L’Europa si trova nella morsa della seconda ondata di Covid-19. Le diverse cancellerie europee stanno rispondendo con limitazioni che sono lo spettro di quanto vissuto questa primavera. Ed in un mondo globalizzato come il nostro, le notizie di ciò che sta accadendo nel Vecchio Continente sono arrivate in Cina. Benché i media di stato hanno toccato la notizia con freddo distacco rilanciando quasi esclusivamente i dati dell’OMS con quelli degli inviati nei paesi europei, i siti di informazione privati sembrano interessarsi molto alla questione.

Tanto che negli ultimi giorni le nuove restrizioni emanate dai governi occidentali sul come meglio contenere la pandemia sono persino diventate oggetto di dibattito sui social cinesi. Nello specifico il popolare sito di notizie 梨视频, sembra coprire molto la questione, tanto che l’hashtag #欧洲多国医院不堪重负# (letteralmente “gli ospedali di molti paesi europei hanno raggiunto la saturazione) divenuto uno degli hot topic la scorsa settimana. Cosa pensano quindi i netizen del Dragone? Similmente a quanto accaduto a marzo, anche ora si moltiplicano i messaggi di auguri e di speranza che la situazione possa volgere al meglio al più presto. Tuttavia, differentemente alla primavera passata, molte sono le voci critiche che non si spiegano del come il Vecchio Continente sia costretto a fronteggiare una nuova crisi sanitaria con lo spettro di un nuovo lockdown, mentre l’Estremo Oriente sembra passare indenne.

Sui social si moltiplicano le notizie provenire da Spagna, Francia ed Inghilterra. L’utente @草原900 su un suo post su Weibo scrive di come “Parigi sia un museo a cielo aperto, le cui strade piccole e strette sembrano il set di un film romantico. E’ un peccato che non si possa più respirare la stessa aria spensierata”. Il lungo post si conclude con la domanda “come passare questo autunno?”. Un altro utente si chiede invece “come è possibile questa situazione in Europa? Perché non ci si è trovati pronti?”. Domande lecite che anche l’opinione pubblica nostrana si sta ponendo negli ultimi giorni.

Se a marzo tutti i paesi del mondo sembravano navigare in uguali acque tempestose, l’Estremo Oriente ha riconquistato oggi una parvenza di normalità. Dal Giappone alla Cina, dalla Corea al Vietnam, possiamo sostenere con certezza che la situazione pandemica è stata gestita sicuramente meglio. Un punto cui oggi gli stessi netizen cinesi sembrano voler sottolineare. Sfogliando infatti i commenti a riguardo su Weibo, nonostante si ammettono (sebbene non direttamente) gli sbagli commessi e laa natura draconiana delle misure di Pechino, queste hanno portato risultati concreti. Che queste debbano essere applicate anche in Occidente? In realtà la questione è ben più complessa e dovrebbe prendere in considerazione diverse varianti. Sicuramente i paesi orientali sono riusciti a domare lo scoppio pandemico grazie anche a diversi fattori che vanno dalla tecnologia all’imprinting socio-culturale dell’area financo ad una esperienza pregressa (Sars e Mers) che ha in qualche modo non fatto trovare del tutto impreparato il personale sanitario. L’argomento necessiterebbe ben più dettagliate riflessioni, ma un ampio numero di netizen cinesi ritiene che tutte le concause sopra citate non siano rintracciabili in Occidente. Un punto sul quale molti utenti sembrano essere d’accordo.

@笑李 scrive infatti di come “le misure che Cina o Corea hanno adottato sono inapplicabili in Occidente. Troppo profondo è il gap culturale”. Una verità sottolineata anche da diversi commenti. Non mancano tuttavia pesanti critiche, specialmente davanti alle immagini dei dimostranti di mezza Europa contro le restrizioni o ai recenti scontri nelle città italiane. “Sono impazziti gli europei?”, si chiede un utente. Ed ancora “come si fa a negare o manifestare contro l’evidenza?”, “gli occidentali hanno troppa libertà!”, tuona caustico un utente. Tuttavia su questi ben più profondi argomenti i netizen sembrano diversi in due gruppi tra chi difende ostinatamente le “politiche patriottiche per contenere la pandemia” incolpando gli europei di troppo lassismo e laissezfaire e chi invece cerca di analizzare criticamente i fatti sottolineando come sia impossibile comparare due realtà, Occidente ed Estremo Oriente, che trovandosi agli antipodi dalla notte dei tempi hanno dato vita a forme e sviluppi culturali differenti, difficilmente applicabili alle rispettive latitudini.

Questa è l’idea di Deng Suo, ricercatore e professore associato del Dipartimento di Sociologia dell’Università di Pechino. “Non solo la Cina, ma anche Corea, Giappone, Vietnam sono in qualche modo ripartiti tornando alla normalità. Diversi i fattori che hanno prodotto un tale risultato e molti di questi sono culturali”. Come sottolinea il professor Deng “penso che la ricetta cinese, così come quella degli altri paesi della cosiddetta area sinocentrica, non possa essere applicata in Europa o in America”. Accantonando per un momento la componente tecnologica, che sicuramente ha aiutato ad arginare prima e controllare poi la pandemia, il diverso cammino culturale di queste due aree di mondo è stato un punto cardine della vittoria asiatica sulla epidemia. “Non dobbiamo dimenticare”, dice il professor Deng, “che quasi tutto l’Estremo Oriente condivide con la Cina quei valori confuciani che in qualche modo sono la spina dorsale del nostro modus vivendi. Se in Occidente l’individuo è il centro ed il contesto è subordinato, in Oriente è esattamente l’opposto. A fare la forza è il gruppo che tutto unito, dove il singolo, che è parte integrante di un ingranaggio, deve fare la sua parte. Specialmente laddove si verifica una emergenza come quella cui stiamo vivendo oggi”.

Ecco spiegato il motivo del perché i netizen cinesi non comprendono dei disordini recentemente registrate nelle strade delle principali europee. “Senza entrare in merito alle decisioni dei diversi governi che possiamo o non possiamo condividere, noi ci domandiamo del perché manifestare. E’ necessario? Migliorerà la nostra posizione?”, si chiede Deng Suo. “Tra un cinese, coreano o giapponese non vi è differenza. Se facessimo commentare gli scontri in Italia, le manifestazioni a Berlino oppure anche i disordini di Londra o Madrid questi non comprenderebbero nel modo più genuino possibile del perché gli individui stiano agendo così. Lo spirito di sacrificio collettivo per un bene superiore, questo è in qualche modo la risposta asiatica alla pandemia”.

Di Stefano Venza*

*Giornalista freelance con background in lingua e cultura cinese. Nuotatore professionista, nel tempo libero segue da vicino le vicende hi-tech del Dragone, viaggiando sempre a cavallo tra Oriente ed Occidente.

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