Ventuno colpi di cannone, la guardia militare in allineamento perfetto, i bambini festanti con in mano le due bandiere, cinese e statunitense e un trionfo di fiori colorati. Non poteva mancare nulla alla scenografia in pompa magna per accogliere il presidente USA Donald Trump in visita a Pechino dopo 9 anni dal 2017. Un protocollo ancora più caloroso e attento del solito in modo da predisporre al meglio il presidente Trump per questo vertice delicatissimo , in un quadro geopolitico incandescente. “ Potremmo cadere nella Trappola di Tucidide” ha avvertito il presidente Xi in uno dei passaggi del suo primo discorso cui Trump ha risposto invece con l’idea di “un futuro radioso” che aspetterebbe le due potenze e il mondo intero.
Anche nelle tappe successive, la visita al tempio del Cielo, monumento ad alto valore simbolico, patrimonio dell’Unesco, o il banchetto con la scelta raffinatissima delle pietanze e il rituale impeccabile il protocollo ha celebrato l’incontro tra i due imperatori carico di aspettative; tutto lascia apparentemente ben sperare per come si è svolto il vertice , ma riusciranno i due leader a superare la trappola di Tucidide?
Due uomini. Due palazzi. Due popoli ai quali entrambi devono rendere conto del successo o l’insuccesso di questo incontro storico . Non si tratta di una visita diplomatica ordinaria ma di un confronto tra due forme di potere che raramente si trovano allo stesso tavolo, e che quando lo fanno, rimescolano le carte del mondo. L’Iran e lo stretto di Hormuz , la tecnologia, la pace, e Taiwan, il punto più delicato per Pechino su cui Xi non transige.
Ma su tutto domina il consueto incontro-scontro tra due culture e due visioni del mondo opposte. A cominciare dal modo di affrontare ciascun punto della trattativa: se pensiamo il vertice con approccio americano dobbiamo smettere di pensarlo come diplomazia e cominciare a guardarlo come una trattativa immobiliare Trump, in fondo, ha sempre costruito palazzi prima di abitare la Casa Bianca. Ogni concessione è una clausola. Ogni sorriso, un acconto.
Il contesto è paradossale nella sua brutalità: è la stessa politica dei dazi di Trump ad aver creato le ferite che Trump ora viene a medicare. I dazi americani sulle merci cinesi erano saliti fino al 145%; Pechino aveva risposto con il 125% sulle merci americane, aveva stretto il rubinetto delle terre rare, sospeso gli acquisti di soia, alzato muri invisibili.
E Taiwan? L’isola che secondo Pechino appartiene alla Cina, ( una sola Cina ) è l’elefante nella stanza , il punto su cui l’imperatore rosso Xi Jinping non intende scendere a patti …. “ Se gli USA non rispetteranno le nostre decisioni politiche su Taiwan “ ha ricordato il presidente Xi, “le cose si complicheranno.
La sospensione della vendita di armi a Taipei, tredici miliardi di dollari congelati, è stata letta come una mossa tattica per non irrigidire i negoziati. La vendita, dicono gli analisti, riprenderà al ritorno di Trump. Ma il gesto rimane. E i gesti, in diplomazia, dicono più delle parole.
Questa volta c’è qualcosa di profondamente teatrale nell’incontro tra i due leader. Entrambi sanno che il vertice deve produrre una scena, un’immagine destinata ai rispettivi elettorati. La delegazione con gli imprenditori top al seguito di Trump è stata mobilitata per il business ma anche per impressionare “teatralmente”l’interlocutore. Pechino dal canto suo ha una lunga tradizione di ospitalità strategica: la cornice del vertice è stata pensata per valorizzare l’ospite senza mai cedere terreno. Xi ha offerto a Trump la grandiosità che Trump cercava, il protocollo, i simboli, la solennità , sapendo che la grandiosità è la valuta con cui si compra la compiacenza. Ma forse sotto il banchetto, le fondamenta restano granitiche.
È uno di quei momenti in cui la geopolitica globale si ridefinisce. L’Europa è il grande assente : i dazi americani imposti anche alle merci europee, discussi in assenza dei vertici europei; per il resto restrizioni tecnologiche, i nuovi equilibri nei mercati delle materie prime critiche.
Il banchetto ad ogni modo è stato apparecchiato. I due imperatori seduti, ciascuno diverso.
Anche nel cibo si esprimono i simboli e l’incontro tra due mondi opposti. Il cibo: in Cina così importante , così raffinato nei banchetti ufficiali, studiato nei suoi poteri nutritivi e filosofici . Se volessimo fare una metafora taoista potremmo ricorrere allo Yin e allo Yang, due principi che si esprimono anche nel nutrimento e in questo caso nell’ essenza dei due personaggi a confronto. E così ogni piatto racconta un sistema di potere
YANG: Trump, il cibo caldo, tutto ciò che scalda, brucia, aggredisce il palato. Il fuoco che non aspetta. L’hamburger carbonizzato sul grill. Il chili denso di peperoncini. Il Bourbon liscio, senza ghiaccio. La frittura che scoppietta nell’olio bollente. Energia yang: espansione, attacco, rumore, visibilità. Si consuma in fretta. Lascia sete. YIN: Xi, il cibo freddo. Tutto ciò che raffredda, nutre lentamente, si accumula nel tempo. L’acqua che non fa rumore ma scava la roccia. Il tofu in brodo chiaro. Il tè verde servito a 70 gradi, mai bollente. Il cetriolo marinato. La gelatina di fagioli neri , fredda, compatta, paziente. Energia yin: contenimento, profondità, attesa, invisibilità. Si accumula. Non si disperde.
È così anche in questo vertice lo Yin e Yang potrebbero essersi toccati. Secondo il simbolo del taijitu, il punto bianco nel nero e il punto nero nel bianco, Trump ha bisogno della pazienza cinese per chiudere un accordo, Xi ha bisogno del caos americano per giustificare la propria stabilità. Si nutrono l’uno dell’altro senza ammetterlo mai e hanno bisogno l’uno dell’altro, come sempre è stato, da quando la Cina è diventata una grande potenza, oggi in grado di sfidare gli USA in molti campi, a cominciare dalla tecnologia
Nel 1972 Richard Nixon arrivò a Pechino e incontrò il presidente Mao, il grande timoniere, fondatore della Repubblica Popolare Cinese. Una visita storica a lungo preparata da Henry Kissinger con la sua diplomazia del ping pong, ricordata da Xi Jinping nel suo discorso in apertura del banchetto. Allora la Cina era povera e gli USA non avevano nulla da temere. Oggi gli scenari sono cambiati e le due potenze sembrano legate, soprattutto nell’ultimo decennio, in maniera indissolubile. Come ho scritto io stessa su queste pagine qualche anno fa : “USA e Cina: come una coppia tormentata, né con te ne senza di te”.
Di Maria Novella Rossi
