Introduzione

in piedi sulla cima del colle
rimiro oltre l’orizzonte
il verdeggiare delle montagne
l’alba di un rosso sole

mi ergo sul bordo del grande fiume
lo sguardo si posa sull’acqua
e sulle onde che gonfiandosi
senza riposo s’impennano

come gru volteggio fra le masse di persone
mi ammutolisco al di là dei campi di periferia
ho perso gli affetti, gli amori, le amicizie
ho perso ogni cosa
ho perso tutto

avrò gli affetti, gli amori, le amicizie
avrò ogni cosa
avrò tutto
non oggi
ma in un non lontano avvenire

non io sono io
insieme a noi sono io

Mi Jiuping, operaio del movimento della Jasic,

luglio 2018

Mentre scrivo queste righe, il movimento della Jasic del 2018-2019 è ormai giunto al termine. Cominciato come una lotta sindacale, subì presto una dura repressione da parte del governo che ha portato trenta operai e un centinaio di studenti nelle carceri cinesi. La lotta è continuata alle porte della Jasic e delle stazioni di polizia (paichusuo 派出所), nella zona industriale, nelle università. Dopo avere portato avanti la loro battaglia con perseveranza per più di sei mesi, studenti e operai sono stati zittiti. Si trattava di attivisti della sinistra cinese che ponevano una dura sfida all’attuale ideologia di Stato e al sistema occupazionale fondato sullo sfruttamento e organizzato secondo rapporti di produzione capitalistici. Nel giro di un anno, dopo una serie di arresti, la lotta è stata praticamente domata. I gruppi studenteschi sono stati soppressi, gli operai messi in galera, e il gruppo di solidarietà con la Jasic organizzato da studenti, attivisti di sinistra e operai è stato completamente incenerito. La lotta ha pagato un prezzo esorbitante; tutto sembra dover ripiombare nel silenzio.

Due sono i motivi principali che mi hanno spinta a scrivere questo articolo: anzitutto, ritengo che l’importanza dei fatti della Jasic all’interno del movimento operaio cinese contemporaneo non sia stata sufficientemente compresa; in secondo luogo, come legare strettamente la rilevanza delle lotte dei lavoratori cinesi al movimento operaio mondiale è un problema urgente su cui è necessario riflettere. Negli ultimi anni, abbiamo assistito a un rapido scivolamento a destra, nel razzismo e nel totalitarismo a livello mondiale. Di conseguenza, i diritti dei lavoratori stanno subendo un attacco dopo l’altro. Al contempo, si sono diffusi il pessimismo e l’incertezza: a confronto con le forze sociali di nuova formazione, in che misura le organizzazioni dei lavoratori possono veramente costituire una sfida per la macchina politica? Le richieste di un sindacalismo sociale (shehui yundong gonghuizhuyi  社会运动工会主义; social movement unionism) vengono costantemente rimandate a data da destinarsi, mentre il capitalismo globale, dalle competizioni sempre più agguerrite, va affermando che l’unità della classe operaia appartiene al passato. La lotta di classe operaia viene considerata un modello antiquato e non trova più posto nella letteratura sui nuovi movimenti sociali, come se in essa non vi fosse ormai più alcuna possibilità di realizzare il cambiamento sociale. Il movimento della Jasic è stato sconfitto, ma non può essere zittito, poiché è fermamente parte della resistenza al capitalismo globale da parte dell’internazionalismo del lavoro (laogong guojizhuyi 劳工国际主义; labour internationalism) e risponde all’esigenza di una nuova alleanza studenti-operai.

La lotta della Jasic del 2018-2019 rappresenta un punto di rottura nelle lotte dei lavoratori dall’inizio della politica di riforma e apertura in Cina. Questa lotta simboleggia chiaramente l’inizio di una svolta verso un movimento politico di sinistra, d’ora in poi fuori dai confini della società civile. Di norma, le battaglie condotte dalla società civile non si focalizzano sull’ideologia e sulla politica di classe e pertanto tendono a non avere la capacità di contestare le diseguaglianze di classe, o di creare organizzazioni dalle forme diverse. Il movimento della Jasic, caratterizzato dall’alleanza studenti-operai, ci costringe a riconsiderare l’importanza della teoria marxista e del pensiero di Mao Zedong all’interno delle politiche di emancipazione e dei movimenti dei lavoratori al giorno d’oggi. Il ritorno al maoismo marxista (makesi maozhuyi 马克思毛主义; Marxist Maoism) ha principalmente tre implicazioni: ritorno alla politica di classe; ritorno al comunismo; ritorno alla linea di massa. Ciò non significa voltarsi indietro verso il passato o romanticizzarlo; al contrario, questo triplice “ritorno” ci impone di assimilare criticamente l’esperienza storica, le risorse culturali e l’eredità del comunismo, e batterci per la creazione di una società futura più egualitaria.

Se, malgrado la sua sconfitta, consideriamo il movimento della Jasic come parte integrante dell’internazionalismo del lavoro, allora esso rappresenta il primo movimento, da quando il neoliberismo si è espanso su scala globale, che ha nuovamente legato insieme ideologia e politica.Mai si era visto nulla di simile nel movimento operaio degli ultimi anni. Se pochi sono stati in grado di intravedere nel movimento della Jasic una forma organizzativa completamente nuova, ciò è dovuto al fatto che l’energia intrinseca di quella lotta ha travolto persino la propria “forma”. Molti vi hanno visto solo la tipica forma-partito leninista, ma ciò significa precisamente ignorare gli sforzi perseveranti realizzati negli scorsi anni dall’alleanza operai-studenti per ricercare una base di massa e per mettere in pratica un programma comunista. Dopo il suo arresto, avvenuto il 27 luglio 2018, Mi Jiuping fu trasferito in un centro di detenzione (juliusuo 拘留所) e gli fu chiesto di scrivere un’abiura. Malgrado la paura, Mi Jiuping ha continuato a esprimere in versi la società nuova che prefigurava e la propria battaglia per la solidarietà operaia e l’alleanza alla base fra studenti e operai. “Insieme a noi sono io”, scrive, in un “non remoto avvenire”, intendendo un futuro comunista; quando afferma che “non io sono io / insieme a noi sono io” intende dire di non essere solo, ma saldamente unito agli operai e agli studenti. Il “noi” della sua poesia contiene due soggetti centrali: gli operai e gli studenti, inseriti nella storia della lotta anticapitalista e antimperialista.

La battaglia degli operai Jasic per il sindacato

Jasic Technology è una società ad azionariato diffuso che produce principalmente attrezzature per saldatori. Il presidente del consiglio d’amministrazione, Pan Lei, è delegato dell’Assemblea del popolo di Shenzhen. L’azienda impiega circa mille operai, ma non c’è un sindacato al suo interno, dove le condizioni di lavoro sono terrificanti. È questo che ha indotto gli operai a battersi per la creazione di un sindacato legale. In un regolamento noto come i “18 divieti della Jasic” (Jiashi jinling 18 tiao 佳士禁令18条), adottato dal management della fabbrica, sono elencate con precisione tutte le situazioni che prevedono sanzioni pecuniarie o decurtazioni di stipendio per gli operai, in grave violazione degli articoli della Legge sul lavoro. Ecco come vengono descritte le condizioni di lavoro e i metodi amministrativi in vigore nella fabbrica dalla “Voce dell’operaio comune” (pugong zhi sheng 普工之声), un account usato da operai Jasic sui social media:

Gli operai devono lavorare dodici ore al giorno, senza un giorno di riposo e senza pause a eccezione dei pasti e del sonno. Persino quando andiamo in bagno siamo sotto la stretta sorveglianza degli uomini della sicurezza. Inoltre la ditta obbliga gli operai a sprecare il proprio giorno di riposo alla fine del mese in escursioni organizzate, al termine delle quali devono tornare al lavoro.

I “18 divieti” sono un tipico regolamento amministrativo da fabbrica del mondo nelle Zone economiche speciali cinesi. Fra quelle righe si scorge chiaramente la storia dell’ingresso del sistema socialista cinese nel capitalismo globale. Questi regolamenti sono gli annali dello sviluppo economico e dello sfruttamento operaio prodotti dal capitale straniero, dal capitale privato e dalle aziende statali post-riorganizzazione. Dimostratesi estremamente profittevoli per la riproduzione allargata del capitalismo globale, queste misure manageriali disumane si diffusero enormemente fra gli anni Ottanta e gli anni Novanta, per poi conoscere alcuni miglioramenti negli anni Duemila a causa del deficit di forza-lavoro. A partire dal 2010, però, sono ricomparse. Questa è una delle cause dietro i suicidi degli operai della Foxconn e lo sciopero alla Honda nel corso di quell’anno.

Lo spregio della Jasic per la salute dei lavoratori e per la normativa della Legge sul lavoro in materia di ore lavorative ha portato gli operai a mobilitarsi per costituire un sindacato. A metà maggio 2018, alcuni attivisti operai resero nota la propria condizione alla Federazione distrettuale dei sindacati di Pingshan (distretto – qu 区 – della municipalità di Shenzhen dove si trova la Jasic, NdT), esprimendo la volontà di fondare un sindacato di fabbrica. Tre rappresentanti degli operai Jasic inviarono alla Federazione una lettera congiunta firmata da ventotto lavoratori, in cui le si chiedeva di intervenire per correggere i comportamenti illeciti della Jasic e veniva reiterata la richiesta di formare un sindacato aziendale. Il presidente della Federazione distrettuale ricevette Mi Jiuping, proponendogli di raccogliere le opinioni degli altri operai e di iniziare una battaglia per ottenere dalla ditta il permesso di aprire il sindacato. Mi Jiuping e altri misero in piedi un comitato preparatorio, ottenendo inoltre le firme di ottantanove lavoratori favorevoli a iscriversi al sindacato in due soli giorni.

Senza scostarsi dalla posizione antisindacale generalmente assunta dalle altre aziende, a giugno l’amministrazione della Jasic pretese di sostituire il sindacato autonomo degli operai con l’“assemblea dei delegati del personale”.1) Ben presto, i leader degli operai vennero sottoposti a ogni genere di angheria, subendo gli insulti e le calunnie della direzione, oltre a minacce, umiliazioni e licenziamenti. Il 20 luglio, mentre si recavano al lavoro come al solito, Mi Jiuping e alcuni altri operai vennero trattenuti dalla sicurezza della fabbrica e successivamente picchiati e fermati dalla polizia locale. Oltre venti operai corsero a manifestare davanti al commissariato per la liberazione di Mi Jiuping e degli altri; la cosa veramente sconvolgente fu che la polizia li arrestò tutti quanti. I lavoratori arrestati vennero rilasciati il giorno dopo, ma molti erano stati maltrattati durante la detenzione e avevano riportato gravi ferite. Gli operai espressero la propria indignazione verso questa detenzione illegale tramite una rimostranza scritta. Sei degli operai liberati tentarono più volte di tornare al lavoro, solo per vederselo impedito. Insieme ad altri lavoratori del distretto industriale tennero una forte manifestazione davanti alla stazione di polizia, esigendo spiegazioni per gli operai picchiati e le scuse della polizia. Quest’ultima reagì di nuovo con violenza, arrestando ventisette operai e altri simpatizzanti il 27 luglio.

Ciò convinse ancor più operai a chiedere che venisse fatta giustizia, e inoltre suscitò il sostegno degli studenti universitari: fu così che l’alleanza operai-studenti cominciò a prendere forma. Questa alleanza si batteva per la liberazione degli operai arrestati e per la conquista del diritto dei lavoratori a formare un sindacato. Il 29 luglio, studenti provenienti dall’Università di Pechino, dall’Università Renmin e da una decina di altri istituti universitari pubblicarono un comunicato congiunto con il quale solidarizzavano con gli operai arrestati il 27 luglio e chiedevano l’immediato rilascio di tutti i fermati. Il comunicato portava migliaia di firme di studenti e operai. Alla fine del mese, dal momento che questa rivendicazione continuava a non ricevere risposta da parte della polizia, la quale intanto continuava a trattenere gli operai, alcuni lavoratori, attivisti di sinistra e studenti formarono il “Gruppo di solidarietà con gli operai Jasic” (Jiashi gongren shengyuantuan 佳士工人声援团). Il 10 agosto questo gruppo inviò una lettera aperta alla procura distrettuale di Pingshan, chiedendo di aprire un’indagine sulle azioni illegali della polizia e di garantire il diritto dei lavoratori a parlare con gli avvocati.

Sempre più società di studio del marxismo (makesizhuyi xuehui 马克思主义学会) e gruppi di studenti di sinistra provenienti da università di tutto il Paese affluirono a Shenzhen, chiedendo il rilascio degli operai. Con manifestazioni di strada, comizi e canti dell’Internazionale, catturarono l’attenzione di numerosi media stranieri. L’11 agosto, Shen Mengyu, delegato operaio della NHK di Canton, fu portata via dalla polizia, ma gli altri studenti non si fecero minimamente impaurire e continuarono a manifestare nelle strade del distretto di Pingshan.

Il mattino del 24 agosto 2018, duecento agenti speciali antisommossa irruppero violentemente nella sede del Gruppo di solidarietà, arrestando tutti i presenti. La polizia intanto arrestava gli operai e oltre cinquanta studenti che simpatizzavano con loro, provenienti da vari atenei, fra cui quelli di Pechino, Nanchino e l’Università Renmin, che si trovavano nei pressi della zona industriale. La sera del 24, il sito dell’agenzia governativa Xinhua pubblicò un pezzo dal titolo “Retroscena degli incidenti ‘per i diritti’ degli operai dell’azienda Jasic di Shenzhen”, dove riferì la versione ufficiale dei fatti, dichiarando che la lotta degli operai Jasic per la conquista dei propri diritti costituiva un “disordine di massa” organizzato e istigato da forze esterne.

Alla fine di settembre, visto che la maggior parte degli studenti solidali facevano parte delle società di studio del marxismo all’interno delle università, la polizia cominciò a colpire queste società con ancor più durezza, nel tentativo di soffocare ciò che sarebbe potuto rimanere dell’embrione di movimento comunista costituito dall’“alleanza operai-studenti”.

All’inizio di ottobre 2018, per nulla intimiditi dalla minaccia della detenzione, gli studenti della società di studio del marxismo dell’Università di Pechino lanciarono delle iniziative “per la ricerca degli attivisti studenteschi scomparsi”, fra cui Yue Xin e Gu Jiayue, arrestate per aver sostenuto gli operai Jasic. Altre iniziative vennero messe in campo dalla società marxista per garantire la protezione del proprio gruppo, diffondendo volantini nelle aule, nei dormitori e nelle mense, e manifestando all’interno del campus.

Il 9 novembre, le autorità attuarono un nuovo giro di vite contro gli organizzatori del Gruppo di solidarietà. Oltre quindici persone tra attivisti delle società di studio del marxismo, simpatizzanti degli operai e operatori di centri di servizi sociali, nonché membri del sindacato, furono arrestate, una dopo l’altra. Questo attacco è stato un duro colpo per il movimento. Il governo cinese, contestualmente, diffuse le registrazioni, filmate qualche tempo prima, delle confessioni rilasciate da dieci attivisti studenteschi già agli arresti. Per spaventare gli studenti, gli uffici di pubblica sicurezza convocarono i membri delle società di studio del marxismo e imposero loro di guardare le registrazioni, li minacciarono e gli intimarono di cessare qualsiasi attività che avesse a che fare con gli operai. In dicembre si persero le tracce di più di dieci studenti marxisti all’interno dell’università.

Gli arresti sono proseguiti nel 2019. Cinque attivisti di ONG del lavoro nella Cina meridionale, tre giovani redattori operanti sui nuovi media, l’attivista di sinistra Chai Xiaoming, quattro fondatori di organizzazioni di lavoratori e di operaie e un fondatore del sito di sinistra New Bloom (Potu 破土) sono stati messi agli arresti domiciliari o detenuti dietro accuse come “incitazione di risse” o “sovversione del potere statale”. Diversi attivisti hanno subìto varie forme di molestie da parte delle autorità di pubblica sicurezza, come interrogatori durati ininterrottamente per ore o addirittura per un giorno intero, e gli sono state fatte pressioni affinché riconoscessero i propri crimini o si impegnassero a tagliare i contatti con i precedenti compagni. Il “terrore bianco” ha continuato a infuriare.

Nonostante l’esito della battaglia abbia del tragico, la rivendicazione degli operai Jasic per il sindacato mantiene comunque una profonda importanza di carattere storico. Essa indica che il risveglio politico degli operai cinesi è entrato in una nuova fase. Sconfitti nella battaglia per organizzare un sindacato sotto la Federazione nazionale dei sindacati, il prossimo passo degli operai Jasic li porterà presumibilmente sulla strada di un movimento sindacale maggiormente autonomo. Grazie all’alleanza con gli studenti, saldamente basata sulla tradizione marxista, e al progressivo risveglio della propria coscienza di classe, gli operai cinesi, nella loro lotta per il sindacato, sono riusciti ad andare oltre il sindacalismo (gonghuizhuyi工会主义; trade unionism) ristretto alla cornice del capitalismo; la speranza, ora, è che possano superare anche il successo della polacca Solidarność – il cui trionfo finì tragicamente per distruggere la lotta operaia stessa.2) Il modo in cui esaminiamo il passato influenza anche il nostro modo di vedere il futuro; l’ulteriore sviluppo del movimento ci impone una profonda analisi degli enormi mutamenti sociali avvenuti in Cina negli scorsi quarant’anni e del contestuale ripresentarsi delle contraddizioni di classe.

Ritorno alla politica di classe

Il processo di politicizzazione del movimento dei lavoratori durante la lotta alla Jasic ha riattivato e conferito nuova sostanza alla teoria marxista e al pensiero di Mao. Per la prima volta si è levata forte e chiara una voce per l’avvenire della rivoluzione comunista. All’interno del triplice ritorno di cui sopra, il ritorno alla politica di classe è il nodo più fondamentale delle lotte operaie nell’èra della riforma e apertura. Secondo gli attivisti di sinistra che operavano alla Jasic, compresi operai e studenti, tutta la storia dell’umanità è storia di lotta di classe. Pur costituendo la forma politica più importante della transizione socialista in Cina all’epoca di Mao, la politica di classe è stata abbandonata con la condanna, seguita alle riforme, della Rivoluzione culturale e della linea politica di Mao. La politica di riforma e apertura simboleggia l’ingresso della Cina nel capitalismo globale, con la trasformazione dei rapporti di produzione e di riproduzione e l’abbandono dei binari storici del socialismo. Dopo quarant’anni di riforme, la Cina è divenuta la “fabbrica del mondo”, con oltre 280 milioni di lavoratori migranti dalle campagne alle città, 90 milioni di operai licenziati dalle aziende statali e milioni di laureati universitari che ogni anno entrano a far parte della massa dei nuovi operai. Per “fabbrica del mondo” non si intende soltanto l’enorme capacità produttiva della Cina nell’ambito della produzione mondiale, ma anche la cristallizzazione del processo attraverso cui il capitalismo globale, mediante la riproduzione allargata, ha convogliato le vite sociali dei Paesi non capitalisti all’interno della globalizzazione.

Nel primo periodo delle riforme, il mercato prese il sopravvento e la Cina attirò capitale transnazionale da tutto il mondo, soprattutto da Hong Kong, Taiwan, Corea del Sud, Stati Uniti ed Europa occidentale. L’ingresso della Cina nell’economia globale del XXI secolo ha coinciso con la produzione e la riproduzione della nuova classe operaia. Le lotte della nuova classe operaia cinese, man mano che quest’ultima passerà da classe in sé a classe per sé, non si limiteranno a riplasmare i rapporti di classe in Cina, ma influenzeranno anche quelli esistenti su scala mondiale. Oggi, sotto lo slogan del “sogno cinese” di rinnovamento nazionale, la società cinese è sempre più capitalistica e autoritaria. La più recente forma espressiva del sogno cinese consiste nel tentativo di passare dal made in China al created in China; non si capisce come questo progetto capitalista possa considerarsi innovativo, dal momento che continua a fondarsi sull’accumulazione del capitale e sullo sfruttamento operaio. La contraddizione intrinseca della rivoluzione cinese, un tempo animata dallo scopo di mettere fine all’imperialismo e al capitalismo, sta proprio nel suo essere incastonata nel contesto di queste riforme.

Dal “made in China” al “created in China”

Il conseguimento dell’obiettivo di entrare nel WTO, nel 2001, significò per la Cina riuscire finalmente ad allacciarsi al capitalismo globale. In seguito a ciò, accompagnata da riforme di natura strutturale, la mercificazione della società cinese si è visibilmente intensificata, investendo la terra, le risorse naturali, la manodopera e i servizi pubblici. È del tutto evidente che ogni singolo passo delle riforme nella transizione dall’economia pianificata all’economia di mercato è stato il frutto dell’intervento dello Stato – e della sua mano visibile. Lo Stato ha coscienziosamente attirato gli investimenti stranieri, aperto le Zone economiche speciali e le città industriali, fornito supporto tecnico e infrastrutture di alta qualità e garantito una manodopera qualificata di immani proporzioni, a basso costo e ben formata. Al fine di espandere il mercato interno e internazionale così da assorbire le contraddizioni interne dell’accumulazione capitalistica, i dirigenti autoritari della nuova generazione, sotto la spinta del “sogno cinese”, stanno energicamente sostenendo le aziende statali, ne promuovono il rafforzamento e l’estensione e le spronano ad andare all’estero.

La volatilità intrinseca del capitalismo globale incoraggia inoltre il costante approfondimento delle riforme cinesi. Lo sviluppo economico promosso nel nome dell’innovazione tecnologica è l’unica scelta a disposizione. Nel 2015 il Consiglio di Stato cinese ha pubblicato il piano Made in China 2025, fra i cui obiettivi, tratteggiati da Li Keqiang, si trovano: “promozione dello sviluppo guidato dall’innovazione; conversione all’intelligenza artificiale, rafforzamento delle fondamenta economiche e tecnologiche; sviluppo green; accelerazione della transizione da grande Paese manifatturiero a potenza nel settore”. L’innovazione economica e tecnologica cinese ha chiaramente come bersaglio gli Stati Uniti, competere con essi e contendere loro la posizione egemonica che hanno mantenuto nell’ordine mondiale dalla fine della guerra fredda.

L’inesorabile aggravarsi della guerra commerciale fra Cina e Stati Uniti non può essere risolta dalle trattative fra i massimi dirigenti dei due Paesi. Per via della logica dell’accumulazione capitalistica e della gara per il controllo delle risorse e dei mercati mondiali, la guerra commerciale è un anello imprescindibile della competizione e della crisi capitalistiche globali. Ciononostante, tutto quello che ci viene mostrato dai mass media è il conflitto commerciale fra due Stati; peggio ancora, i media mainstream danno l’idea che i lavoratori cinesi e i lavoratori americani siano su posizioni opposte, ignorando completamente l’impatto avuto dallo sviluppo del capitalismo globale sulla classe operaia di ambo i Paesi.

La guerra commerciale fra Cina e USA intensifica il conflitto capitale-lavoro

La guerra commerciale fra Cina e Stati Uniti ha ulteriormente esacerbato lo scontro fra capitale e lavoro. Nel preludio di questa “provocazione totale”, gli Stati Uniti avevano già imposto due tornate di sanzioni contro la Cina, andando a colpire soprattutto i settori della chimica inorganica, dell’elettromeccanica e dell’optoelettronica, del trasporto ferroviario, della gommatura per l’aeronautica, eccetera – in un evidente contrattacco americano contro l’industria ad alta tecnologia, centrale per Made in China 2025. Inoltre, tutti i prodotti sui quali la Cina detiene un surplus commerciale sugli USA saranno soggetti a sanzioni simili; fra questi, minerali grezzi, beni d’uso quotidiano, plastica e vetro. Non appena gli Stati Uniti cominceranno a imporre nuove sanzioni, la manifattura cinese, ad alta così come a bassa tecnologia, ne verrà danneggiata. Man mano che l’innovazione investirà tutti i vari settori dell’economia, si allargherà via via anche il campo dell’industria che subirà le conseguenze delle sanzioni, dai beni essenziali di uso quotidiano all’industria leggera, fino alla manifattura meccanica. Per quanto riguarda la Cina, la guerra commerciale andrà a influenzare principalmente due ambiti. Anzitutto, le sanzioni contro l’industria manifatturiera cinese accelereranno la fuga del capitale straniero dalla regione sud-orientale del Paese, comprimendo ulteriormente i salari degli operai cinesi e le loro stesse possibilità di lavoro. In secondo luogo, l’abolizione delle tariffe doganali sui prodotti agricoli americani importati in Cina avranno delle conseguenze sulle condizioni di vita dei contadini cinesi, costringendoli in numero ancora maggiore a migrare nelle città in cerca di lavoro. La guerra commerciale, mettendo gli interessi della classe operaia cinese contro quella dei contadini cinesi, ha aperto una trappola. Se l’amministrazione Trump imporrà ulteriori tariffe altrettanto dure contro l’importazione dei beni industriali dalla Cina, saranno gli operai cinesi a subirne le conseguenze. L’ironia, però, sta nel fatto che se anche il governo USA dovesse scendere a compromessi, il governo cinese aprirebbe conseguentemente il proprio mercato ai prodotti agricoli americani in misura maggiore, causando comunque delle perdite ai profitti dei contadini cinesi. Impaludata in questo circolo vizioso, la guerra commerciale continua a colpire la nuova classe operaia cinese, che per altro è costituita per la maggior parte dai contadini. La lotta della Jasic è precisamente il prodotto di queste contraddizioni.

La radicalizzazione della nuova classe operaia cinese

La crisi dell’industria manifatturiera cinese ha duramente colpito la classe operaia, influenzando in via diretta le lotte dei lavoratori di oggi e di domani. Secondo statistiche presenti in rete, queste lotte hanno visto un aumento vertiginoso dal 2010, scoppiando principalmente nel Delta del Fiume delle Perle. Le diseguaglianze crescenti hanno portato gli operai cinesi a prendere coscienza di trovarsi davanti a una struttura di potere dove si intrecciano diversi gruppi di interesse – per esempio, le competizioni fra Stati, il suprematismo del PIL (GDP zhishangzhuyi GDP 至上主义), le trame del capitale e dei governi – e a rendersi conto del fatto che nessun individuo in posizioni di potere si interessa di loro, a meno che non siano gli operai stessi a organizzarsi, a costruire sindacati che gli appartengano veramente, a difendere i propri diritti legali e a far sentire la propria voce. Vista da questa angolazione, la lotta degli operai Jasic per il sindacato non appare affatto come l’attività isolata e improvvisa di una minoranza di operai radicalizzati, ma come conseguenza diretta dell’insoddisfazione covata da tempo verso l’impossibilità di avere un’organizzazione veramente rappresentativa degli operai cinesi. I lavoratori sono arrivati gradualmente a comprendere che le rivendicazioni sul piano economico – come l’aumento dei salari, i giusti risarcimenti, un collocamento adeguato, lo stato sociale e la previdenza abitativa – sono sì importanti, ma senza un’organizzazione unitaria di classe che gli appartenga veramente, ogni successo ottenuto in queste battaglie verrà prima o poi vanificato.

Insomma, la nuova generazione della classe operaia cinese sta attraversando un ancor più profondo processo di proletarizzazione. Ciò significa che sulle linee produttive, nelle fabbriche, nei dormitori operai, in tutti i luoghi dove si dispiegano le complicazioni e le contraddizioni della vita dei lavoratori, sta tornando la politica di classe. Nella quotidianità, negli spazi di vita e di lavoro, i nuovi strati operai stanno lottando duramente, ricorrendo a ogni genere di iniziative, per formarsi come classe (zhengqu jieji xingcheng 争取阶级形成; class formation). Le attività collettive messe in pratica dagli operai migranti (nongmingong 农民工) sono una chiara dimostrazione del fatto che la rivendicazione del sindacato è stata stimolata dallo scontro fra capitale e lavoro. Fra gli esempi concreti di ciò possiamo citare gli scioperi del 2010 alla Honda (Canton), gli scioperi alla Ohm e gli scioperi del 2014 alla Yue Yuen. Gli operai di nuova generazione continuano ad avanzare legittime e legali rivendicazioni democratiche e a far sentire la propria voce a favore di un’organizzazione che ne rappresenti gli interessi.

Crescendo, queste lotte e questi sforzi hanno parallelamente subìto duri attacchi da parte del governo cinese, ma la repressione statale non ha ottenuto altro che una sospensione temporanea delle mobilitazioni collettive. Gli arresti inflitti a studenti e operai non hanno affatto cancellato le contraddizioni di classe, anzi, hanno solo reso la strategia e l’orientamento della lotta sempre più chiari e stabili. Attraverso il movimento della Jasic abbiamo appurato che la repressione statale non è stata capace di atterrire e respingere i gruppi studenteschi di solidarietà; al contrario, ha convinto ancor più gruppi studenteschi di sinistra – la maggior parte dei quali appartiene alla rete delle società di studio del marxismo all’interno delle università – a scendere risolutamente in campo a fianco degli operai.

Ritorno al comunismo marxista

Le gravi disparità di classe sorte in Cina dall’epoca post-Mao hanno messo a dura prova l’ideologia egemonica del “socialismo con caratteristiche cinesi”. Ciò che va sotto il nome di “socialismo con caratteristiche cinesi” è un ibrido di ideologia ufficiale socialista e realtà concreta di stampo capitalista. L’ipocrisia ideologica di questo ibrido, messa a confronto con la realtà, l’ha resa del tutto ingiustificabile. L’abisso esistente fra la dottrina propagandata e la realtà concreta ha indotto la riflessione critica degli attivisti studenteschi: che cosa, in fin dei conti, ha favorito la sopravvivenza delle diseguaglianze di classe all’interno del sistema vigente? Cosa comporta un avvenire autenticamente comunista?

Ora, per capire cosa sia il comunismo marxista, occorre fare una deviazione e considerare la questione a partire da una duplice critica: in primo luogo, bisogna affrontare criticamente l’ideologia della riforma e apertura di Deng Xiaoping, basata sulla negazione del comunismo di Mao; in secondo luogo, è necessario sottoporre a critica le diseguaglianze di classe attualmente esistenti e il socialismo con caratteristiche cinesi, per tornare all’autentico comunismo invocato dagli studenti dei gruppi marxisti.

Con la polarizzazione sempre più marcata della società, l’ideologia del “socialismo con caratteristiche cinesi” non poteva non entrare in crisi. Educati al marxismo, soprattutto ai testi classici di Marx, gli studenti mettono in discussione gli attuali rapporti di produzione, ma anche la distanza fra l’ideologia ufficiale e la realtà sociale segnata dallo sfruttamento operaio. Nel 2009, sostenuti dagli attivisti studenteschi, gli operai edili tennero una manifestazione davanti alla Federazione dei sindacati di Pechino, rivendicando la formazione di un sindacato. Più di recente, intellettuali e studenti di sinistra hanno partecipato e appoggiato le nuove battaglie operaie, soprattutto in periodi dove lo sfruttamento si è fatto particolarmente feroce, come nei vari casi di suicidio di operai Foxconn. Molti studenti, partecipando alle inchieste condotte sulle condizioni di lavoro all’interno della Foxconn, hanno maturato profondi sentimenti di classe e hanno compreso l’importanza delle organizzazioni operaie. La solidarietà con gli operai Apple e Foxconn si esprimeva soprattutto attraverso due rivendicazioni: permettere agli operai di autocostituirsi in sindacato e opporsi all’impiego degli studenti come stagisti.3) Infine, nell’estate del 2018, gli universitari si unirono attivamente agli operai contro la violenta repressione poliziesca al tentativo di formare il sindacato. La lotta alla Jasic è stata quindi la continuazione della lotta unitaria portata avanti dall’alleanza operai-studenti.

Gli studenti dei gruppi marxisti di Nanchino e di Pechino cominciarono a sostenere attivamente gli operai Jasic già quando le cose si erano appena messe in movimento, coordinandosi con le altre forze di sinistra – come gli intellettuali, gli attivisti sui social media e gli ex operai delle aziende statali –, chiedendogli di esprimere la propria solidarietà recandosi a Shenzhen, oppure da dove si trovassero. Sono state queste attività di coordinamento ad attirare le ripetute repressioni del governo contro gli studenti. Il primo maggio, mentre si stavano recando a fare pratica di lavoro in fabbrica, Qiu Zhanxuan, già presidente della società di studio del marxismo dell’Università di Pechino, e altri membri della stessa società, furono arrestati dalla polizia. Dopo che si furono perse le sue tracce, gli altri studenti pubblicarono la sua “confessione” (zibaishu 自白书). In questo scritto, Qiu Zhanxuan spiegava come era diventato di sinistra e come aveva sviluppato una coscienza di classe e una prospettiva politica:

Per un lungo periodo di tempo dopo il mio ingresso all’università ero convinto che fosse tutto un problema di differenze di classe. La famiglia di mio zio era poverissima e lui doveva spesso andare a lavorare al mattino, quindi non poteva certo permettersi di fare come mio padre e stare a giocare fino alle due o tre di notte, né di perdere mille kuai in una sola sera senza battere ciglio.

Allora nacque in me una specie di umanesimo rudimentale… poi, dopo aver conosciuto la fabbrica, i ritmi della catena di montaggio, una vita in cui l’oggi non consente di vedere il domani, ho fatto esperienza diretta di cosa vogliono dire oppressione istituzionalizzata e diseguaglianza strutturale!

… gli operai si stremano per dodici ore al giorno, devono pagare l’affitto e la scuola dei figli, e devono pure stare attentissimi per non avere l’ardire di ammalarsi; intanto il capo se ne sta stravaccato sulla sua poltrona di pelle, nel suo ufficio tutto bello decorato. Macchine e capitale iniziale sono tutto ciò che gli occorre per sentirsi in diritto di far lavorare gli operai come bestie. Avevo davanti agli occhi la realtà dell’antagonismo fra le due classi principali.

Si evince quindi che studenti come Qiu Zhanxuan hanno tratto la propria consapevolezza delle disparità di classe nella società cinese non soltanto dalle opere di Marx, ma anche dalle proprie esperienze di vita. E proprio l’esperienza del lavoro di fabbrica li ha portati a intraprendere questa enorme trasformazione, dandogli il coraggio di battersi contro il sistema cinese e le sue diseguaglianze. È questa determinazione a permettergli di continuare a sfidare l’autorità della polizia anche dopo essere stati arrestati per avere portato la propria solidarietà alla lotta della Jasic.

Già prima dei fatti del primo maggio, Qiu Zhanxuan era stato detenuto e maltrattato dalla polizia per cinque giorni. Pur sapendo che denunciare gli abusi che aveva subìto gli avrebbe attirato una nuova punizione, decise comunque di registrare, prima di partire per la fabbrica, dei filmati nei quali esponeva i crimini commessi dalla polizia. Dopo la sua scomparsa, gli altri studenti li pubblicarono tutti:

Il primo giorno hanno stampato gli articoli del codice penale sulla sovversione e sull’istigazione alla sovversione, me li hanno fatti leggere ad alta voce e mi hanno detto: ecco i tuoi crimini.
Il secondo giorno, quando mi ero appena avvicinato alla stanza, qualcuno mi ha dato cinque schiaffi in faccia. Mi usciva sangue dal naso e ho macchiato il pavimento. Un poliziotto in carne mi ha guardato in modo ripugnante e mi ha detto cose come: sai che ‘mi piaci’ proprio, voglio conoscerti meglio. Così, per farmi pressione.
Il terzo giorno mi hanno messo delle casse accanto alle orecchie e mi hanno costretto ad ascoltare per tre ore il rapporto all’apertura del XIX Congresso. Poi mi hanno chiesto cosa pensassi del reato di istigazione alla sovversione.
Il quarto giorno, un poliziotto mi ha spogliato completamente e mi ha fatto piegare il busto sulla scrivania, poi mi ha fatto allargare l’ano per potersi accertare che ‘non ci avessi nascosto dei registratori’.
Il quinto giorno ho potuto vedere per la prima volta un docente supervisore dei tirocinanti, che si è sgolato per convincermi a desistere.
… più si aggrava la persecuzione, più pesanti si fanno i loro attacchi, più si accumulano anche la mia rabbia e il mio odio… ma la verità del marxismo-leninismo-maoismo non sta dalla loro parte. Nemmeno le larghe masse popolari oppresse e sfruttate a milioni stanno dalla loro parte. È proprio a causa della sua coscienza sporca e del terrore che l’attanaglia che la borghesia burocratica non può fare a meno di affidarsi alla repressione per mezzi violenti.
Verrà finalmente il giorno che la teoria troverà integrazione con la pratica e il socialismo con il movimento operaio, formando un poderoso torrente forte come l’acciaio, che travolgerà completamente la macchina statale corrotta, antiquata e antipopolare! Gli autentici combattenti proletari devono creare un’audace avanguardia e temprarsi fino a diventare la lama acuminata conficcata nel cuore del nemico!
Su, lottiam! L’ideale nostro alfine sarà, l’Internazionale futura umanità!”

Se l’appoggio degli studenti alla lotta degli operai Jasic ha attirato loro la repressione dell’apparato statale, quest’ultima ha tuttavia consolidato la loro fede nel comunismo marxista. Un’altra attivista studentesca dell’Università di Pechino, Shen Yuxuan, nelle sue “confessioni” del 3 maggio 2019, dal titolo “Diventiamo saldi come ferro, non temiamo le sbarre e le manette”, così si esprimeva:

Essere membro della società di studio del marxismo è il mio peccato originale all’Università di Pechino. Come se ciò non bastasse, ho perfino osato sostenere i diritti degli operai affetti da pneumoconiosi, solidarizzare con la lotta degli operai Jasic per il sindacato, dichiararmi per il ritorno della “Gongyou zhi jia” a parlare con i lavoratori del campus, e ho addirittura pubblicato un articolo dove attaccavo l’ateneo per l’aver costretto certi compagni a sospendere gli studi. Un crimine dopo l’altro, non c’è che dire! …
Studenti, lavoratori! La nostra vita non dovrebbe essere così. Sfruttamento e oppressione non sono sempre esistiti, né esisteranno per sempre. Il marxismo è la nostra unica via d’uscita, teniamoci per mano, creiamo la nuova vita!

I netti squilibri di classe e gli altri problemi esperiti dagli studenti durante i periodi di lavoro in fabbrica nelle ferie estive e il progressivo aumento della coscienza di classe fra gli operai cinesi hanno favorito il ritorno del comunismo marxista. Mentre i loro coetanei middle-class fanno il giro del mondo e si riempiono di beni di lusso con i risparmi dei genitori, in tutt’altro settore, gli studenti provenienti da famiglie operaie o con ideali particolarmente nobili si arrovellano fra un lavoretto e l’altro per pagarsi le spese quotidiane, oppure stanno scoprendo la vita miserabile della classe operaia, o ancora entrambe le cose. Tutto ciò ha prodotto un profondissimo senso di contraddizione storica negli studenti che credono nel marxismo e mettono in discussione l’ideologia ufficiale. La macchina statale è schierata con il capitale e ha fatto del mantenimento della stabilità la propria missione, ma la violenza dell’apparato repressivo ha reso i suoi stessi destinatari ancora più assetati di autentico comunismo.

Ritorno alla linea di massa di Mao

“Lottare, fallire, lottare ancora, fallire ancora, lottare ancora – fino alla vittoria; questa è la logica del popolo e anch’esso non andrà mai contro questa logica” (Mao Zedong, Abbandonate le illusioni, preparatevi alla lotta)

La teoria di lotta di Mao ha risuonato negli sforzi degli studenti di accendere un’immaginazione rivoluzionaria orientata alla creazione di un movimento comunista. Secondo i maoisti, la borghesia è divenuta il soggetto storico della società odierna, detiene il potere all’interno del partito e si è costituita a sua volta in un “partito di classe”. I partiti di classe sono insieme prodotto e conseguenza della lotta di classe; per questo, Mao non si stancò mai di spiegare il problema a partire dal concetto della “continuazione della rivoluzione”. La linea di massa di Mao si trova però su un piano diametralmente opposto rispetto a certe idee della sinistra europea come “l’autonomia” o la “politica oltre i partiti”.

Contrariamente alla nuova sinistra occidentale, io ritengo che il comunismo – l’ideale al centro di una politica di sinistra – non possa assolutamente essere recuperato nella forma metafisica della prospettiva del primo mondo, ma debba necessariamente sorgere dalla prospettiva di classe del terzo mondo, terra di angeli e demoni, e risorgere nel corso dello sviluppo dialettico dei movimenti nel terzo mondo.La lotta alla Jasic dimostra che la sinistra cinese ha puntato i veri nemici, anziché ridurre semplicisticamente la “sconfitta del comunismo” al modello organizzativo o alla stessa forma-partito. La loro organizzazione è stata strettissima: hanno prima attaccato il capitale, cioè lo strato manageriale della fabbrica, poi la polizia locale e la macchina statale locale, e questo ha portato all’ondata di arresti e detenzioni. Gli attivisti cinesi si sono continuamente posti domande fondamentali: cos’è una rivoluzione comunista? Chi è il nemico? Quali sono gli obiettivi? Con quali metodi è possibile raggiungere gli obiettivi della rivoluzione? Per rispondere a queste domande hanno attinto da due scritti di Mao: La grande unione delle masse popolari, del 1919, e l’Analisi delle classi nella società cinese, del 1926.

Quali sono i nostri nemici e quali i nostri amici? – si domandava Mao nel 1926 –  La questione è di primaria importanza per la rivoluzione. Se nel passato tutte le lotte rivoluzionarie in Cina hanno avuto scarso successo, ciò si deve soprattutto all’incapacità dei rivoluzionari di unire intorno a sé i veri amici per attaccare i veri nemici.4)

L’obiettivo concreto della rivoluzione consiste nella distruzione del diritto di proprietà borghese. Su questa base può essere edificata la società comunista e possono inverarsi la libertà, le attività e l’indipendenza dell’intera umanità. Di conseguenza, il partito e la forma-partito sorgono necessariamente nel corso della storia di questo conflitto, come conseguenza della lotta di classe.

Cos’è la linea di massa? Nel 1919, a Movimento del Quattro maggio appena concluso, Mao scrisse La grande unione delle masse popolari, dove sosteneva:

Chi sono le masse popolari?
Noi siamo contadini, perciò vogliamo unirci a tutti coloro che coltivano la terra…
Noi siamo operai, perciò vogliamo unirci a tutti coloro che svolgono il nostro stesso lavoro…
Noi siamo studenti. … Siamo già nel XX secolo…
Noi siamo donne. Anneghiamo più di tutti in un oceano di sofferenza! …
Vogliamo formare un’unione di noi donne!

Questo scritto forma la base della linea di massa a cui il Partito comunista cinese si è appoggiato per dare progressivamente forma alla propria politica di massa: “Tutto per le masse; appoggiarsi alle masse in ogni attività; venire dalle masse, andare alle masse”. La linea di massa non trova eguali negli altri partiti: essa non è solo uno slogan politico, ma anche l’accurata definizione di una politica rivoluzionaria organica.

Il Partito comunista cinese nacque dopo la fine del Movimento del Quattro maggio nel 1919, come avanguardia della classe operaia e guida delle masse verso la rivoluzione comunista. Prima della guerra contro il Giappone e poi contro il Kuomintang, il Partito comunista cinese disponeva di forme organizzative piuttosto vivaci e dalle molteplici sfaccettature: unioni studentesche, scuole serali, squadre che andavano a stabilirsi nelle fabbriche, sindacati, leghe contadine e unioni femminili erano fra le più comuni. Gli intellettuali e gli studenti progressisti, per esempio, fondarono società di studio del marxismo all’interno delle università. Studenti dell’Università di Pechino, fra cui Deng Zhongxia, aprirono una scuola serale per i ferrovieri della fabbrica n. 27, nella periferia della città. Deng Zhongxia ed altri capi operai dettero inoltre vita a un sindacato per organizzare le lotte dei lavoratori, a simboleggiare anche la nascita, in Cina, del movimento operaio con la partecipazione dei gruppi marxisti. Analogamente, Mao si recò alle famose miniere di carbone di Anyuan, dove gli operai fremevano per l’organizzazione di un movimento di lotta. Dalla pratica degli studenti di sinistra di andare nelle fabbriche per organizzare gli operai scaturì una fondamentale massima della tradizione rivoluzionaria: “mangiare con gli operai, vivere con gli operai, lavorare con gli operai”. L’autotrasformazione di sé in operai costituì la “politica del corpo” dell’alleanza operai-studenti avente per obiettivo il cambiamento della società.

Il 26 dicembre 2018 alcuni delegati del Gruppo di solidarietà con gli operai Jasic si recarono a Shaoshan in occasione dell’anniversario della nascita di Mao. Tutti gli studenti presenti alla commemorazione sono stati poi arrestati o espulsi. Il metodo rivoluzionario di Mao non comprendeva solo la linea del partito di tipo leninista, ma anche la linea di massa. Il Gruppo di solidarietà ha prestato a questo punto la massima considerazione e infatti aveva invitato gli studenti, gli operai, i contadini, i netizen di sinistra, i quadri in pensione, i giornalisti, gli artisti e tutti gli altri attivisti a sostenere la lotta della Jasic. Per molti degli studenti che hanno partecipato a quella battaglia, la rivoluzione cinese del 1949 non è stata la vittoria finale della rivoluzione comunista; al contrario, il 1949 ha significato l’apertura di un nuovo capitolo in cui continuare la rivoluzione secondo le condizioni della nuova epoca. Fondamentalmente, la rivoluzione cinese del 1949 è una rivoluzione incompiuta. Essa è stata un prodotto del “socialismo in un solo Paese”, in un nuovo ordine mondiale che la vedeva accerchiata da potenti Stati capitalisti. Il Partito comunista cinese ha unificato il Paese e cacciato le forze dell’imperialismo, ma non è stato in grado di attuare una vera transizione al comunismo, il che comporta, nella fase finale della società comunista, la “auto-estinzione” del sistema partito-Stato.

Stuart R. Schram, studioso del pensiero di Mao, sottolinea che la teoria dialettica rivoluzionaria maturata da quest’ultimo considerava l’umanità, la società e l’universo nel loro inarrestabile e incessante mutamento; ciò, pur rompendo con la tradizione di pensiero sovietica, formava il fulcro del maoismo.5) Con l’aprirsi della rivoluzione socialista, Mao operò una distinzione delle forze ostili fra quelle rispetto alle quali esistevano “contraddizioni di classe” e quelle per cui valevano invece le “contraddizioni in seno al popolo”. La linea di massa e la lotta di classe furono sempre strettamente legate alla costruzione del socialismo, di cui formavano un elemento costitutivo essenziale. La continuazione della rivoluzione sostenuta da Mao non aveva meramente lo scopo di neutralizzare i nemici interni: essa chiedeva anche di portare la rivoluzione a un livello ancor più profondo, risolvendo le contraddizioni in seno al popolo e fra l’uomo e la natura.

Se la rivoluzione cinese non fosse stata completata e senza una sua continuazione che la portasse sino alla fine, le forze della borghesia avrebbero trovato il modo di risorgere. In Cina, specie oggi, l’opposizione fra borghesia e classe operaia si ripresenta con la stessa forma assunta storicamente dalla contraddizione fra burocrazia e masse. In verità, comunque, tutti questi scontri non sono altro che contraddizioni di classe. La lotta alla Jasic si è sviluppata in tale contesto storico, e questo spiega anche perché gli studenti di sinistra si autodefinivano “bravi allievi del presidente Mao” (Mao zhuxi de hao xuesheng 毛主席的好学生). Nel corso della lotta, gli attivisti hanno messo attentamente in pratica una forma organizzativa fondata sulla linea di massa: sono entrati nelle fabbriche e hanno studiato e vissuto con gli operai; hanno mantenuto buoni rapporti con gli operai, aperto centri operai, lavorato nelle zone industriali, preparato workshop sui diritti legali e attività di empowerment culturale. Allo stesso tempo, hanno fondato le società di studio del marxismo nelle università e reclutato nuovi studenti, che hanno poi mandato a loro volta nelle zone industriali, dove sono entrati in fabbrica per lavorare o si sono legati alle attività degli operai. La loro fede nel comunismo marxista e il loro ricorso a un’analisi di classe hanno strutturato e sostenuto la loro organizzazione su molteplici piani diversi (multi-site organizing).

Nel suo messaggio di capodanno 2019, il Gruppo di solidarietà con gli operai Jasic ha scritto:

In primo luogo, i giovani operai emersi nel corso della lotta alla Jasic hanno profondamente compreso la situazione della classe operaia, il suo collocamento nello strato più basso della società e l’oppressione che subisce, e hanno anche profondamente compreso la vera via d’uscita che si prospetta per questa classe: la lotta unitaria. …

In secondo luogo, la lotta alla Jasic è stata una grande unione (da lianhe 大联合)6) delle forze della sinistra, una grande unione delle forze sociali giuste. Nuovi operai, studenti di sinistra, vecchi operai, compagni anziani, persone impegnate in attività di interesse pubblico e di difesa dei diritti dei lavoratori, chiunque sia dalla parte dei diritti degli operai nei fatti e non solo a parole, si sono uniti nel corso di questa lotta. … È la prima volta da decenni che si vede un’unione di così vaste dimensioni.

In terzo luogo, la lotta alla Jasic ha portato alla nascita di un’organizzazione sul modello del Gruppo di solidarietà, un successo concreto dell’unione di sinistra. Il Gruppo di solidarietà ha fatto proprio il principio secondo cui “dove c’è oppressione, c’è solidarietà”…

Nell’anno a venire, il Gruppo di solidarietà con gli operai Jasic si batterà fino in fondo al fianco di tutte le altre masse oppresse!

Benché questa organizzazione spontanea sia stata repressa e annientata, non si può certo dire che sia morta di morte naturale. Promuovere scuole serali imitando i primi comunisti o sostenere le lotte per la difesa dei diritti degli operai aprendo centri per i lavoratori o ONG del lavoro sono vie ormai impraticabili; se persino il tentativo degli operai Jasic di costituire un sindacato sotto la direzione della Federazione nazionale dei sindacati è stato sconfitto a sua volta, è venuta meno anche la tattica di condurre lotte legali attraverso il sistema sindacale del partito-Stato. Nonostante la stragrande maggioranza degli studenti sia stata colpita dalla repressione, il principio di mangiare, vivere e lavorare insieme agli operai si è ben radicato nell’attivismo studentesco. Finché persiste lo scontro di classe, la forma organizzativa basata sulla linea di massa di Mao non potrà che rifare la sua comparsa.

Conclusioni

Oggi l’ideale del comunismo sembra essersi vaporizzato, ma la lotta per la sua realizzazione non è certo scomparsa: è anzi la fonte storica della lotta alla Jasic, e la rivendicazione del sindacato ne è la forma espressiva. Gli operai e gli attivisti studenteschi hanno sfidato l’ideologia ufficiale e la macchina statale. Benché ciò abbia portato al loro arresto, l’aspetto più importante è che ha preso forma un’unione degli operai con gli studenti di sinistra. Il tetro futuro che si prospetta per la Cina dopo il rapido sviluppo economico, il monopolio del capitale e una sempre più squilibrata distribuzione della ricchezza hanno fatto sì che, nel parlare comune, la giovane generazione di cinesi venisse chiamata “la generazione presa a pugni” (bei aida de yidai 被挨打的一代). Malgrado ciò, nel corso della lotta alla Jasic, è emersa una schiera di giovani avanzati disposti a entrare attivamente nel movimento operaio. I membri del Gruppo di solidarietà erano tutti studenti nati dopo il 1990, carichi di ideali di sinistra e decisi a rinunciare a tutti i privilegi portati dalla propria istruzione elitaria, che hanno deciso di entrare nelle fabbriche e diventare operai alla catena di montaggio. Hanno sacrificato le ferie estive per recarsi nelle zone industriali e portare il proprio sostegno al movimento operaio. Dalle loro iniziative è stato rinnovato l’appello a realizzare l’unità di operai e studenti, nella tradizione dei movimenti radicali di sinistra diretti dal Partito comunista cinese delle origini.

La lotta alla Jasic ha aperto un nuovo capitolo storico per il movimento operaio. Il suo significato sta nell’avere consentito alla politica di sinistra di rimettersi in moto e ai rivoluzionari di continuare a battere strade inesplorate da un nuovo punto di partenza. Il ritorno alla politica di classe, al comunismo e alla linea di massa di Mao forniscono le basi necessarie al movimento operaio e studentesco cinese di sinistra. La nuova vitalità della linea di massa di Mao e della politica di classe ha superato la cornice della società civile e delle ONG del lavoro ed ha rimodellato un futuro di lotte operaie per superare il capitalismo e passare al vero comunismo.

Pun Ngai, 25 agosto 2020

Traduzione e note a cura di F.P per Sinosfere*

**Sinosfere è una rivista che si occupa di cultura cinese, intesa come l’universo molteplice e mutevole delle rappresentazioni che, viaggiando storicamente nel tempo e nello spazio, hanno variamente influenzato i particolari modi di vedere, di parlare e di sentire che informano la vita delle società cinese odierne. Creata da un gruppo di studi di storia e cultura cinese, Sinosfere vuole essere – come meglio si chiarisce in altro luogo – una piattaforma volta a esplorare e una discussione sulle dinamiche socio-culturali cinesi indagando su una logica peculiare che il governano.