La Sorgente dei fiori di pesco nel mondo di Yan Lianke e il ritorno all’origine. Prima parte dell’adattamento del saggio di Di-kai Chao e Riccardo Moratto, pubblicato sulla Rivista di Studi Cinesi dell’Università Tsinghua a Taiwan, 清華大學中文學報
Il romanzo Liaozhai benji 《聊齋本紀》 [Annali dello studio Liao] di Yan Lianke 閻連科 intreccia la narrazione classica con una sensibilità moderna, invitando il lettore a riconsiderare il rapporto tra storia, potere e natura umana. Ispirandosi ai Racconti straordinari dello studio Liao (Liaozhai zhiyi 《聊齋誌異》) di Pu Songling 蒲松齡, autore della dinastia Qing, Yan Lianke dà vita al “Paese della Gioia” (Huanle guo 歡樂國), uno spazio utopico sul modello della Sorgente dei fiori di pesco (Taohuayuan 桃花源), in cui l’imperatore Kangxi si ritrova catapultato all’interno di un mondo onirico, intraprendendo così un viaggio simbolico verso le origini.
Dopo aver varcato la “terza porta” (di san men 第三門), l’imperatore Kangxi entra in un mondo ove il tempo scorre al contrario, le stagioni si confondono e l’ordine fondato sul potere e sul cerimoniale viene completamente sovvertito. Non è più l’imperatore adorato da tutto il popolo, ma un uomo qualunque costretto a cucinare per un semplice studioso e a subire le critiche delle concubine di corte e dei suoi ministri. Solo attraverso questo processo di “de-socializzazione” al contrario, Kangxi comincia gradualmente a riscoprire cosa significhi essere semplicemente un “essere umano”.
Non si tratta di umiliazione o punizione, ma di un’opportunità per reimparare emozioni e valori etici. In questo mondo straniante, Kangxi abbandona a poco a poco la sua autorità regale, impara a prendersi cura degli altri e a convivere con la gente comune. Anche la sua età inizia a regredire, simbolizzando un ritorno infantile dell’anima e una rinascita dello spirito.
Nel “Paese della Gioia”, vi sono nove porte che simboleggiano nove possibili vie della vita. La “terza porta” scelta da Kangxi rappresenta una particolare concezione del tempo: non una continuazione lineare della storia, ma uno stato di esistenza che coincide con un “ritorno all’origine”. Egli passa dall’età avanzata alla giovinezza, dal ruolo di imperatore a quello di semplice uditore di storie, compiendo così un vero e proprio ritorno alle radici. Questo viaggio inverso richiama l’utopia di evasione dalla realtà raccontata da Tao Yuanming nella Storia della sorgente dei fiori di pesco (Taohua yuan ji 桃花源記), ma con una differenza fondamentale. Il regno descritto da Yan Lianke non è un luogo del tutto separato dal mondo terreno, bensì uno spazio simbolico in cui si intrecciano storia ed esperienza personale. In questo luogo convivono memoria, consapevolezza e trasformazioni del corpo, insieme a dialoghi e riparazioni che nella realtà risultano impossibili da realizzare.
Il luogo simbolico di questo universo narrativo si radica nella terra natale di Yan Lianke, sui Monti Balou 耙耬, immagine ricorrente e fondante nella maggior parte delle sue opere. Nei suoi romanzi si intreccia una profonda riflessione sul senso di appartenenza rurale alle culture delle pianure centrali della Cina, accompagnata da una ricerca intima delle radici spirituali.
La scrittura di Yan Lianke è da sempre intrecciata a questo legame con la “terra d’origine”, che nelle sue pagine si configura tanto come fulcro culturale della Cina quanto come teatro delle sue ferite storiche. Attraverso i Monti Balou, luogo al tempo stesso immaginario e simbolico, l’autore plasma una narrazione di “ritorno” culturale e rinascita, un viaggio di ritorno e allo stesso tempo una nuova partenza.
Nel finale del romanzo, Yan Lianke affida a Kangxi la scelta di restare nel “Paese della Gioia”, rinunciando al trono e a tutte le glorie del mondo terreno. È un ritorno letterario nel senso più profondo: un ritorno alle radici dell’individuo e al contempo una rielaborazione della narrazione storica. Il “Paese della Gioia” non si contrappone alla realtà, ma ne costituisce un nuovo palcoscenico, ove storia e vita possono essere riscritte e reinventate. Questa scelta non è soltanto un’eco contemporanea di Liaozhai zhiyi, ma si fa metafora sottile di una critica culturale. La decisione di Kangxi non segna un semplice abbandono del potere imperiale, ma evoca soprattutto il profondo anelito dell’individuo moderno verso la verità e la libertà. In questo romanzo, il “racconto” stesso svolge il ruolo di struttura portante della narrazione. Kangxi, inizialmente ascoltatore di storie, si trasforma infine in un personaggio all’interno di esse.
Molti di questi racconti sono pronunciati da figure immaginarie come lo studioso Pu (Pusheng 蒲生) e l’uomo che interpreta i sogni (yuanmengren 圓夢人), costruendo così una struttura metanarrativa facente riferimento al Liaozhai zhiyi oltreché una riflessività narrativa. Con questo espediente, Yan Lianke apre a molteplici possibilità di narrazione storica, mostrando al contempo un atteggiamento dialettico nei confronti della “verità”. Non è solo un gioco di finzione letteraria, ma un’indagine profonda sulla storia, la cultura e l’identità soggettiva della Cina. Yan Lianke, attraverso il simbolo storico di Kangxi, rilegge il contrasto tra il potere imperiale e la natura umana, cercando una via di ritorno all’origine tra fantasia e realtà. Dalla scrittura realistica di una “distopia” alla costruzione poetica della “Sorgente dei peschi”, Yan Lianke realizza un “ritorno” narrativo, rappresentando altresì un esperimento creativo che segna un punto di svolta nella sua carriera letteraria.
a cura di Riccardo Moratto e Di-kai Chao
