Alla caduta della dinastia Qing, seguì il periodo repubblicano. Il 10 ottobre 1911, a Wuchang (武昌) scoppiò una rivolta a guida militare che portò alla nascita della Repubblica di Cina (中华民国zhōnghuámínguó) nel 1912. Sun Yat-sen (孙逸仙) ne fu il primo presidente provvisorio e fu seguito da Yuan Shikai (袁世凯) che poi tentò di instaurare un impero nel 1913, ma la sua morte nel 1916 lasciò un vuoto politico che si protrasse fino al 1928. Questa fase è chiamata Periodo dei Signori della Guerra (民国军阀mínguójūnfá 1916-1928) e fu caratterizzata da divisione politica e territoriale. Gli anni venti furono ricchi di eventi, nel 1921 fu fondato il Partito Comunista Cinese (PCC中国共产党 zhōngguógòngchǎndǎng) che insieme al Guomindang (国民党guómíndǎng), il partito allora in carica, compì la Spedizione nel Nord (国民革命军北伐guómíngémìngjūnběifá) riunificando la Cina nel 1928. Tuttavia, i due partiti avevano rotto la loro alleanza già nel 1927 e il Guomindang iniziò a perseguitare e a far guerra al PCC. Nel 1931 il Giappone invase la Manciuria ma, anziché curarsi dell’avanzata giapponese, il Guomindang decise di continuare la guerra ai comunisti che nel 1934 iniziarono la ritirata nota come Lunga Marcia (長征chángzhēng), guidati da Mao Zedong(毛泽东). Nel 1936, la Cina settentrionale fu invasa dai giapponesi e iniziò la Seconda Guerra Sino-Giapponese (中国抗日战争zhōngguókàngrìzhànzhēng 1937-1945), che costrinse i due partiti a stipulare una tregua. Dopo aver cercato di resistere ai giapponesi, il Guomindang dovette ritirarsi a Chongqing (重庆), il PCC, invece, continuò a combatterli dalla propria base di Yan’an (延安) e la guerra si concluse nel 1945 con la sconfitta del Giappone. Dal ‘45 al ‘49 PCC e Guomindang combatterono una guerra civile da cui uscì vincitore il primo e fu fondata la Repubblica Popolare cinese (RPC中华人民共和国zhōnghuárénmíngònghéguó) (Roberts, 2007).

In epoca repubblicana sulla scia delle cantine Changyu, furono aperte altre aziende vinicole, alcune per i iniziativa cinese, altre per iniziativa straniera:

  • Nel 1910 i cattolici francesi avviarono una cantina per produrre il vino utilizzato durante le funzioni religiose e successivamente richiesto anche dalle ambasciate, disponendo la propria cella per conservare i vini in un ex cimitero sotterraneo. Fu assunto un enologo francese, si realizzava vino rosso e bianco alla maniera francese e la produzione annuale ammontava a circa 6 tonnellate. Nel 1946, la cantina divenne un’azienda, fu chiamata Shangyi Cave de Pékin (北京上义洋酒厂Běijīngshàngyìyángjiǔchǎng) e iniziò a commerciare vino. Più tardi con l’istaurazione della RPC fu nazionalizzata cambiando nome in Beijing winery (北京葡萄酒厂Běijīngpútáojiǔchǎng) e fu collocata alle pendici dei monti Yuquan (玉泉山), dove si trova tutt’ora. L’azienda è tutt’oggi attiva ed è una delle più importanti nel suo settore;
  • Nel 1912, i tedeschi fondarono una cantina a Qingdao (青岛), portando in Cina le tecniche di fermentazione tedesche. Nel 1930, l’azienda tedesca Melcher &co investì su questa produzione e l’azienda che ne risultò fu chiamata Meikou (美口酒厂měikǒujiǔchǎng). Nel 1947, fu acquisita dal Guomindang e unita alla Birreria Qingdao (青岛啤酒厂Qīngdǎopíjiǔchǎng). Dopo il ’49 passò sotto il controllo del governo comunista e nel 1959 cambiò nome in Qingdao Winery (青岛葡萄酒厂Qīngdǎopútáojiǔchǎng). L’azienda raggiunse il suo apice di produzione negli anni ’80 per poi chiudere nel 1996. Nel 2005 l’azienda è stata rilanciata ed è tutt’ora attiva;
  • Tra il 1936 e il 1937, un capitalista giapponese fondò le cantine Changbai Mountains Wine Company (长白山酒业集团公司Chángbáishānjiǔyèjítuángōngsī) nel territorio da loro occupato. Dopo l’instaurazione della RPC, il controllo sull’azienda fu preso dal consiglio provinciale del Jilin (吉林). L’azienda, tutt’ora attiva, si è sviluppata anche come centro di ricerca sull’uva e il vino di montagna e raccoglie esperti nazionali e internazionali;
  • Infine, la Yi Hua Winery (益华酿酒公司yìhuániàngjiǔgōngsī) fu fondata nello Shanxi nel 1921 da Zhang Zhipin (张治平) ma non ebbe grande successo.

Fatta eccezione per la Changyu, le prime cantine di successo in Cina furono caratterizzate dalla presenza straniera come gestori o proprietari che portarono con sé le proprie conoscenze e tradizioni nel settore. Da un lato questo ha fatto sì che la cantina Changyu potesse essere motivo d’orgoglio vantando origini interamente cinesi, non a caso uomini di stato come Sun Yat-sen ne hanno teso le lodi. Dall’altro, la lunga esperienza occidentale nella produzione di vini è stata percepita come una garanzia di qualità e autenticità. Nonostante la nascita di queste aziende i continui conflitti che afflissero la Cina nella prima metà del XX secolo limitarono la produzione vitivinicola che rimase modesta e non ebbe sviluppi importanti. Solamente dopo l’instaurazione della Repubblica Popolare Cinese nel 1949, ci fu una graduale ripresa delle attività legate alla produzione vinicola che ebbe poi uno slancio maggiore sull’onda dello sviluppo economico cinese negli anni ’80.

Dopo la presa del potere da parte del PCC, nella prima fase della Repubblica Popolare Cinese Mao Zedong cercò di mettere in atto l’impegno rivoluzionario del PCC e adottò linee politiche conosciute come: Periodo Sovietico (1952-1958), Grande Balzo in avanti (1958-1965) e Rivoluzione culturale (1965-1976) (Roberts, 2007:327).

Nel 1953 venne adottato il primo piano quinquennale della RPC (中华人民共和国发展国民经济的第一个五年计划zhōnghuárénmíngònghéguófāzhǎng guómín jīngjì de dìyīgè wǔnián jìhu 1953-1957) che dettava gli obiettivi da raggiungere in ambito economico, sia a livello di produzione che di investimenti, nell’arco di cinque anni. In esso lo sviluppo era dettato dall’industria pesante; le zone incentivate erano quelle della Cina centrale interna; gli obiettivi da raggiungere venivano pianificati mensilmente e annualmente; la responsabilità d’impresa era collettiva e in agricoltura fu progressivamente introdotto il sistema della collettivizzazione delle terre (Samarani, 2008:211-215).   Nel piano era prevista la coltivazione di viti, furono piantate vigne nel Xinjiang, Jilin, Shanxi, Shaanxi, Henan, Hebei, Anhui (安徽)e Jiangsu (江苏).    Nel testo del piano si legge:

Sviluppare la produzione di varietà di frutta. […] Le aree centrali e settentrionali amplieranno soprattutto la produzione di mele, uva e pere. Per quanto riguarda tutte le varietà di frutta, si deve prestare costante attenzione al miglioramento delle varietà, prevenire e controllare le malattie delle piante e eliminare i parassiti, adattandole alle necessità del popolo e alle norme di esportazione.

Con il sistema dell’economia pianificata, inoltre, furono condotti numerosi studi sulle specie di viti, in particolare, dopo aver scoperto alcune piante della specie Vitis L. autoctone, furono istituiti due vivai statali per lo studio delle specie di vite a Zhengzhou (鄭州)e Taigu (太谷), un vivaio specifico per lo studio della specie vitis amurensis a Zuojia(左家) e un vivaio per le specie selvatiche alla Northwest A&F University (西北农林科技大学xīběinónglínkējìdàxué). Negli anni ’50, iniziò la selezione e la coltivazione di uve da tavolo e da vino per trovare una specie di uva rossa che resistesse al freddo, la specie europea vitis vinifera, infatti, essendo abituata a climi ben più miti, non avrebbe resistito al freddo delle regioni settentrionali cinesi senza alcuna protezione. A tal scopo, il Fruit Research Institute della Jilin Academy of Agricultural Sciences (东北农业科学研究所园艺系dōngběinóngyèkēxuéyánjiūsuǒ yuányìxì) creò due specie d’uva a partire dalla specie vitis amurensis, ottenendo le varietà Gongniang 1(公酿一号) e Gongniang 2(公酿二号) nel 1952 e 1961. Successivamente dall’incrocio tra la vitis vinifera Hamburg e la vitis amurensis sono state create le specie Beichun(北醇), Beihong (北红)e Beimei(北玫)dal Beijing Botanical Garden of the Institute of Botany, Chinese Academy of Sciences (中国科学院植物所北京植物园zhōngguókēxuéyuàn zhíwùsuǒběijīng zhíwùyuán). Alla creazione di queste specie ne sono seguite molte altre, capaci di adattarsi al clima cinese. Per quanto riguarda l’importazione di specie straniere, dopo quelle operate da parte della Changyu winery, tra gli anni ‘50 e ‘60 la vite fu importata solo dall’Est Europa per motivi politici, l’importazione di uve americane, italiane e francesi riprese solo dopo gli anni’70. Oltre all’attenzione per le uve, anche la produzione vinicola fu inclusa nel primo piano quinquennale della Repubblica Popolare Cinese: tra i 156 piani industriali realizzati grazie all’appoggio dell’Unione Sovietica c’era la realizzazione di un’azienda vinicola nei pressi della capitale, poi avvenuta nel 1956 con la Beijing East Winery. Tuttavia, per ragioni puramente commerciali, fino al 1979 il vino veniva mescolato con succhi di altri frutti, acqua, coloranti e cereali fermentati, al punto da creare confusione nei consumatori.

Nonostante il primo piano quinquennale avesse portato ad una crescita produttiva sia in agricoltura sia in industria, ripristinando il tessuto economico nazionale, l’obiettivo di Mao Zedong era quello di realizzare un grande sviluppo economico che portasse l’economia cinese ai livelli delle grandi potenze mondiali come il Regno Unito, gli USA e l’Unione Sovietica. Nel maggio 1958, venne ufficialmente ratificato il Grande Balzo in Avanti (1958-1960), con il quale si voleva mobilitare le masse per promuovere la crescita economica e l’industrializzazione. Venne abolita ogni forma di proprietà privata e furono create le comuni, unità di lavoro che si occupavano di raggiungere gli obiettivi produttivi del governo. Fu eliminato il mercato, collettivizzati i mezzi di produzione e annullate distinzioni sociali di qualsiasi genere, ognuno doveva fare ciò che richiesto dalle necessità del Paese.  L’acciaio fu l’elemento che guidò la produttività nazionale e furono raggiunti i livelli produttivi del Regno Unito. Nel 1960, seguì un secondo balzo in avanti ma entrambi ebbero esiti rovinosi, il PIL crollò del 35 % e crebbe lo squilibrio tra agricoltura e industria. Le campagne furono afflitte da gravi calamità naturali, causando un grave crollo produttivo e una conseguente carestia che portò alla morte più di trenta milioni di persone tra il 1959 e il 1960 (Samarani, 2008: 223-231). In seguito a questi eventi ci fu uno stallo nella produzione viti-vinicola che riprese soltanto negli anni ‘70.

Mao Zedong morì il 9 settembre 1976 ponendo fine a una fase della storia cinese. Gli anni’80 furono caratterizzati dalla guida di Deng Xiaoping (邓小平) che, sebbene non fosse né segretario del PCC né premier del governo cinese, dettò le politiche nazionali fino agli anni ’90. Dichiarò di voler perseguire le “Quattro modernizzazioni” (四个现代化sìgèxiàndàihuà), una strategia di sviluppo volta alla modernizzazione in campo agricolo, industriale, tecnico-scientifico e militare. Gli obiettivi di Deng erano: lo sviluppo, il raggiungimento della modernità per affermare la Cina a livello internazionale e soprattutto la crescita del Paese in una prospettiva di stabilità. A tal proposito, si osservò una progressiva apertura verso l’esterno seguendo i principi di gradualismo e sperimentalismo. Questo programma, noto come Riforme e Apertura (改革开放gǎigékāifàng), fu sviluppato tra il 1978 e il 2004 e fu avviato con l’XI Congresso nazionale del PCC (Samarani, 2008: 302-313).

In seguito al lancio delle riforme e apertura della Cina, l’industria viti-vinicola ebbe un rapido sviluppo. Negli anni ’80 riprese innanzi tutto l’importazione di viti dai paesi occidentali che si era interrotta nel periodo maoista. Il prodotto fu importato principalmente dall’Europa e in quantità sempre crescenti fino agli anni ’90, quando, a causa della comparsa del virus dell’arricciamento della vite, il governo centrale di Pechino prese delle misure restrittive su tali importazioni. Dal punto di vista della produzione vinicola, invece, i principali progetti del settore in questa fase furono joint venture formate in prevalenza da aziende cinesi e francesi e grazie ad investimenti provenienti da Hong Kong.

Gli investitori esteri videro nella Cina un grande potenziale sia come mercato, sia come luogo di produzione. Nel 1979, nacque la Great Wall Wine Company (中国长城葡萄酒公司Zhōngguó Chángchéngpútáojiǔgōngsi) grazie ad investimenti provenienti da Hong Kong. In quell’anno l’azienda presentò il primo vino cinese realizzato con una qualità d’uva locale, la Longyan(龙眼). Il gigante francese della produzione di Cognac Rémy Martin, invece, nel 1980 partecipò alla joint-venture Dynasty Winery Ltd. (王朝酒業集團有限公司wángcháojiǔyèjítuányǒuxiàngōngsi) a Tianjin insieme ad investitori cinesi (Bobik, 2015:5-6). Le compagnie straniere portarono in Cina apparecchiature avanzate per la vinificazione e team di enologi esperti, dando inizio alla produzione di vino in stile occidentale e in questa fase le cantine si concentrarono per lo più nella produzione di vino bianco (Bobik, 2015:6). Così come negli anni ’70, anche negli anni ‘80, non esistendo una regolamentazione sulla produzione vinicola, il vino prodotto era molto spesso una miscela di vino, acqua, zucchero e succhi di altri frutti. Nel 1987, iniziò un lento percorso di regolamentazione e il governo incoraggiò il passaggio dalla produzione di liquori distillati ai non distillati e dalla produzione a base di cereali ad una produzione a base di frutta. Negli anni ’90, la produzione vinicola fu ulteriormente incoraggiata in modo da utilizzare i cereali a solo scopo alimentare, per far fronte ad una popolazione in grande aumento (Bobik, 2015:6). Entro la metà degli anni ’90, la Cina contava 250 cantine e il loro numero è da allora aumentato. Dal ’90 al 2000 la produzione di vino è raddoppiata, dal punto di vista qualitativo, però, fu determinante l’ingresso della Cina nella World Trade Organization (WTO) nel 2001. L’industria vinicola cinese, così come gli altri settori economici, si è dovuta adattare agli standard internazionali e nel 1994 fu dapprima proibita la produzione di vino che contenesse meno del 50% di succo d’uva e poi nel 2004 fu proibita la produzione di vino ottenuto da miscele incoraggiando la produzione di vini ricavati interamente da uva. L’ingresso nella WTO ha significato anche l’ingresso di molti vini occidentali in Cina che hanno portato con sé concorrenza, tecnologie ed esperienza gestionale. Dagli anni ’80, si è assistito ad una grande crescita nell’industria vinicola che si è protratta negli anni passando dagli 0.78 milioni di ettolitri l’anno del 1980 agli 11.61 del 2014, quando è diventata l’ottavo produttore al mondo.  Le province in cui il vino è maggiormente prodotto sono Shandong, Hebei, Tianjin, Beijing e Xinjiang e tra queste lo Shandong è il cuore dell’industria vinicola cinese. Nonostante la grande crescita e lo sviluppo di questo settore, esistono ancora molti problemi come vendemmie poco abbondanti, scarsa qualità dei prodotti e standard disomogenei, nonché l’assenza di piani di sviluppo formali per il settore.

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Di Camilla Canestri*

*Camilla è interprete e traduttrice dal cinese e dall’inglese. Ha conseguito la laurea triennale in Mediazione Linguistica e Culturale all’Università per Stranieri di Siena, con una tesi in storia della Cina dal titolo “Sviluppo e tutela: l’impatto della modernità sulla coscienza ambientale in Cina”. Ha poi conseguito la laurea magistrale, con lode, in Interpretariato e Traduzione all’Università degli Studi Internazionali di Roma, con una tesi in linguistica cinese dal titolo “La storia, il mercato e le parole del vino in Cina”. Durante gli studi triennali, ha frequentato per un semestre la KU Leuven University di Bruxelles con il progetto Erasmus e, durante il biennio magistrale, ha trascorso un semestre alla Beijing Information Science and Technology University di Pechino. È autrice del quotidiano Sicurezza Internazionale.

**Questa tesi è stata discussa nell’anno accademico 2017/18 presso l’Università degli Studi internazionali di Roma con il titolo “La storia, il mercato e le parole del vino in Cina”. Relatrice: Laura Cassanelli