Cina – Riposino in pace?

In by Simone

Sei anziani della municipalità di Anqing, nell’Anhui, si sono suicidati “per evitare le nuove norme sui funerali”, riporta Beijing News, ripreso da numerosi media cinesi e non. Il quotidiano cita i familiari dei suicidi come fonti. Di fatto, volevano cremarli invece che seppellirli. Il punto è che la tradizione millenaria cinese del culto degli antenati impone di solito alle famiglie di tumulare i cari estinti in una bara di legno, accuratamente deposta in una tomba.
Ad Anqing, il rituale sembra particolarmente sentito. Zhou Tian, un reporter della rivista economica Caixin originario proprio di quella zona, racconta che suo nonno, quando morì negli anni Novanta, fu deposto nella bara che a sua volta fu infilata in una casetta di legno, dove vi restò tre anni. Trascorso il periodo, il manufatto fu finalmente interrato. Una buona bara – aggiunge il giornalista – spesso richiede l’abbattimento di 10 alberi e il lavoro di due settimane per mano di un abile falegname. Quando è finita, il proprietario festeggia invitando amici e parenti a gozzovigliare.

Negli ultimi anni i governi locali di tutta la Cina stanno però demolendo le tombe come parte di una campagna per incoraggiare la cremazione, nel tentativo di risparmiare le limitate risorse territoriali. Dati recenti rivelano che, nell’Anhui, ormai 8 corpi su 10 vengono cremati. Ma ad Anqing no: lì la percentuale è solo di uno su dieci.

I funzionari locali, che rischiano di non mantenere le “quote” a loro assegnate, hanno pertanto recentemente ordinato quanto segue: tutti i gli abitanti della zona che decidono di passare a miglior vita dopo il primo giugno saranno cremati. Il governo della municipalità sembra davvero determinato: entro la fine dell’anno, la percentuale di persone cremate deve arrivare al 50 per cento e per il 2016 bisogna raggiungere il 70 per cento, dicono.
Così qualche vecchietto ha pensato bene di anticipare i tempi.

Il 12 maggio, il 97enne Wu Xiuli, che aveva proclamato di voler “dormire nella sua bara”, come ha raccontato il figlio, è morto dopo aver rifiutato di mangiare e bere per giorni. Il giorno dopo, Zhang Wenying, abitante di un villaggio della stessa contea, si è impiccata a un albero fuori dalla sua casa.
Le loro famiglie dicono che se il governo locale non avesse sequestrato e distrutto le loro bare, i due anziani sarebbero ancora vivi. Le autorità di Anqing negano di avere fatto quanto riportato dai parenti, ma un funzionario si sarebbe lasciato scappare che circa 45.000 bare sono state finora distrutte.

I governi locali promuovono la cremazione perché sostengono che preservi sia i terreni agricoli sia gli alberi. Ma c’è chi ha dei dubbi. “In molte regioni, la gente finisce poi per mettere le urne con le ceneri in una bara e che quindi seppellisce, per cui l’obiettivo di salvare gli alberi non è raggiunto”, dice per esempio Yu Jianrong, ricercatore sui temi dello sviluppo rurale all’Accademia Cinese delle Scienze Sociali, citato da Caixin. “Inoltre, in molte regioni montane, il terreno utilizzato per la sepoltura non è comunque destinato all’agricoltura e quindi non si ottiene lo scopo di preservare terreni agricoli”.

L’altro grande obiettivo proclamato dalle autorità, quello di tutelare le risorse idriche, non poggia invece su nessuno studio accurato. Si vogliono preservare i terreni per la speculazione immobiliare? La domanda resta in sospeso.

A questo punto si fa leva sul diritto di proprietà, una scoperta relativamente recente nella millenaria storia cinese (sia il diritto, sia la proprietà). Gli avvocati mobilitati dai difensori della tumulazione tradizionale sostengono infatti che le bare sono proprietà privata. Il governo non ha quindi nessun diritto di sequestrarle e distruggerle. Per evitare che un ulteriore conflitto si aggiunga a quelli molteplici e svariati che già percorrono la Cina, ci si ingegna quindi a trovare soluzioni alternative.

Zheng Fengtian, vice preside della Facoltà di Economia Agraria e Sviluppo Rurale della Renmin University sostiene per esempio che le autorità locali, soprattutto nelle zone rurali, dovrebbero costruire appositi cimiteri pubblici dove conservare le ceneri dei defunti, in modo che i parenti possano continuare a onorare il culto degli antenati. Ma le politiche – continua l’accademico – dovrebbero soprattutto tenere conto delle differenti esigenze delle persone di età diverse. Insomma, lasciate che un 80-90enne sia sepolto come gli pare. Che sarà mai?

Nella Cina del pragmatismo, della gradualità e – soprattutto – del terrore per tutto ciò che assomiglia al conflitto, è probabile che finisca proprio così. Che gli antenati trovino finalmente la pace.

[Scritto per Lettera43; foto credits: www.chinadaily.com.cn]