Stampare moneta per aumentare la natalità: il consiglio non piace a Xi

In Cina, Economia, Politica e Società by Lucrezia Goldin

Ren Zeping, economista noto nel paese, aveva predetto il crollo della borsa di Shanghai nel 2015. I suoi scritti sono scomparsi dalla rete

Stampare moneta per aumentare il tasso di natalità. Questa la soluzione proposta dal noto economista Ren Zeping al problema del calo demografico cinese, presentata in due articoli pubblicati su Wechat e Weibo. Ma nella Cina di Xi Jinping non c’è spazio per i pareri non richiesti. Specie se provengono da personalità influenti come l’ex capo economista di Evergrande e mettono in discussione la linea del Partito. Nel giro di un paio di giorni, saggi e relativi commenti sono scomparsi da internet e il profilo Weibo dell’economista è stato bloccato.

Secondo il piano di Ren, per risolvere la questione dell’invecchiamento della popolazione basterebbe lo stanziamento di 351 miliardi di dollari all’anno da parte della Banca Popolare Cinese, con cui finanziare contributi e agevolazioni economiche alle famiglie per favorire le nascite. In questo modo la Cina riuscirebbe a invertire con successo la rotta verso l’esaurimento del dividendo demografico, aggiungendo 50 milioni di neonati in soli 10 anni. Una strategia «pragmatica ed efficace» secondo l’economista, da «implementare quanto prima». Tale sfrontatezza non è stata apprezzata.

Le autorità cinesi si interrogano da tempo su come risolvere la questione demografica, soprattutto alla luce degli allarmanti dati dell’ultimo censimento decennale. Nel 2020 il tasso di natalità in Cina ha registrato il livello più basso da oltre 40 anni, con 8,52 nascite ogni mille abitanti, accelerando in modo significativo le previsioni sul calo demografico sulle quali erano tarate le politiche di pianificazione familiare.

Per questo motivo lo scorso anno le autorità hanno intensificato gli sforzi per invertire il trend, introducendo la politica del terzo figlio, garantendo maggiori diritti alle donne (tra i quali l’estensione del periodo di maternità e la messa al bando del licenziamento in caso di gravidanza) e promettendo riforme nel sistema scolastico che aiutino ad alleviare il peso economico sulle famiglie con molti figli. Un editoriale comparso lo scorso dicembre sul media di stato China Reports Network (successivamente rimosso dal web) suggeriva addirittura di introdurre l’obbligo dei tre figli per tutti i membri del Pcc. Ma gli incentivi non hanno finora ottenuto i risultati auspicati.

Da un recente sondaggio del China Youth Daily traspare che le generazioni più giovani non ne vogliono sapere di figli e matrimonio. Anche per questo Ren suggerisce di cogliere la «finestra di fertilità» rappresentata dalla generazione dei nati tra il 1975 e il 1985. Gli ultimi, secondo l’economista, a nutrire ancora interesse a costruirsi una famiglia.

Lo stile schietto e sfrontato di Ren non è nuovo al web cinese. Prima di diventare il capo economista di Evergrande che ha abbandonato poco prima dell’affondamento, Ren aveva raggiunto la fama quando nel 2015 era riuscito a prevedere con impeccabile precisione il crollo della borsa di Shanghai. E oggi su Weibo conta oltre 3,6 milioni di followers. Troppi per diffondere online pareri che siano critici delle politiche del Partito.

L’account Weibo dell’economista rimane attivo ma senza possibilità di pubblicare contenuti. La piattaforma lo accusa di avere “violato norme e regolamentazioni pertinenti” all’utilizzo del social media, ma non fornisce specifiche su quali leggi siano state infrante. Su Wechat invece, i saggi non sono più disponibili. Secondo fonti interpellate dal quotidiano economico-finanziario partecipato cinese Securities Times il ban dovrebbe durare solo due settimane. Un ammonimento per l’internet celebrity dell’economia cinese e un segnale a tutta la “civiltà digitale”. La questione demografica rimarrà in cima all’agenda politica cinese per diverso tempo. Ma come si evince dall’allontanamento di Ren dai social, la strategia da adottare per risolverla non è aperta a dibattito pubblico.

Di Lucrezia Goldin

[pubblicato su il manifesto]