Cina-Usa. La Birmania contesa

In by Simone

La Clinton è arrivata in Birmania e la Cina non ha nascosto il proprio fastidio. Pechino non ha gradito le ultime mosse degli Stati Uniti, che sembrano aver lasciato definitivamente l’Europa in crisi per rivolgersi agli assetti asiatici. Il racconto del Global Times.
Prima gli Usa hanno ottenuti accordi militari con l’Australia, poi sono intervenuti nelle dispute del mare cinese del Sud, ora “corteggiano” il regime birmano, in chiara funzione anti cinese.

La Birmania, insieme alla Corea del Nord, costituiva fino a poco tempo fa uno degli alleati più sicuri di Pechino: “non abbiamo problemi ad un avvicinamento tra Birmania e Occidente – ha scritto il nazionalista Global Timespurché questo non vada a calpestare gli interessi della Cina”.

La Cina ha investito oltre 4 miliardi di dollari in Birmania solo nel 2011: abbastanza per annunciare una nuova “guerra fredda”. Del resto Pechino si era già innervosita a sufficienza, quando un progetto da oltre 3 miliardi di dollari, la diga Myitsone prodotta dai cinesi, è stata rifiutata dalla giunta birmana.

La nuova “via della seta” birmana, una rotta commerciale che consentirebbe nuove strategie a Pechino è in bilico e le relazioni con gli Usa sono sempre peggiori.

Fino ad oggi la Birmania, insieme alla Corea del Nord, era un alleato chiave su cui Pechino poteva contare. Mentre il resto del mondo ha evitato nel tempo ogni rapporto con la giunta al potere, la Cina ha firmato accordi per miliardi di dollari: in pratica Pechino è il più grande sostenitore economico della Birmania, con oltre 15 miliardi di dollari di investimenti. Gli scambi commerciali tra i due paesi hanno raggiunto i 4 miliardi di dollari solo lo scorso anno.

Subito dopo l’annuncio dell’invio di truppe Usa in Australia, le aperture “birmane” della Clinton sono state viste da Pechino come un tentativo di circondare la Cina e forse, nel peggiore dei casi, tagliare rotte commerciali vitali.

Li Xiguang, professore alla Tsinghua University, ha scritto sul Global Times che “la Birmania è il perno di  una parte importante della crescita economica cinese, ovvero costituisce la possibilità di arricchire il sud del paese attraverso il commercio con l’India, l’Africa e il Medio Oriente. I porti birmani, ha scritto, sono la nuova via della seta cinese”.

L’utilizzo dei porti in Birmania – ha aggiunto – “potrebbero accorciare la distanza tra Cina occidentale e l’Oceano Indiano di 3mila km, senza passare attraverso lo Stretto di Malacca e i porti a Shanghai e Hong Kong”.

Questo percorso, però, sarebbe “sempre più incerto”. La responsabilità di questa incertezza ricade sulle iniziative degli Stati Uniti nel Pacifico.

Il Global Times, nei giorni scorsi, ha pubblicato un altro editoriale  insistendo sul fatto che la Cina non dovrebbe permettere che i propri interessi in Birmania siano calpestati: “la Cina non ha problemi riguardo la ricerca della Birmania di un miglioramento delle relazioni con l’Occidente, ma non accetterà tutto questo se i propri interessi verranno calpestati”.

All’inizio di quest’anno, la Birmania ha sospeso un progetto finanziato dai cinesi, ovvero una diga che aveva causato le proteste e che prevedeva un investimento cinesi di oltre 3 miliardi di dollari.

La decisione, secondo il Global Times, ha causato “perdite massicce” alla compagnia statale cinese che ha sostenuto il progetto e “ha reso possibile credere che la Birmania stia dimostrando una buona volontà all’Occidente a discapito degli interessi cinesi”.

Anche per questi motivi, la scorsa settimana il generale più anziano della Birmania, Min Aung Hlaing, è volato nella capitale cinese, dove è stato accolto calorosamente dai più alti livelli del governo cinese.

Lo stesso Xi Jinping, prossimo presidente, lo ha incontrato, rilasciando ai media locali dichiarazioni di fedeltà e importanza strategica circa l’amicizia con la Birmania.

[Foto credit: washingtonexaminer.com]