Caratteri Cinesi – La città e lo scrittore

In by Simone

Pensava che fossero gli scrittori a costruire il fascino delle città. Voleva regalare a Pechino il fascino di New York. Ora invece, nel traffico del secondo anello, sogna di essere un contadino delle campagne americane: alzare la testa e contemplare il cielo blu.
Shi Kang è tornato da poche settimane a Pechino dopo essere stato negli Stati Uniti. Ho viaggiato in macchina per sessantamila chilometri, ho raggiunto tutti i posti che potevo: città, paesi, campagne. Ho viaggiato per dieci mesi. E ora rieccomi a Pechino. Gli chiediamo di condividere con noi le impressioni sugli States e sull’american dream. Il sogno americano è la ricompensa per quello che hai investito.  È giustizia, libertà e impegno. Naturalmente la società non funziona così neanche in America. Per molti americani il sogno americano è una chimera, ma ci sono alcuni che lo hanno realizzato. Ce l’hanno fatta. Penso che è il sistema più intelligente realizzato dagli americani. Ma io sono cinese, non posso produrre alcun sogno americano.

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Il motivo per cui gente come me non può fare a meno di scrivere in modo confuso e arzigogolato – pur tentando di esprimersi con chiarezza –  è che in Cina molte cose non si possono dire. I cinesi prestano più attenzione al ruolo che si riveste quando si parla che alla persona. Quello che vediamo sono tanti ruoli che si esprimono in nome di se stessi. Che differenza c’è? La differenza è che [qui] in Cina è il ruolo che si riveste a stabilire se alcune persone hanno o no il diritto di dire certe cose. Altri, molto probabilmente non del campo, le possono dire.

L’umanità ha inventato il linguaggio per migliorare la comunicazione, ma i cinesi appartengono a un’altra specie. Quando i cinesi hanno creato la lingua, hanno inventato anche le regole per cui non è permesso usarla. Queste regole creano una certa tensione quando i cinesi si esprimono. L’umanità usa la lingua per riflettere. Da qui si evince che i cinesi, anche quando pensano sono nervosi. Questo nervosismo influenza pesantemente l’efficacia del ragionamento e, di conseguenza, l’azione che ne scaturisce. Insomma, i cinesi sono costretti a vivere nell’inefficienza. Niente di più deprimente! Se guardo indietro ai miei quarantadue anni di vita,  mi sento contorto e schiacciato.

Un tempo mi sono impegnato per diventare uno ‘scrittore pechinese’. Volevo che al solo nominar Pechino si pensasse a me. All’epoca vivevo a Dong Gaodi e passavo il tempo a leggere e scrivere. Gli amici mi prendevano in giro: "Dong Gaodi non è Pechino". Non li prendevo seriamente. Per me Pechino e New York erano uguali: tutte e due città sfavillanti. New York mi esaltava perché gli scrittori newyorkesi sapevano scrivere bene della loro città. Ero convinto che bastava impegnarmi con la scrittura perché anche le macerie di Pechino potessero riempirsi di nuova vitalità.

[Questo post è stato tradotto da Lucia De Carlo. Continua a leggerlo su Caratteri Cinesi]
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Shi Kang, scrittore e sceneggiatore di riferimento per la generazione degli anni Ottanta, è nato nel 1968 a Pechino dove tuttora risiede. Il suo blog Yiqi shuohua, yiqi fendou [ 一起说话,一起奋斗 Si parla e si lotta], aperto nel 2005, ha tredici milioni di lettori.

** L’immagine di copertina è tratta dal blog di Zhishi Fenzi 只是分子, ‘fumettista atipico’ che fa base a Canton.