Giappone – Ora è un incidente serio

In by Simone

Le fuoriuscite di materiale radioattivo resa pubblica il 20 agosto conferma che la gravità della situazione nelle zone circostanti Fukushima, ad oltre due anni dallo tsunami. L’approssimazione di Tepco ha suscitato l’ira dell’opinione pubblica, spingendo il governo all’annuncio di un intervento diretto.
Ora è un incidente "serio". Per dirla in numeri, un livello 3 INES, la scala internazionale che determina la portata di un incidente nucleare in un range da 1 a 8. Un disastro semi annunciato che è già l’evento più grave dopo l’11 marzo 2011. E che, soprattutto, irrita e spaventa allo stesso tempo una popolazione ormai disillusa nei confronti delle continue rassicurazioni delle autorità.

Trecento tonnellate di acqua ad alta concentrazione di materiali radioattivi sono fuoriuscite da una cisterna utilizzata per la raccolta delle acque di raffreddamento delle barre di combustibile nucleare contenute nei reattori della centrale nucleare Daiichi di Fukushima, danneggiata dal terremoto e dallo tsunami che a marzo 2011 hanno devastato il nordest del Giappone, e si sono riversate nel terreno circostante. La stampa lo ha appreso il 20 agosto, ma mancano elementi per stabilire la durata della fuoriuscita, andata avanti "per mesi".

Dalle prime ricostruzioni, sarebbero stati proprio i lavoratori impegnati nelle opere di bonifica dell’impianto a trovare una pozza intorno a una delle oltre mille cisterne utilizzate per la raccolta di acqua ad alto contenuto radioattivo. Ma ancora nessuno è riuscito a spiegare come, e perché, l’acqua sia fuoriuscita. Intanto, sono partite le operazioni per spostare le circa settecento tonnellate di acqua contaminata rimaste nella cisterna danneggiata in un’altra struttura.

Fukushima torna così al centro dell’attenzione mondiale, mentre cresce l’allerta circa la possibilità che la perdita sia arrivata fino all’oceano. "Non possiamo negare quest’ipotesi", ha ammesso il vice-presidente della Tepco, l’azienda elettrica di Tokyo che gestisce l’impianto di Fukushima, Aizawa Zengo, durante una conferenza stampa il 21 agosto scorso. Durante la stessa conferenza stampa, la Tepco ha ammesso che le cisterne – strutture a lastre d’acciaio unite da flange della capacità di circa 1000 tonnellate – non erano dotate di misuratori per il livello dell’acqua.

A riprova della gravità dell’evento, la Nuclear Regulation Authority (NRA), una commissione di esperti istituita ad hoc a settembre 2012 per avviare un giro di vite sugli standard degli impianti nucleari del Paese-arcipelago, ha dovuto innalzare il livello di guardia da semplice “anomalia” a “incidente di rilievo” nel giro di un giorno. "Se c’è stata una perdita in una cisterna – ha spiegato in conferenza stampa il presidente della NRA, Tanaka Shunichi – dobbiamo pensare che la stessa cosa possa accadere in altre cisterne".

È l’impatto sul territorio che questo nuovo incidente avrà a suscitare nuove perplessità sulla ripresa dell’intera area di Fukushima. Le ultime misurazioni sui livelli di isotopi radioattivi nelle acque intorno alla centrale parlano di 30mila miliardi di becquerel, molto al di sopra degli standard annuali in condizioni normali di operatività.

Ai microfoni della Nhk il direttore esecutivo di Tepco, Ono Masayuki, ha ammesso che le perdite potrebbero essere proseguite, seppur in misura contenuta, per mesi. Già a luglio la Tepco aveva ammesso che una quantità imprecisata di acqua contaminata era arrivata al mare, suscitando timori circa la sicurezza delle risorse marine e di conseguenza le proteste dei pescatori dell’area. E intanto, rivela lo Asahi shimbun, il secondo quotidiano nazionale giapponese, per paura della nuova fuga radioattiva, la seconda compagnia aerea coreana, Asiana, ha sospeso tutti i voli su Fukushima.

Eppure, sempre secondo quanto dichiarato finora ai media dai funzionari della utility, controlli sulle cisterne sarebbero stati effettuati ogni giorno dal personale impegnato nella centrale. Affermazioni che non fanno altro che mettere in luce la mancanza di coordinamento e di tempestività nelle comunicazioni che hanno fin qui caratterizzato l’operato della Tepco.

Il problema delle perdite dalle cisterne sotterranee di raccolta dell’acqua di raffreddamento era infatti stato evidenziato per la prima volta ad aprile scorso. Tanto che, per ovviare al problema della raccolta dell’acqua contaminata, che aumenta ogni giorno di 400 tonnellate, la Tepco aveva disposto l’installazione di nuove cisterne in superficie. Una soluzione che si è rivelata di scarsa efficacia.

Anche se il vero problema è da ricercarsi a monte: la Tepco è ancora in grado di continuare a gestire l’impianto garantendo la sicurezza e la salute di tutti i cittadini giapponesi?

Tutta la precarietà della centrale di Fukushima era già emersa a marzo di quest’anno, quando a causa di un guasto elettrico – forse provocato da un topo che aveva rosicchiato i cavi elettrici di una centralina di alimentazione dei sistemi di raffreddamento dei reattori – si era verificato un blackout che aveva tenuto il Giappone con il fiato sospeso per quasi due giorni.

Pochi giorni più tardi, il ministro dell’industria, Motegi Toshimitsu, aveva avvertito il presidente della Tepco, Hirose Naomi, di risolvere al più presto i problemi di fughe d’acqua contaminata e di alimentazione elettrica alla centrale, o “l’intero processo di decommissionamento della centrale sarà compromesso”.

E mentre il primo ministro Abe Shinzo ribadisce la volontà di proseguire con l’energia nucleare, la storia recente è tutta contro l’azienda elettrica di Tokyo: "il rapporto di fiducia tra Tepco e i giapponesi – ha spiegato a giugno di quest’anno Izumida Hirohiko, governatore della prefettura di Niigata, nel nordovest del Giappone, al Nikkei Shimbun – è andato ormai in pezzi”. “Finché non ci sarà un’assunzione di responsabilità su un incidente che loro stessi hanno contribuito a provocare – ha continuato Izumida – non riceveranno mai la comprensione della popolazione”.

Nel tentativo di porre un rimedio sia alle fuoriuscite di liquidi radioattivi che alla debacle continua che ha caratterizzato la gestione post-incidente di Fukushima, alcuni giorni fa il governo di Tokyo ha annunciato nuove misure per garantire la sicurezza dell’area.
Il portavoce Yoshihide Suga, durante una conferenza stampa, ha spiegato che i lavori di messa in sicurezza passeranno direttamente nelle mani dell’esecutivo giapponese, che ha messo a punto un sistema refrigerante – un "muro di ghiaccio" – per isolare le fughe d’acqua radioattiva.

I tecnici pensano di iniettare del liquido congelante all’interno dei tubi che circondano, sottoterra, le cisterne di acqua contaminata, progetto che dovrebbe costare non meno di 47 miliardi di yen (357 milioni di euro).
L’annuncio, notano gli osservatori internazionali, è arrivato pochi giorni prima della decisione del Comitato olimpico internazionale, che domani a Buenos Aires nominerà la città che ospiterà le Olimpiadi 2020. Le candidate rimaste in lizza, dopo il ritiro della candidatura di Roma, sono Istanbul, Madrid e Tokyo.

[Pubblicato in versione ridotta su Il Manifesto; foto credit: abcnews.com]