Quando parliamo Hong Kong, di solito si pensa al mondo degli affari e dell’alta finanza. Anche se negli ultimi mesi le iconiche cartoline della sua famosa skyline sono state sostituite dalle dimostrazioni contro la nuova legge sulla sicurezza e dalle chiusure di alcuni giornali. Eppure Hong Kong è molto altro. Questa città, centro di commerci e traffici, sta provando a rinascere come hub hi-tech. Cyberport è uno dei luoghi simbolo. Considerato come l’hub digitale numero uno dell’ex enclave britannica per start-up della tecnofinanza, un settore che parrebbe quasi logico sul cui investire dato che ci troviamo in una delle Borse più importanti al mondo. Fino a gennaio 2020, più di 1.300 aziende erano basate qui ed il numero è cresciuto anche nell’anno pandemico.

BANCHE E ROBOTICA? LO STRANO MATRIMONIO – Ma Hong Kong non è solo finanza. Negli ultimi anni, grande slancio lo ha avuto il settore della robotica. Per testare con mano basta girare nel famoso megastore K11. Qui si possono vedere una serie di robot  che, muovendosi lungo diversi piani, spruzzano disinfettante nell’aria. Chiamati Jasmine, ciascuno di loro è dotato di due prese d’aria, quattro ruote e un serbatoio che può contenere fino a 10 litri di soluzione sterilizzante. Hanno anche sensori in grado di rilevare gli ostacoli, dando loro la possibilità di muoversi e disinfettare aree diverse senza la necessità di una guida umana.

I robot sono il frutto di un’idea di Victor Lee, un ingegnere di Hong Kong che due anni fa ha fondato la start-up di robotica Rice Robotics, e ora ricopre il ruolo di CEO dell’azienda. Neanche a dirlo, la sua creatura ha sede all’Hong Kong Science Park. “Abbiamo avuto un successo quasi immediato”, ammette con un pizzico di orgoglio Victor Lee. I piccoli Jasmine infatti venivano usati pressoché ovunque, non solo per disinfettare le superfici, ma anche per portare i pasti alle persone in quarantena negli alberghi. Jasmine è volata persino a Tokyo, nel quartier generale del colosso SoftBank. Parrebbe che Masayoshi Son in persona, su consiglio dell’amico Jack Ma, abbia ordinato dozzine di robot di Rice Robotics per sanificare i suoi uffici. Fatto sta che un prodotto 100% Made Hong Kong è diventato estremamente popolare anche oltre i suoi confini.

Stesso dicasi per la start-up Aerosim, nata dall’intuizione di Mattis Tsang. Dopo un trascorso come pilota, nel 2014 decise di dedicarsi alla costruzione di simulatori di volo che possano fornire un’opzione più accessibile per l’addestramento aeronautico, aiutando anche gli studenti a comprendere meglio le procedure dei piloti e le pratiche di sicurezza. Ancora una volta la pandemia è stata il trampolino di lancio per questa azienda. Con i suoi simulatori smart ad un costo piuttosto ridotto, molti piloti costretti a lasciare a terra i loro velivoli, si sono rivolti ad Aerosim per rimanere in training costante.

LA “VERTICAL-FARM DA 150 TONNELLATE DI VERDURE – Dalla robotica alla smart city, Hong Kong ha negli anni triplicato i suoi investimenti nel tech. La testa di ponte delle sue ambizioni tecnologiche sono sicuramente l’Hong Kong Productivity Council, che sostiene progetti pubblici e privati, ed ovviamente l’Hong Kong Science Park che mette a disposizione laboratori per start-up come quelle sopracitate o biotech come Ophtharmic, che sta sviluppando un modo per somministrare medicinali all’interno dell’occhio usando ultrasuoni anziché aghi.

Sempre nel distretto tecnologico, una società ha sviluppato Farm66, una rivoluzionaria azienda agricola verticale hi-tech che potrebbe aiutare a far rivivere l’agricoltura tradizionale della città che sta rapidamente scomparendo. Farm66 utilizza moderne luci a LED e acquaponica in una vertical-farm climatizzata. L’IA aiuta a controllare le condizioni delle colture per fornire un ambiente ideale per la produzione annuale d9 150 tonnellate di verdure, che l’azienda distribuisce a più di 100 supermercati.

IL DISEGNO DI PECHINO DIETRO LA CORSA HI-TECH – Tuttavia dietro la spinta hi-tech di Hong Kong c’è un chiaro ed esplicito disegno di Pechino che guarda ben oltre: la Great Bay Area. Come è oramai noto, La Great Bay Area è l’ambizioso piano che intende collegare le aree amministrative speciali Hong Kong e Macao con alcune delle realtà più produttive e tecnologiche della provincia del Guangdong, creando così de facto un hub economico e demografico da 70 milioni di persone e un’economia proiettata a $1,5 trilioni. Tra le iniziative più ambiziose anche quella di costruire città fortemente proiettate nella tecnologia che, in un futuro quanto mai prossimo, sapranno competere con gli hub nipponici e la Silicon Valley. Hong Kong è la perfetta testa di ponte per questo piano. Gode di uno statuto del tutto particolare che può combinare tecnologia, servizi finanziari e capacità produttiva, con diversificazioni e specializzazioni locali che nessuna delle aree concorrenti può vantare. Il via libera poi della Banca centrale cinese nel giungo dello scorso anno ad un mare di liquidità, non ha fatto che accelerare questo dinamismo.

Tante le incognite all’orizzonte, ma sicuramente ad investitori come Mattis Tsang e Victor Lee, questo nuovo protagonismo tecnologico di Hong Kong, non dispiace. “Il programma ha offerto e sta offrendo agli investitori di Hong Kong diversificare il loro portafoglio con investimenti nel potenziale di crescita della Greater Bay Area, fornendo al contempo maggiori opzioni di investimento alla popolazione della Cina continentale”, ha dichiarato Witman Hung Wai-man, direttore della Shenzhen Qianhai Authority. Bisogna domandarsi quali saranno i reali benefici per i cittadini comuni, ma per ora il piano di Pechino ha attirato anche molti big name stranieri. Primo fra tutti Siemens. Il Parco scientifico della città è il luogo dove il colosso europeo sta sviluppando tecnologie per Smart Cities, per una migliore mobilità, un uso più intelligente dell’energia e una gestione del traffico più efficiente, usando la città come terreno di prova e come vetrina per potenziali clienti. “Hong Kong è il posto migliore per lo sviluppo di soluzioni Smart City e penso che il Parco scientifico di Hong Kong sia un cluster di primo piano, c’è un buon mix di imprese ed ecosistemi”, ha detto il presidente di Siemens Hong Kong, Eric Chong.

Di Stefano Venza*

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