La calata dei nuovi barbari, le cavallette che devastano il mondo, è cantata dalla band sinonimo di «punk in China». Un album uscito lo scorso settembre che recuperiamo per associazione di idee con l’immagine di gigantesche folle in viaggio durante i giorni del capodanno lunare.

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Un’intervista

«Arrivano i cinesi, non sono terroristi ma peggio dei vichinghi». I barbari del nuovo millennio calano come un’orda sul mondo inerme là fuori e sono loro stessi a dirtelo in lingua inglese e senza troppi fronzoli.
Un album uscito lo scorso settembre per una band che è un marchio di fabbrica e una garanzia: SMZB, ovvero Celtic punk from Wuhan, la città forse più «Oi!» di Cina (non ci riferiamo qui al genere musicale in senso stretto, ma a un mood urbano). Certo, ogni volta ci stupisce sentire cornamuse sul corso dello Yangtze e, come per tutto il punk cinese, anche il gruppo guidato dall’immarcescibile frontman Wu Wei lascia sempre con il dubbio che si tratti di ribellione a uso e consumo del pubblico pagante. Lui stesso dice che è ormai tutta la società cinese a scantonare elegantemente i temi «sensibili». Così si viaggia sempre del detto e non detto, anche se urlato.
Ma ci piace il punk, che vuoi farci.