In Cina e Asia – La Lunga Marcia di Xi Jinping riparte dal Ningxia

In by Gabriele Battaglia

I titoli della rassegna di oggi:

– Xi in Ningxia per rilanciare una nuova Lunga Marcia del sogno cinese
– Mar cinese meridionale: delegazione taiwanese alla volta di Taiping
– Mar cinese meridionale: cinesi boicottano Kfc, Nike e Apple
– Gogna pubblica per i debitori inadempienti in Cina
– Cina: truffa telefonica viola la privacy di centinaia di sieropositivi
– Giovani e attivisti in fuga da Hong Kong
– Polizia indonesiana conferma: «Santoso è morto»Xi in Ningxia per rilanciare una nuova Lunga Marcia del sogno cinese

Onorare la tradizione storica del Partito e consolidare la propria posizione. Con tali intenzioni lunedì il presidente cinese ha ispezionato la provincia del Ningxia, dove nel 1936 le tre principali forze dell’Armata Rossa si sono riunite decretando la fine della Lunga Marcia. Xi ha spiegato che il «sogno e la rinascita cinese» trainano una nuova Lunga Marcia che dovrebbe completarsi con i due obiettivi centenari del raggiungimento di una società moderatamente prospera entro il 2021 (centenario del Pcc) e di un paese prospero, democratico e culturalmente avanzato entro il 2049 (centenario della Repubblica popolare). Il leader ha invitato le persone a trarre insegnamento dallo spirito della Lunga Marcia e da chi ha dato la vita per realizzare il sogno rivoluzionario.

La visita del presidente anticipa di pochi giorni il consesso estivo tenuto annualmente nella località marittima di Beidaihe, dove nella massima segretezza vengono discusse importanti questioni politiche. Ennesimo tentativo di rafforzare la propria immagine attingendo al bagaglio ideologico lasciato in eredità da Mao Zedong.

Mar cinese meridionale: delegazione taiwanese alla volta di Taiping

Nella giornata di mercoledì venti persone, otto parlamentari e dodici pescatori, hanno lasciato la contea meridionale di Pingtun per salpare alla volta di Taiping, la formazione naturale situata nel Mar cinese meridionale che la Corte arbitrale permanente dell’Aja il 12 luglio ha declassato dallo status di isola a quello di «roccia», destando le ire di Taipei. Durante la loro missione la delegazione (composta da membri del Guomindang e del Democratic Progressive Party) ha in agenda la visita delle strutture militari dell’«isola», così come della stazione meteo e delle apparecchiature satellitari.

L’esito dell’arbitrato avviato nel 2013 dalle Filippine, comporta che Taiping e tutti gli altri isolotti del Mar cinese meridionale – non essendo isole in senso proprio – non danno vita ad una zone economica esclusiva e ai diritti sovrani per la gestione delle risorse naturali ad essa annessi. 

Mar cinese meridionale: cinesi boicottano Kfc, Nike e Apple

Seppur contenuta, l’ondata di nazionalismo cinese innescata dall’arbitrato dell’Aja, come spesso accade, non ha mancato di riversarsi contro prodotti stranieri. Tra le vittime anche il colonnello Sanders, la nota icona della catena di fast food americana Kentucky Fried Chicken. Nella città di Tangshen, uno dei punti vendita è stato preso di mira dai manifestanti armati di striscioni: «Boicotta gli Stati Uniti, le Filippine, il Giappone e la Corea del Sud; ama la nazione cinese» recita uno stendardo «quello che stai mangiando è Kfc americano, un’umiliazione per i nostri antenati». Un video circolato su social media cinesi cattura un manifestante mentre cerca di convincere tre giovani a non entrare nel ristorante. «Se ci sarà una guerra, ogni bomba utilizzata dagli Stati Uniti contro di noi sarà stata finanziata in una certa misura dai vostri soldi», li ammonisce il manifestante.

Ma Kfc non è stato l’unico marchio occidentale a finire nella campagna di boicottaggio dei patrioti cinesi, che hanno invitato i connazionali a non comprare prodotti Apple, McDonald’s e Nike. Anche se non direttamente coinvolta nelle dispute territoriali, Washington ha dimostrato la propria disponibilità a prendere le difese degli alleati asiatici sottoposti alle angherie di Pechino.

Nelle giornate di martedì e mercoledì due editoriali apparsi sulla stampa statale hanno severamente criticano le iniziative tese a «umiliare i clienti» e interferire con «regolari attività di business». Una mossa volta a prevenire derive nazionaliste violente come avvenuto nel 2012 contro il Giappone.

Gogna pubblica per i debitori inadempienti in Cina

Chi non salda il proprio debito potrebbe vedere il proprio nome, la propria foto e il proprio indirizzo affissi in bella mostra nei luoghi pubblici delle principali megalopoli cinesi. È quanto avvenuto a 20 persone «disoneste» – in debito di soli 1984 yuan – che hanno ritrovato i propri dati personali sui cartelloni pubblicitari in due principali stazioni ferroviarie di Shanghai.

Secondo China News Agency, la campagna ha già portato alla pubblicazione delle informazioni private di 3,4 milioni di cinesi. Già lo scorso luglio, in 30 erano stati sottoposti alla gogna pubblica nella provincia dello Anhui con il risultato che uno di loro aveva poi restituito 5 milioni di yuan. Secondo il Legal Daily, il giro di vite contro i debitori per alcuni si è esplicitato anche nel divieto di iscrivere i figli alle scuole private, nell’impossibilità ad acquistare biglietti aerei o a prenotare alberghi. 

Cina: truffa telefonica viola la privacy di centinaia di sieropositivi

La World Health Organization e il Programma congiunto delle nazioni Unite su HIV/AIDS (UNAIDS) hanno bacchettato la Cina per la scarsa privacy assicurata alle persone sieropositive. La nota arriva in seguito alla notizia di una maxitruffa telefonica di cui sono state vittime centinaia di malati indotti – da finti funzionari – a pagare 90 dollari con la promessa di ricevere in cambio dei sussidi governativi. Non è ben chiaro come i truffatori siano entrati in possesso dei dati personali dei contatti.

Secondo il regolamento della Cina per la prevenzione e il trattamento di HIV / AIDS, adottato nel 2006, le organizzazioni o gli individui non devono rivelare i nomi, gli indirizzi, le immagini, le cartelle cliniche, o altre informazioni di persone sieropositive o affette da AIDS, o delle loro famiglie, senza previo consenso. Nel marzo 2015, Wooyun aveva presentato un rapporto allarmante sulla sicurezza del sistema governativo di prevenzione dell’AIDS. Non è la prima volta che la privacy dei pazienti viene violata. Nel mese di maggio a Jinan, provincia orientale di Shandong, la polizia aveva arrestato quattro sospetti per aver rubato e venduto le informazioni personali di 200.000 bambini. Il mese scorso quasi 6.000 video di neonati sono stati caricati su un sito di video-sharing da parte di hacker nella città di Hefei, la capitale della provincia dello Anhui.

Giovani e attivisti in fuga da Hong Kong

Il caso dei cinque librai di Hong Kong ha innalzato il livello di insoddisfazione della popolazione locale per la formula «un paese due sistemi». Secondo un sondaggio condotto dal think tank indipendente Civic Exchange, circa il 42 per cento dei residenti di Hong Kong vuole lasciare l’ex colonia britannica, mentre il settanta per cento delle 1.500 persone intervistate ha dichiarato che Hong Kong è diventata un posto «peggiore» o «molto peggiore» in cui vivere, in riferimento alla questione abitativa, alla «qualità del governo e dell’educazione».

Il numero di hongkonghesi emigrati in Canada è quasi raddoppiato nel primo trimestre di quest’anno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, e il numero di gente trasferitasi definitivamente a Taiwan è aumentato del 36 per cento in un analogo arco di tempo. Da Occupy Central,  per molti hongkonghesi la Repubblica di Cina è diventata il modello a cui ambire e negli ultimi tempi molti dissidenti hanno deciso di trasferirsi sull’isola democratica. Una sorte che potrebbe presto toccare anche a Lam Wing-kee, l’unico tra i cinque librai ad aver avuto il coraggio di raccontare il periodo di detenzione e che oggi avverte la propria incolumità sotto minaccia.

Polizia indonesiana conferma: «Santoso è morto»

Santoso, il ricercato indonesiano numero uno, è morto. Lo ha dichiarato martedì il ministro coordinatore della sicurezza interna, Luhut Pandjaitan, confermando che il capo del East Indonesia Mujahideen – fedele a Isis – è stato ucciso insieme ad altri quattro seguaci (tra cui la moglie) durante l’operazione Operation Tinombala nella città di Poso.

Le autorità hanno annunciato che la caccia agli altri membri della sigla continuerà, nonostante la morte del terrorista islamico, responsabile di numerosi attacchi terroristici dal 2012 a oggi, tra cui una serie di scontri con le forze di sicurezza nel corso della quale sono rimasti uccisi agenti di polizia e civili. Definito dagli analisti un inesperto seppur ambizioso leader, dopo aver abbracciato la causa del Califfo due anni fa, Santoso era riuscito a riunire nel suo gruppo una folta schiera di seguaci, compresi sette uiguri provenienti dalla regione musulmana cinese dello Xinjiang.