laowai influencer

Dialoghi – Il successo degli Influencer Laowai in Cina

In Dialoghi: Confucio e China Files, Rubriche by Camilla Fatticcioni

Tra curiosità per l’altro e narrazione filocinese, gli influencer stranieri diventano a volte dei protagonisti inattesi sui social in Cina. “Dialoghi: Confucio e China Files” è una rubrica in collaborazione tra China Files e l’Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano. Qui per le altre puntate.

Di Camilla Fatticcioni

Scorrendo il feed di Douyin, la versione cinese di TikTok, non è difficile che l’algoritmo ti faccia imbattere nel volto di un ragazzo alto e biondo che parla un mandarino impeccabile. Laowai Kris è norvegese e conta oltre 20 milioni di follower su Douyin, la piattaforma che utilizza per raccontare la propria quotidianità in Cina, dal cibo alla vita familiare, fino alle piccole interazioni di tutti i giorni.

Negli ultimi anni, un numero crescente di influencer stranieri ha conquistato ampie fasce del pubblico cinese — in particolare la Generazione Z — affermandosi come protagonisti inattesi dell’ecosistema digitale locale. Una presenza che oscilla tra intrattenimento, curiosità culturale e, in alcuni casi, una narrazione esplicitamente positiva della vita da expat in Cina.

Le limitazioni all’accesso alle piattaforme occidentali hanno contribuito a creare un ecosistema digitale cinese separato, con dinamiche autonome e un pubblico prevalentemente domestico, fatta eccezione per alcuni casi isolati. Quando numerosi utenti statunitensi, ad esempio, approdarono su RedNote (in cinese Xiaohongshu) a inizio 2025 come “TikTok refugees”, in seguito alle incertezze sul futuro dell’app negli Stati Uniti, si trovarono spaesati davanti ai codici di comunicazione del social cinese, al di là delle difficoltà linguistiche.

È all’interno di questo ecosistema chiuso ma estremamente dinamico che alcuni creator occidentali hanno trovato terreno fertile e un interesse da parte del pubblico per una narrazione cinese vista da occhi stranieri. La chiave del loro successo sta proprio nella capacità di localizzarsi: parlano e scrivono in cinese, padroneggiano i codici culturali e linguistici delle piattaforme e conoscono l’umorismo e i trend della Gen Z cinese. Soprattutto, evitano di esporsi su temi politicamente o socialmente “delicati”, rispettando i confini imposti dalla moderazione. Questi influencer assumono il ruolo di mediatori culturali offrendo uno sguardo interno sulla Cina rivolto principalmente al pubblico locale.

Accanto a profili come quello di Laowai Kris, si sono affermati creator come Chi Huo Lao Wai Tie Dan, statunitense noto per i suoi video di food contentmukbang”, o Lao Wang in China, iraniano, seguito da milioni di utenti per le sue esplorazioni gastronomiche nelle città cinesi. Altri, come Boni Couple, costruiscono il proprio successo sul racconto della vita familiare interculturale, mentre figure come Andrew Cap (Teacher An) intercettano la domanda di contenuti educativi, spiegando l’inglese ai cinesi in mandarino con un linguaggio accessibile e informale.

Non tutti, però, diventano influencer partendo da una strategia consapevole. Jack Forsdike, designer britannico che ha lavorato per un’azienda tech cinese, è diventato virale quasi per caso su Xiaohongshu nel 2024. Dopo settimane di turni estenuanti, Forsdike ha pubblicato una foto di sé visibilmente provato, accompagnata da una domanda ironica: “Perché sono venuto a lavorare in Cina?”. Il post ha intercettato il malessere diffuso tra i giovani cinesi nei confronti della cultura lavorativa del “996” — dalle 9 del mattino alle 9 di sera, sei giorni su sette — e del fenomeno delle “naked resignation”, le dimissioni senza un piano alternativo. In breve tempo, la sua esperienza personale è diventata lo specchio di una frustrazione condivisa.

Il caso Forsdike dimostra come anche narrazioni meno celebrative della Cina possano trovare spazio nel dibattito pubblico digitale, purché risuonino alle esperienze condivise online dalla Gen Z. Tuttavia, il contesto socio-politico resta complesso per chi non è cinese. Secondo Xujie Zhang, account executive della piattaforma di consulenza interculturale e social commerce TONG, il pubblico cinese è influenzato allo stesso tempo dal sentimento nazionalista promosso dal governo e da una crescente curiosità verso il mondo al di fuori del Great Firewalll. “Guarda, anche gli stranieri dicono che la Cina è un bel posto” è spesso la reazione iniziale di fronte ai Key Opinion Leader occidentali percepiti come filocinesi. Quando questi contenuti finiscono per allinearsi con la narrazione dominante, l’algoritmo di Douyin tende a premiarli, amplificando la loro visibilità.

Nei commenti sotto i video di questi influencer si alternano comunque entusiasmo e diffidenza. “In generale non mi dispiacciono i Laowai”, afferma un utente cinese di Douyin a Jing Daily, “ma ho l’impressione che alcuni affermano di amare la Cina solo per attirare attenzione e guadagnare denaro”.