Starmer da Xi, tra whisky e palloni da calcio

In Relazioni Internazionali by Lorenzo Lamperti

Dopo il premier canadese Mark Carney, anche quello britannico Keir Starmer ha incontrato Xi Jinping a Pechino, rilanciando il dialogo bilaterale dopo anni di gelo. Non è un ritorno all’età dell’oro di Cameron, ma sono state subito siglate alcune intese. Presto arriva anche il cancelliere tedesco Merz: un’ondata spinta dall’incertezza causata da Donald Trump

Dopo il Canada, tocca al Regno unito. I più vicini e stretti alleati degli Stati uniti corrono alla corte di Xi Jinping, nel tentativo di rilanciare i rapporti con la Cina e ovviare all’incertezza commerciale e strategica causata da Donald Trump. Meno di due settimane dopo aver ricevuto Mark Carney, siglando una serie di accordi commerciali, il presidente cinese ieri ha fatto srotolare il tappeto sotto i piedi di Keir Starmer. Il leader laburista è apparso impacciato di fronte alla guardia d’onore, la prima ad accogliere un premier britannico dal 2018. Al passaggio davanti ai militari Starmer si è bloccato, tanto che il premier cinese Li Qiang ha dovuto indicargli il percorso e invitarlo a proseguire. Tutto materiale usato dall’opposizione Tory, che lo attacca per essere andato “a prostrarsi” a Xi.

Ma l’incontro ha rotto il profondo gelo che era calato tra i due paesi dopo l'”età dell’oro” evocata ai tempi di David Cameron. “È imperativo rilanciare il dialogo tra Pechino e Londra”, ha detto Xi. “È vitale sviluppare i nostri legami”, gli ha fatto eco Starmer, accompagnato da circa 60 manager delle principali aziende britanniche, da colossi della farmaceutica e della finanza a gruppi dell’automotive e dell’energia.

Il messaggio è chiaro: il “reset” non deve essere solo diplomatico, ma soprattutto economico e industriale. Come già successo col Canada di Carney, il viaggio ha prodotto subito qualche risultato concreto, a partire dal commercio. Le due parti hanno concordato una riduzione dei dazi cinesi sul whisky scozzese, che passano dal 10 al 5 per cento. La casa farmaceutica britannica AstraZeneca ha invece annunciato un maxi investimento da 15 miliardi di dollari entro il 2030 per espandere produzione e ricerca e sviluppo in Cina. Nel pacchetto rientrano una decina di accordi e memorandum d’intesa che spaziano dalla sicurezza alimentare alla cooperazione sull’export. Londra e Pechino hanno lanciato anche uno studio di fattibilità per un possibile accordo bilaterale sui servizi. Come già fatto con Ottawa e molti altri paesi occidentali, Pechino ha annunciato anche l’esenzione dal visto per i cittadini britannici che si recano in Cina per soggiorni fino a 30 giorni.

Starmer dice di aver sollevato il tema dei diritti umani e il caso dell’editore Jimmy Lai, appena condannato per sovversione Hong Kong. Ma ci sono accordi sulla sicurezza: concordato un rafforzamento della cooperazione contro l’immigrazione illegale, con la condivisione di informazioni per contrastare l’uso di motori e imbarcazioni di fabbricazione cinese nelle traversate clandestine della Manica. È un terreno scivoloso. A Londra non mancano le critiche per i rischi legati alle informazioni sensibili, per di più dopo che la scorsa settimana è arrivato il contestato via libera per la nuova mega ambasciata cinese nel palazzo dell’ex Zecca.

Dopo le tre ore di dialogo, spazio al pranzo a base di merluzzo e gnocchi di riso dolce. Starmer ha regalato a Xi un pallone di calcio usato domenica scorsa nella partita tra Arsenal e Manchester United, che sarebbe la squadra preferita del leader cinese, con gli autografi dei giocatori.

In arrivo, a Pechino, c’è anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz. I media cinesi parlano apertamente di una “ondata” di ricalibrazione dei rapporti con la Cina, innescata dalle tensioni su dazi, Groenlandia e Ucraina. Starmer, dal canto suo, cerca di camminare su una linea sottile: rilanciare i rapporti con Pechino senza dare l’impressione di uno strappo con gli Usa, per ottenere da Xi quello che pare sempre più difficile avere da Trump: una relazione stabile e pragmatica.

Di Lorenzo Lamperti

[Pubblicato su il Manifesto]