Giappone – Banca centrale spaccata sull’inflazione

In by Gabriele Battaglia

Tra nove giorni il giapponesi andranno ai seggi per elezioni anticipate. Il voto è considerato un referendum sulla politica economica del premier Abe. Al vertice della Bank of Japan intanto emergono le divisioni attorno ai target dell’inflazione e sulla gestione dei prezzi. L’obiettivo di portare l’inflazione giapponese al 2% entro il prossimo anno non trova l’unanimità all’interno della Bank of Japan. All’interno del consiglio della banca centrale ci sono dubbi sui metodi e sui target. A farsi portavoce di questa spaccatura è Takehiro Sato, membro del board della banca centrale guidata dal governatore Haruhiko Kuroda.

"Ho la sensazione che sia irragionevole pensare rigidamente che sia necessario puntare a un tasso di inflazione specifico con uno specifico riferimento temporale", ha dichiarato Sato in occasione di un intervento a Kochi, nel Giappone orientale, davanti a una platea di imprenditori. "I prezzi riflettono lo stato dell’economia, non sono una variabile che può essere direttamente controllata dalla banca centrale".

Le divisioni all’interno della BoJ non sono certo emerse adesso. Già all’inizio di novembre Bloomberg, nel sottolineare come i diversi board delle banche centrali non agiscano più all’unanimità, portava a esempio il voto con cui lo scorso 31 ottobre l’istituto nipponico aveva deciso l’estensione del Quantitative easing. La misura era passata con cinque voti a favore e quattro contrari. Tra i componenti dissenzienti del board c’era lo stesso Sato. La BoJ decise allora il rafforzamento del piano di acquisto di titoli di Stato per ulteriori 30 mila miliardi di yen portando il totale a 80 mila miliardi (circa 584 miliardi di euro).

Per Sato l’entità del provvedimento rischiava di alimentare l’idea che l’istituto centrale stesse di fatto finanziando la spesa pubblica, mentre l’effetto sui prezzi sarebbe stato limitato. Il membro del consiglio della BoJ non ha inoltre mancato di rimarcare il proprio disappunto sulla decisione del primo ministro Abe di rinviare l’aumento del’Iva dall’8% al 10% inizialmente previsto per ottobre 2015 e poi posticipato dopo i dati del terzo trimestre (-0,4% congiunturale e -1,6% annualizzato che hanno sancito l’ingresso del Paese in recessione tecnica.

Il Giappone intanto si prepara alle elezioni anticipate, convocate per il prossimo 14 dicembre. Il premier Abe vuole ricevere un mandato pieno dagli elettori. La tornata sarà così una sorta di referendum sulla cosiddetta Abenomics, la politica economica che prende il nome dal primo ministro e che punta su tre frecce: riforme strutturali, politica monetaria espansiva (con il sostegno della Banca centrale) e una politica fiscale flessibile.

Quando mancano nove giorni al voto i sondaggi sembrano dare ragione al primo ministro. Secondo le rilevazioni pubblicate ieri dal quotidiano Asahi Shimbun e dall’agenzia di stampa Kyodo, il Partito Liberaldemocratico di Abe potrebbe ottenere 300 dei 475 seggi nella Camera bassa. Un successo che tuttavia potrebbe anche spiegarsi non tanto con il sostegno popolare alla politica economica del premier, ma con l’assenza di un’alternativa capace di superare la Balena Gialla.

[Scritto per MF-Milano Finanza. Foto credit: trend-online.com]