su tong italia

Su Tong torna in Italia: Memorie di un oriolo, il grande romanzo della Cina che cambia

In Cina, Cultura by Redazione

La versione italiana del capolavoro letterario di Su Tong premiato con il Mao Dun è ora disponibile in Italia, pubblicata da Orientalia Editrice nella traduzione dal cinese di Riccardo Moratto

C’è una strada che ritorna ostinatamente nei romanzi di Su Tong: si chiama via Xiangchunshu. È proprio qui che prende forma anche Memorie di un oriolo (Huángquè jì 黄雀记), il romanzo più atteso e celebrato dell’autore, insignito del Premio Mao Dun per la letteratura – il più alto riconoscimento letterario cinese – e incluso, nel 2019, tra i settanta romanzi simbolo dei settant’anni della Repubblica Popolare. In questa via si concentrano memorie individuali e stratificazioni collettive, colpe private e rimozioni storiche, in un microcosmo urbano che diventa specchio della trasformazione sociale della Cina contemporanea.

L’edizione italiana del romanzo è pubblicata da Orientalia Editrice, nella traduzione dal cinese di Riccardo Moratto.

L’autore: il poeta della malinconia cinese

Su Tong, all’anagrafe Tong Zhonggui, nasce a Suzhou nel 1963. Esordisce sulla scena letteraria negli anni Ottanta, nel pieno della stagione dell’avanguardia cinese, e si impone subito come una voce fuori dal coro: lirica e ombrosa, capace di trasfigurare la cronaca di un’esistenza qualunque in qualcosa che richiama la tragedia greca. Fin dai primi racconti, la sua scrittura si distingue per un’attenzione quasi allucinata ai margini della vita quotidiana: bambini, adolescenti inquieti, figure femminili intrappolate in destini opachi popolano un universo narrativo dove la memoria e la violenza, il desiderio e la perdita si intrecciano senza soluzione di continuità. Con il tempo, questa poetica si cristallizza in romanzi di grande respiro, in cui la storia individuale diventa sempre anche allegoria di una trasformazione collettiva.

La sua fama internazionale esplode con Mogli e concubine, da cui Zhang Yimou trae nel 1991 il film Lanterne rosse, tutt’oggi pietra miliare del cinema d’autore mondiale. Da quel momento, la narrativa di Su Tong entra stabilmente nel circuito della traduzione internazionale: i suoi romanzi vengono pubblicati in oltre dieci lingue e iniziano a circolare con crescente attenzione critica. Su Tong si afferma così come uno dei narratori cinesi contemporanei più letti e studiati al di fuori della Cina, spesso associato a una linea letteraria che coniuga modernità narrativa e riscrittura della storia e delle sue marginalità.

Eppure la sua grandezza non sta nella fama, ma in una qualità rara: la capacità di scrivere con una voce bassa, quasi sottovoce, capace di contenere enormi tensioni emotive in frasi brevi, densamente poetiche. È uno scrittore che usa la poesia come lama, per incidere l’oscurità e la compassione di un’epoca, senza mai alzare il tono, affidando alla sottrazione e alle ellissi il peso del non detto. Una definizione che attraversa l’intera opera di Su Tong, ma che trova forse la sua espressione più compiuta in Memorie di un oriolo, dove la fragilità dei destini individuali e la pressione della storia si incontrano in una scrittura che procede per vibrazioni interne più che per eventi, come se ogni scena fosse già attraversata da una perdita imminente.

L’eredità di Dostoevskij, il respiro della Cina del Sud

Memorie di un oriolo, romanzo tratto da una storia vera, si nutre spiritualmente di Fëdor Dostoevskij – in particolare dell’universo di Delitto e castigo e delle sue “anime umiliate e offese” – ma il suo registro resta profondamente cinese, intriso dell’umidità e dell’ombra della Cina meridionale. Su Tong fonde qui destino individuale e trasformazione storica con una precisione quasi clinica: ogni piccola esistenza riflette il terremoto profondo della Repubblica Popolare Cinese tra anni Ottanta e Novanta, la transizione economica accelerata, la frammentazione dei valori, la solitudine sociale di chi resta ai margini del progresso. In questo equilibrio tra fatalismo narrativo e osservazione storica, il romanzo (Huángquè jì 黄雀记) si impone come una parabola della modernità cinese: non spettacolare, ma sotterranea, dove la violenza e la redenzione non esplodono mai apertamente, ma si depositano come sedimenti nella vita quotidiana.

Il titolo stesso è una chiave ermeneutica. Memorie di un oriolo rimanda al celebre proverbio cinese: tángláng bǔ chán, huángquè zài hòu (螳螂捕蝉,黄雀在后) «La mantide insegue la cicala, ignara dell’oriolo alle spalle», una catena predatoria senza fine in cui ogni posizione di potere è illusoria e reversibile. Chi crede di essere il cacciatore è già, a sua volta, preda di un altro sguardo, di un’altra forza nascosta. In questa prospettiva, il mondo narrativo di Su Tong si configura come una rete di inganni reciproci, dove le gerarchie si rovesciano continuamente e ogni sicurezza si rivela temporanea. Nessuno vince davvero. Nessuno sfugge alla trama. È una visione profondamente tragica, ma anche lucidamente impersonale: non esiste un principio morale che distribuisca giustizia, soltanto una logica circolare del desiderio, della violenza e della sopravvivenza, in cui ogni gesto di controllo contiene già in sé la propria dissoluzione.

La pubblicazione italiana di Memorie di un oriolo è un evento editoriale che va oltre il semplice catalogo: segna la maturazione di una ricezione ormai consolidata della narrativa di Su Tong nello spazio europeo. Non si tratta di una presenza “esotica” o marginale, ma della conferma che la letteratura cinese contemporanea ha qualcosa di essenziale da dire all’Europa, proprio perché parla il linguaggio della condizione umana in forme riconoscibili e insieme spiazzanti. In questo senso, il romanzo non funziona come documento culturale, ma come dispositivo narrativo che interroga strutture universali: la trappola del caso, l’impossibilità del riscatto pieno, la complicità silenziosa di interi sistemi sociali nel perpetuare l’ingiustizia. La forza del testo sta anche qui: nel mostrare come queste dinamiche non appartengano a un singolo contesto storico o geografico, ma emergano ogni volta che l’individuo si trova esposto a forze più grandi di lui, economiche, istituzionali, o semplicemente narrative, che ne ridisegnano il destino senza offrirgli mai un punto di fuga definitivo.

Possiamo paragonare il lavoro dello scrittore all’invio di lettere a destinatari sconosciuti, senza indirizzo certo. Memorie di un oriolo è una di quelle lettere che hanno finalmente trovato il loro recapito: non perché esista un lettore predestinato, ma perché, a un certo punto, il testo incontra la propria necessità, e ciò che era disperso nello spazio delle possibilità narrative si ricompone in una forma di riconoscimento. È in questo incontro inevitabile tra scrittura e lettura che la voce di Su Tong trova la sua ulteriore conferma: una letteratura che non cerca il destinatario, ma lo crea, trasformando l’assenza di un indirizzo in una condizione stessa del significato.

Memorie di un oriolo di Su Tong, traduzione dal cinese di Riccardo Moratto, è disponibile presso Orientalia Editrice.

Di Riccardo Moratto