Nel bilaterale del 2 settembre, spunta un accordo “giuridicamente vincolante” per la costruzione del Power of Siberia 2, dopo anni di pressioni russe e frenate cinesi. Giunto a Pechino anche il leader supremo nordcoreano per la parata militare degli 80 anni dalla resa del Giappone
Ieri, ricorrevano gli 80 anni dalla resa del Giappone nella seconda guerra mondiale. Oggi, la Cina celebra l’anniversario con una grande parata militare. Oltre alla messa in mostra dei suoi dispositivi militari più potenti e avanzati, da piazza Tiananmen ci si attende l’arrivo di un’immagine destinata a fare un pezzo di storia: Xi Jinping, Vladimir Putin e Kim Jong-un, tutti insieme per la prima volta. Difficile credere che non ci saranno contraccolpi sui rapporti con l’Europa, che si è già lamentata per l’antipasto a base di gas di ieri. “Il sostegno della Cina alla Russia continua a influire negativamente sulle nostre relazioni”, ha fatto sapere la Commissione europea, mentre a Pechino veniva annunciata la firma di un accordo sul nuovo gasdotto Power of Siberia 2. “Siamo decisamente determinati a eliminare gradualmente i combustibili fossili provenienti dalla Russia”, dice Bruxelles. Ma il Power of Siberia 2 è destinato a coprire i due terzi delle esportazioni su cui Mosca contava in Europa prima della guerra in Ucraina.
Il piano è imponente: 50 miliardi di metri cubi di gas all’anno diretti verso la Cina attraverso la Mongolia, utilizzando riserve dei giacimenti della Siberia occidentale prima destinate all’Europa. Si aggiungerà all’inizio del prossimo decennio al Power of Siberia 1, la cui capacità passerà subito da 38 a 44 miliardi di metri cubi. Dal 2027, la cosiddetta “rotta dell’Estremo Oriente” aumenterà invece i flussi di altri 10 miliardi. L’annuncio è arrivato dal colosso russo Gazprom, a margine del trilaterale fra Xi, Putin e Ukhnaagiin Khürelsükh, il presidente della Mongolia, paese chiave di transito. L’amministratore delegato Aleksei Miller ha parlato di “memorandum giuridicamente vincolante”. Specifica fondamentale, seppure non confermata dai silenti media ufficiali cinesi, visto che di presunte intese sull’opera se n’era parlato già diverse volte. In particolare a inizio febbraio 2022, quando poco prima dell’invasione Xi e Putin si incontrarono a Pechino parlando di “amicizia senza limiti”. Poi, la frenata della Cina, interessata a diversificare le fonti di approvvigionamento e soprattutto a ottenere condizioni migliori per un accordo di cui la Russia era diventata improvvisamente più bisognosa.
Per Mosca, è una boccata d’ossigeno: le esportazioni di gas verso l’Europa sono crollate dal 45% del fabbisogno nel 2021 al 18% attuale. L’Unione europea punta a eliminare il gas russo entro il 2027, costringendo il Cremlino a guardare a est. Ma il prezzo sarà scontato per Pechino, che potrebbe vedere accrescere la dipendenza di Mosca nei suoi confronti, in una partnership che rischia di sbilanciarsi ulteriormente. Quantomeno sul fronte economico, visto che su quello strategico Putin ha già dimostrato di non essere il “junior partner” di Xi, che a sua volta segnala a Donald Trump che il tentativo di incunearsi tra Cina e Russia è destinato a fallire.
Xi e Putin si vedranno anche oggi alla parata militare, dove ci saranno in tutto 25 leader internazionali tra cui lo slovacco Robert Fico, il serbo Aleksandar Vucic e lo stesso Kim. Il leader supremo nordcoreano è arrivato a Pechino dopo un viaggio di quasi 24 ore a bordo del suo treno blindato verde scuro insieme alla figlia tredicenne Kim Ju-ae, potenziale erede. La Cina è da sempre il principale sponsor di Pyongyang, soprattutto sul piano economico. Ma il rapporto personale tra Xi e Kim è sempre parso freddo. Xi è stato il primo leader cinese a visitare prima la Corea del sud che la Corea del nord. Quando è finalmente accaduto, cinque anni dopo la nomina, si era aperto il dialogo tra Kim e Trump. Pechino non poteva rischiare di essere tagliata fuori dal dossier coreano. Ma quell’intesa tattica è durata poco: dopo il fallimento del vertice di Hanoi e la ripresa delle tensioni, Xi e Kim hanno interrotto i contatti di alto livello, con Pyongyang che ha però sfruttato la guerra in Ucraina per saldare un’alleanza militare con Mosca. Ora si ripropone uno scenario simile al 2018, con Trump che ha dichiarato al presidente sudcoreano Lee Jae-myung di voler incontrare nuovamente Kim. Ospitarlo a Pechino significa per Xi mostrare che non si può fare a meno della Cina.
Di Lorenzo Lamperti
[Pubblicato su il Manifesto]
Classe 1984, giornalista. Direttore editoriale di China Files, cura la produzione dei mini e-book mensili tematici e la rassegna periodica “Go East” sulle relazioni Italia-Cina-Asia orientale. Responsabile del coordinamento editoriale di Associazione Italia-ASEAN. Scrive di Cina e Asia per diverse testate, tra cui La Stampa, Il Manifesto, Affaritaliani, Eastwest. Collabora anche con ISPI. Cura la rassegna “Pillole asiatiche” sulla geopolitica asiatica.

