dello tsunami che ha investito la regione di Tohoku, un anno fa. In entrambe le circostanze la Yamaguchi-gumi ha prestato assistenza agli sfollati, portando viveri e generi di conforto.

Come ha detto uno dei suoi membri: “In questo momento non ci sono yakuza, katagi (cittadini) o gaijin (stranieri). Siamo tutti giapponesi. Abbiamo tutti bisogno di aiutarci a vicenda”. Non è insolito che la yakuza concorra alla pace sociale, ricorda Adelstein: all’indomani della Seconda guerra mondiale, secondo alcune testimonianze, il governo Usa avrebbe comprato i servizi di un famoso boss per mantenere l’ordine e impedire l’ascesa del comunismo.

Ma quelli odierni sono tempi difficili per la Yamaguchi-gumi. Il Wall Street Journal ricorda che il capo dell’organizzazione, Kenichi Shinoda, nel 2005 è stato incarcerato per possesso illegale di armi da fuoco, mentre nel 2010 le forze dell’ordine hanno arrestato altri due alti gradi della gerarchia: Tadashi Irie e Kiyoshi Takayama.

Shinoda è stato rilasciato nell’aprile scorso – e vistosamente: per il suo ritorno a Kobe pare abbia affittato un intero vagone extralusso del treno veloce. In una rara intervista a un quotidiano giapponese, ha poi dichiarato che lo scioglimento della Yamaguchi-gumi produrrebbe un disastro sociale lasciando moltissime persone senza lavoro. Anche se ora è in libertà, per lui e per il suo sodale Takayama, così come per l’intera organizzazione, si profilano scenari ancor più complicati per il futuro: quantomeno negli Stati Uniti.

[Foto credit: taringa.net]

* Benedetta Fallucchi, dopo una parentesi di attività nel mondo editoriale, si è dedicata al giornalismo. Collabora con alcune testate italiane e lavora stabilmente presso la sede di corrispondenza romana dello "Yomiuri Shimbun", il maggiore quotidiano giapponese (e del mondo: ben 14 milioni di copie giornaliere).